Milhaud/Galliano

FAYÇAL KAROUI direttore

RICHARD GALLIANO bandoneon

Palermo - Villa Filippina

  • Luogo

  • Villa Filippina - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    17 Luglio 2026

    Ore

    21,00

    Durata

    70min.

    Prezzi

    15 - 10 €

    Calendario

  • Programma

  • Darius Milhaud
    Marsiglia 1892 - Ginevra 1974

    Le Bœuf sur le toit op. 58

    “Se andrete a vedere Le boeuf sur le toit, vi divertirete. Dovrete soltanto guardare e ascoltare senza fare il minimo sforzo. Non andate a cercare in questa farsa un’idea, un soggetto, un’intenzione, un intrigo, un simbolo. Non c’è niente di tutto ciò. Allora, che cosa accade? Niente. Non accade niente. Mettetevelo in testa e non vi stancate inutilmente. Il sipario si alza sull’interno di un bar. Musica vivace da caffè-concerto resa più abbondante dall’impiego di fonti musicali moderne. Personaggi divertenti, la cui semplice testa umana è sostituita da una grossa testa in cartone dipinto, entrano ad uno a uno. Tutti questi personaggi, ce ne sono otto, credo, si dondolano e danzano lentamente su una musica viva che non manca di verve e di franchezza”. Con queste parole, il critico di «Le Ménestrel» (ann. 82, n. 11, 12 marzo 1920, p. 107) recensì la prima esecuzione di Le boeuf sur le toit di Darius Milhaud, avvenuta il 21 febbraio 1920 a Parigi al Théâtre des Champs-Élysées con la scenografia di Raoul Dufy e la collaborazione dei clown del circo Medrano, i celebri Fratellini. Composto nel 1919, Le boeuf sur le toit (Il bue sul tetto) esprime la nostalgia del compositore per il Brasile, nazione dove egli aveva soggiornato negli anni della Grande Guerra come segretario del poeta Paul Claudel, all’epoca ambasciatore francese a Rio de Janeiro. Ritornato a Parigi, Milhaud decise di assemblare, come lo stesso compositore ebbe modo di affermare, “poche melodie popolari, tanghi, samba e anche un fado portoghese e trascriverle come tema di un rondò che ricorre tra ogni successiva coppia”.

    Per la verità la struttura, descritta da Milhaud in modo estremamente semplicistico, si presenta più complessa con il tema che appare per ben 14 volte in 12 tonalità diverse in una scrittura rapsodica, nella quale non solo domina il ritmo del tango, ma è tale da creare un effetto comico, quasi farsesco, ottenuto anche con l’uso di un’armonia politonale. Destinata, nelle intenzioni dell’autore, ad accompagnare un film di Charlie Chaplin come si evince dal sottotitolo Sinfonia cinematografica su motivi sudamericani, questa composizione, il cui titolo richiama quello di un popolarissimo tango brasiliano, trovò la sua definitiva destinazione teatrale grazie a Jean Cocteau che scrisse una farsa surreale ambientata in un singolare bar americano. Nella farsa di Cocteau un barista serve clienti alquanto bizzarri tra i quali spiccano un pugile, un nano nero e una donna dai capelli rossi vestita da uomo, tutti in procinto di dare vita a una rissa fermata in un modo piuttosto strano dall’arrivo di un poliziotto. Il successo della partitura, eseguita ormai quasi esclusivamente nella versione concertistica, fu tale che in seguito il bar, La Gaya, luogo di ritrovo del parigino Gruppo dei sei, del quale lo stesso Milhaud fece parte, prese il nome di Le boeuf sur le toit

    Durata: 20'

    Richard Galliano
    Cannes 1950

    Poème symphonique sur le nom de Claude Nougaro

    Con le sue composizioni, apprezzate in tutto il mondo e ormai diventate dei veri e propri classici, Richard Galliano, compositore e fisarmonicista francese di origine italiana, trasporta il pubblico, come per incanto, nel suo originalissimo e affascinante mondo musicale in cui la tradizione francese e, in particolar modo, mediterranea si fonde in una sintesi perfetta con suggestioni derivanti dal jazz e dai ritmi latino-americani. Sin da giovanissimo, Galliano, che aveva iniziato lo studio della fisarmonica col padre, fu attratto dal jazz e soprattutto dalla possibilità di utilizzare il suo strumento per eseguire questa musica e valorizzarne il ritmo. Determinante fu l’incontro con Astor Piazzolla che, ascoltandolo, non mancò di dargli un consiglio quanto mai opportuno, di cui il compositore francese avrebbe fatto tesoro: “Il jazz che suoni tu sa troppo di americano, riscopri le tue radici francesi, inventa un nuovo tipo di Musette, così come io ho reinventato il tango argentino”.  

