Huber/Hummel/ Beethoven

NICOLÒ JACOPO SUPPA direttore

FLORIN GRÜTER dulcimer

Palermo - Villa Filippina                                                                                       

     

  • Luogo

  • Villa Filippina - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    12 Giugno 2026

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    15 - 10 €

    Calendario

  • Programma

  • Paul Huber
    Kirchberg, 1918 - Sankt Gallen, 2001

    Concerto per dulcimer e orchestra d’archi (prima esecuzione a Palermo)

    Andante sostenuto-Allegro giocoso

    Variazioni. Adagio

    Rondo. Allegro ma non troppo

     

    Compositore svizzero nato in una famiglia di agricoltori, e affidato, dopo la morte dei suoi genitori, a quella adottiva Stolz, Paul Huber fu da quest’ultima assecondato nel suo desiderio di dedicarsi agli studi musicali. Allievo anche di Nadia Boulanger a Parigi, Huber fu organista presso la Chiesa di San Nicola a Wil e, dal 1951 al 1983, responsabile del dipartimento di canto e pianoforte presso la Scuola Cantonale di San Gallo. È proprio al periodo seguito alla Seconda Guerra Mondiale che risalgono i primi successi come compositore per Huber, la cui non vasta produzione, dal punto di vista stilistico, appare legata, per quanto possibile, a una tradizione che si richiamava a Bruckner. Tra le sue opere si segnala questo Concerto per dulcimer (un salterio a percussione usato nelle feste popolari in Svizzera) e archi, composto nel 1993. Aperto da un’introduzione lenta, Andante sostenuto, di intenso lirismo, il primo movimento prosegue con un Allegro giocoso in forma-sonata, nel quale si alternano passi virtuosistici ad altri marcati in senso lirico. Cuore emotivo del concerto, il secondo movimento (Variazioni. Adagio), si snoda nella forma del tema e variazioni, mentre il terzo movimento è un virtuosistico Rondò. 

    Durata: 23'

    Johann Nepomuk Hummel
    Bratislava, 1778 - Weimar, 1837

    Concerto in sol maggiore per mandolino e orchestra (arrangiamento della parte di mandolino per dulcimer di Florin Grüter) prima esecuzione a Palermo

    Allegro moderato e grazioso-Andante con Variazioni-Rondo (Allegro)

     

    Allievo per ben due anni di Mozart, di Clementi, di Haydn oltreché di Salieri, Johann Nepomuk Hummel, nella prima metà dell’Ottocento conquistò una grandissima fama in tutta Europa come brillante pianista. Ricercato come concertista, Hummel, però, ottenne il suo primo incarico di un certo prestigio nel 1804, quando, grazie alla segnalazione di Haydn, fu nominato maestro di cappella alla corte del principe Hesterházy, dove rimase fino al 1811, quando fu cacciato per alcuni atteggiamenti, interpretati come negligenze. Nonostante tutto, Hummel, in seguito, ottenne la stessa carica a Stoccarda, che abbandonò presto per contrasti intervenuti con l’impresario del teatro, e, infine, trovò una sistemazione definitiva presso la corte granducale di Weimar, dove rimase fino alla morte. Primo dei due lavori per mandolino composti da Hummel, che nel 1810 avrebbe dato alle stampe anche una Grande Sonata, questo Concerto, oggi presentato in un arrangiamento della parte del mandolino per dulcimer di Florin Grüter, fu scritto nel 1799 per Bartolomeo Bortolazzi, compositore italiano, ma soprattutto famoso mandolinista che aveva reso questo strumento popolare presso il pubblico dell’epoca. Il primo movimento di questo concerto è un Allegro moderato in forma-sonata di carattere gaio nel quale, però, manca una forte dialettica tra i due temi, essendo il secondo affine al primo. Il secondo movimento, Andante con variazioni, è formalmente costituito da un tema, una dolce melodia di ascendenza mozartiana, e 3 variazioni, mentre il terzo è un brillante Rondò.

    Durata: 18'

    Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92

    Poco sostenuto, Vivace

    Allegretto

    Presto

    Allegro con brio

     

