Beatles, A Symphony Experience

STEFANO SEGHEDONI direttore

Palermo - Villa Filippina

  • Luogo

  • Villa Filippina - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    18 Settembre 2026

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    25 - 15 €

    Calendario

GIULIANA DI LIBERTO vocalist

EZIO DI LIBERTO vocalist

GIUSEPPE MILICI  armonica

  • Programma

  • Can’t Buy Me Love

    Here Comes the Sun

    Come Together 

    All You Need Is Love

    Let It Be

    And I Love Her

    A Hard Day’s Night 

    Michelle

    She Loves You

    Ticket to Ride

    Something

    Yellow Submarine

    The Long and Winding Road

    Yesterday

    Good Night

     

    Scioltisi nel 1970 dopo dieci anni di attività, i Beatles non solo hanno segnato un’epoca, ma l’hanno, in un certo qual modo, superata, essendo diventati un classico della canzone pop-rock, della quale furono i fondatori e i massimi esponenti. A distanza di oltre mezzo secolo, le canzoni del quartetto di Liverpool, formato da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, continuano a parlare con sorprendente immediatezza a generazioni diverse che le apprezzano e le cantano. Il programma di questo concerto si configura come un viaggio attraverso alcuni dei loro successi, il primo dei quali è Can’t Buy Me Love, pubblicato nel 1964 durante il periodo della cosiddetta Beatlemania. Il brano possiede l’energia immediata del primo rock’n’roll americano, ma già rivela l’inconfondibile capacità melodica di McCartney, principale autore del pezzo insieme a Lennon. Dietro il ritmo trascinante emerge un messaggio semplice e universale, secondo il quale il denaro non può comprare l’amore. Here Comes the Sun, firmata nel 1969 da George Harrison, si segnala per la delicatezza della melodia, il raffinato intreccio armonico e il celebre arpeggio di chitarra. Secondo un aneddoto, Harrison avrebbe tratto ispirazione dal sole che illuminava il giardino della villa di Eric Clapton, presso il quale si trovava per fargli ascoltare alcuni nastri. Il testo si configura come una celebrazione della speranza e del ritorno della serenità dopo un lungo inverno. Dello stesso anno è Come Together, uno dei pezzi simbolo dell’album Abbey Road. Firmato dal duo Lennon-McCartney, ma composto principalmente da Lennon, il pezzo si segnala per il basso ipnotico, il ritmo quasi ossessivo e una scrittura vocale che contribuisce a creare un universo enigmatico e magnetico, sospeso tra rock, blues e sperimentazione. L’amore universale torna protagonista in All You Need Is Love, presentata nel 1967 durante la prima trasmissione televisiva mondiale in diretta satellitare e firmata anch’essa dal duo Lennon-McCartney. In piena stagione hippie, i Beatles diventano portavoce di un messaggio pacifista e inclusivo, mentre la musica si segnala per una semplicità quasi infantile del ritornello che nasconde, al contrario, una costruzione musicale sofisticata, ricca di citazioni e cambi di atmosfera. Ispirata, secondo il racconto di Paul McCartney che l’ha firmata insieme a Lennon, a un sogno in cui appariva sua madre Mary, Let It Be (1970) si configura come una preghiera laica, essendo un invito ad accettare le difficoltà della vita con fiducia e serenità. Più raccolta e delicata è And I Love Her (1964), splendida ballata, firmata dal duo Lennon- McCartney e costruita su poche cellule melodiche di grande efficacia. Il brano mostra il lato più lirico del primo McCartney, che ne fu il principale autore, e rappresenta uno dei momenti in cui i Beatles iniziano ad allontanarsi dalla semplice forma della canzone pop per ricercare sonorità più eleganti e raffinate. L’energia giovanile ritorna in A Hard Day’s Night (1964), celebre fin dall’accordo iniziale, un’undicesima senza la terza. Scritta per l’omonimo film del 1964, la canzone cattura il ritmo frenetico della vita del gruppo negli anni del successo mondiale. Le atmosfere intime della musica da salotto contraddistinguono Michelle, nella quale è ravvisabile l’influenza della chanson francese. In questo autentico successo, composto principalmente da McCartney e completato da Lennon, il contrasto tra inglese e francese, la linea melodica morbida e il gusto armonico sofisticato testimoniano la straordinaria apertura del gruppo verso linguaggi musicali differenti. L’irresistibile entusiasmo degli esordi esplode in She Loves You (1963), forse il manifesto definitivo della Beatlemania con il suo celebre “yeah yeah yeah” che divenne un simbolo generazionale. Composta prevalentemente da Lennon e, poi, rielaborata da McCartney, Ticket to Ride (1965) segna un passaggio importante verso sonorità più mature e introspettive grazie al suo ritmo pesante e quasi anticipatore dell’hard rock che si unisce a una malinconia nuova, lontana dall’ottimismo spensierato degli inizi. Composta da George Harrison nel 1969, Something è un’intensa dichiarazione d’amore che Frank Sinatra definì «una delle migliori canzoni d'amore scritte negli ultimi cinquanta o cento anni». La melodia ampia e il celebre assolo di chitarra rendono questo brano uno dei vertici poetici dell’intera produzione dei Beatles. Con Yellow Submarine, composta nel 1966 per la voce di Ringo Starr, il programma si apre a una dimensione fantastica e giocosa, in quanto la canzone evoca il mondo dell’infanzia, dell’immaginazione e del viaggio collettivo. Dietro l’apparente semplicità si cela una ricchissima invenzione sonora fatta di effetti, cori e rumori. Di tono opposto, tragico e nostalgico al tempo stesso, è The Long and Winding Road (1970), intensa ballata di McCartney, pubblicata poco prima dello scioglimento del gruppo. Il “lungo e tortuoso cammino”, evocato dal titolo, sembra diventare metafora della stessa vicenda umana e artistica dei Beatles, giunta ormai al termine. Scritta principalmente da McCartney, che avrebbe composto la melodia in sogno, mentre si trovava nella casa della sua fidanzata Jane Asher a Londra, Yesterday (1965), a distanza di oltre 60 anni, conserva ancora il fascino della sua musica, consistente nel delicato incontro tra il pop e la musica da camera rappresentata dal quartetto d’archi che accompagnò la voce di McCartney in occasione della prima registrazione. Il concerto si conclude con Good Night (1968), dolce ninna nanna interpretata nel disco da Ringo Starr, nella quale la musica e il testo sembrano portare il pubblico verso una dimensione sospesa tra memoria e immaginazione.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 80'