    L’invito di Piazzolla fu immediatamente accolto da Galliano che, creando un mondo musicale nuovissimo, mescolò con successo gli elementi tratti dal jazz (Parker e Coltrane) sia con i ritmi e le melodie popolari, come i valzer dei bistrot parigini, sia con la tradizione musicale colta francese rappresentata da Couperin, Debussy e Ravel, dai quali mutuò il gusto per una seducente scrittura cromatica.

    Queste caratteristiche stilistiche e di linguaggio trovano la loro piena attuazione anche in questi brani, dei quali il Poème symphonique sur le nom de Claude Nougaro costituisce una delle pagine più intime e sentite della sua intera produzione. Questo lavoro, che non è un semplice omaggio, ma un vero e proprio ritratto musicale del poeta e cantante Claude Nougaro, scomparso nel 2004, si presenta come una splendida sintesi tra la tradizione classica, rappresentata dalla scelta di utilizzare un tema “cavato” dal nome, come nella polifonia rinascimentale, e il jazz e lo swing. Inoltre l’orchestra non accompagna semplicemente il solista, ma si trasforma in una tavolozza di colori cinematografici grazie ai quali prendono una forma musicale le strade di Tolosa, città natale dell’artista, i ritmi del Brasile, terra particolarmente amata da Nougaro, e il fumo dei jazz club di Parigi. Nel brano passi di intenso lirismo, affidati agli archi o alla fisarmonica, si integrano con altri maggiormente marcati ritmicamente. 

    Durata: 11'

    Madreperla

    Tango ostinato

    Balade Mélancolique

    Mazurka Antillaise

     

    Composta nel 2018, Madreperla, il cui titolo non fa solo riferimento al materiale con cui sono realizzati i tasti del Bandoneón, ma si configura come un omaggio alla madre delle perle quasi a simboleggiare una musica che nasce da un nucleo prezioso per, poi, stratificarsi, è uno dei lavori più maturi di Galliano. In effetti, la musica di questo lavoro è molto simile alla madreperla, perché brilla di diversi riflessi costituiti dal jazz, dalla musica classica e da quella popolare in uno linguaggio che contribuisce a costituire l’originalissimo stile di Galliano. Dal punto di vista formale, Madreperla si articola in tre “movimenti”, dei quali il primo Tango ostinato è una pagina di grande tensione drammatica nella quale la lezione di Piazzolla si fonde con una sensibilità sinfonica tipicamente europea. Di intenso lirismo è il secondo movimento, Ballade Mélancolique, di cui è protagonista il Bandoneón che si produce in struggenti e ampie melodie, nelle quali trovano una perfetta sintesi la ballata mediterranea e la chanson francese. Di carattere brillante è, infine, l’ultimo movimento, Mazurka antillaise, in cui il pubblico è trasportato in suggestive atmosfere esotiche.

    Durata: 20'

    Petite suite française

    Prelude

    Aubade

    Espiègle

    Interlude

    Waltz

     

    L’origine francese dell’arte di Galliano fornisce l’ispirazione anche per la Petite suite française, composizione più recente, nella quale sembra prendere forma la Parigi dei primi anni del Novecento con le sue Chansons e i suoi Café Chantants. La Petite suite è costituita da cinque movimenti che si susseguono senza soluzione di continuità con un Prelude iniziale, tratto da una composizione giovanile che fa da introduzione all’opera con una scrittura idonea a richiamare alla memoria alcuni passi di Poulenc. Nel secondo movimento, Aubade, dedicato alla nonna Augusta Galliano, la fisarmonica interviene subito come solista accompagnata dagli archi prima di librarsi in un’improvvisazione contrappuntistica. Il terzo movimento, Espiègle, è caratterizzato da una scrittura ironica, mentre il quarto, Interlude, altro pezzo ispirato a un’opera della giovinezza, è molto vicino all’universo impressionista di Debussy. L’ultimo movimento, Waltz, è un valzer africano piuttosto che latino, ma, come affermato dal compositore stesso, vuole essere soprattutto un grande omaggio alla Valse Musette. 

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 12'