    «Dare alle sue composizioni musicali la stessa materialità, la stessa fermezza sicura e concreta, chiaramente riconoscibile, che aveva provato con tanta consolante felicità nei fenomeni della natura: questa fu l’anima amante dell’istinto felice al quale dobbiamo la Sinfonia in la maggiore, il vero capolavoro. Ogni slancio, ogni aspirazione, e ogni tempesta del cuore si tramuta in un delizioso senso di gioia che ci strascina con onnipotenza orgiastica, attraverso gli spazi della natura, attraverso tutte le correnti e tutti gli oceani della vita, ci fa gridare di gioia, ci rende coscienti ovunque avanziamo nel ritmo fiero di questa danza umana delle sfere. Questa sinfonia è l’apoteosi della danza in se stessa: è la danza nella sua essenza superiore, l’azione felice dei movimenti del corpo incarnati nella musica». Questo giudizio, articolato e composito, espresso da Wagner nel suo scritto dal titolo L’opera d’arte dell’avvenire, coglie in pieno i caratteri essenziali di questa sinfonia che segna una svolta nella produzione musicale di Beethoven. La Settima Sinfonia, iniziata nel 1811 mentre Beethoven si trovava nella città termale di Teplitz, in Boemia, dove si era recato nella speranza di qualche miglioramento per il suo udito, fa trasparire, nonostante ciò, una gioia apparentemente in contrasto con la dolorosa situazione che egli stava vivendo. L’opera, terminata nel 1812, ebbe la sua prima esecuzione l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’Università di Vienna in occasione di un concerto di beneficenza tenuto in onore dei soldati austriaci e bavaresi, feriti nella battaglia di Hanau durante le guerre napoleoniche. Lo stesso Beethoven diresse l’orchestra fornitagli dall’amico Ignaz Schuppanzigh e comprendente alcuni dei migliori musicisti del periodo, come Ludwig Spohr, Johann Hummel, Giacomo Meyerbeer, Antonio Salieri, Anton Romberg e il contrabbassista italiano Domenico Dragonetti del cui virtuosismo il compositore fu così entusiasta da affermare che suonava con grande fuoco e potenza espressiva. L’esecuzione ebbe un notevole successo, come testimonia lo stesso Spohr nella sua Autobiografia: «Le nuove composizioni di Beethoven piacquero enormemente, in particolare la Sinfonia in la maggiore; il meraviglioso secondo movimento dovette essere ripetuto e anche su di me fece un’impressione profonda e duratura. L’esecuzione fu un assoluto capolavoro, malgrado la direzione di Beethoven fosse incerta e spesso comica. Si vedeva chiaramente che il grande maestro del pianoforte, ora un povero sordo, non riusciva a sentire la sua stessa musica. La cosa fu particolarmente notata in un passaggio della seconda parte del primo Allegro della sinfonia. In quel punto si trovano due pause in rapida successione, la seconda delle quali è in pianissimo. Beethoven se n’era probabilmente dimenticato, perché tornò a segnare il tempo prima che l’orchestra avesse eseguito la seconda pausa. In questo modo, senza saperlo, si trovava già dieci o dodici battute avanti all’orchestra quando essa eseguì il pianissimo. Beethoven, per indicare quell’effetto a modo suo, si era completamente rannicchiato sotto il leggio. Sul crescendo che segue fece di nuovo la sua comparsa e prese a rialzarsi sempre di più, finché non saltò in alto come una molla nel momento in cui, secondo i suoi calcoli, sarebbe dovuto iniziare il forte. Poiché questo non arrivò, si guardò intorno spaventato, vide tutto stupito che l’orchestra stava ancora eseguendo il pianissimo, e si riprese soltanto quando, finalmente, il forte tanto atteso ebbe inizio e poté udirlo anche lui. Fu una vera fortuna che questa scena non avesse luogo durante l’esecuzione pubblica, perché di certo avrebbe fatto ridere il pubblico».

    La sinfonia, definita dallo stesso Beethoven la più eccellente, presenta una grande vitalità ritmica e un uso sperimentale delle relazioni tonali. Il primo movimento si apre con un’introduzione, Poco sostenuto, grandiosa negli imponenti accordi dell’orchestra sostenuti dai timpani e, nello stesso tempo, in netto contrasto con la serena atmosfera agreste evocata nella dolce melodia affidata ai legni e ripresa nella parte conclusiva. Il primo tema, esposto dal flauto, del successivo Vivace, in forma-sonata, è un’esplosione di gioia attraverso la danza in un crescendo che finisce per coinvolgere tutta l’orchestra nel clima festante venutosi a determinare. Questo clima di festa prosegue anche con l’esposizione del secondo tema affidato a un dialogo tra archi e fiati il cui materiale motivico è derivato dal primo tema. L’intero sviluppo si basa sul primo tema che viene rielaborato passando in imitazione fra i vari strumenti fino alla perorazione che conduce alla ripresa alla quale segue una grandiosa coda conclusiva. Il clima gioioso della danza muta totalmente nel secondo movimento, Allegretto, che si apre con un aforistico accordo di la minore che icasticamente annuncia il carattere triste dell’intero movimento. Da questo accordo scaturisce un tema sommesso che, presentato inizialmente dalle viole, cerca di librarsi in zone più acute passando, dapprima, ai secondi e ai primi violini e, dopo, ai legni in una perorazione orchestrale, per sovrapporsi a una nuova idea tematica. Un secondo tema, esposto dai fiati, appare nella sezione centrale che conduce alla ripresa della prima parte, qui presentata in forma di variazioni. Il movimento si conclude con la ripresa della seconda sezione e con una breve coda. Il terzo movimento, Presto, costituisce il momento più brioso e danzante dell’intera sinfonia con il tema principale che, coinvolgendo l’intera orchestra con il suo carattere gioioso, dissipa le nubi di tristezza del movimento precedente. Su un pedale di dominante tenuto dai violini viene esposto il tema del Trio (Assai meno presto) che, dopo la ripresa della prima parte, ritorna nuovamente. Una seconda ripresa della prima parte, seguita da una coda, conclude il movimento. Lo stesso clima festoso informa il quarto movimento, Allegro con brio, in forma-sonata, con un primo tema brillante in sedicesimi affidato ai primi violini, a cui si contrappone il secondo, di carattere trionfale, eseguito dai fiati.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 38'