Battistelli, Mozart & Čajkovskij

Evgeny Bushkov, direttore

Fabrizio Falasca, violino

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    02 Maggio 2020

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    25 - 12 €

    Calendario

  • Programma

  • Giorgio Battistelli
    Albano Laziale 1953

    Pacha Mama per orchestra (prima esecuzione in Italia)

    Composto nel 2012 su commissione del KlangZeitFestival di Münster, la cui orchestra lo ha eseguito il 6 marzo dello stesso anno sotto la direzione di Fabrizio Ventura, Pacha Mama è uno dei lavori sinfonici più recenti del compositore romano Giorgio Battistelli che in ogni sua composizione ha sempre mostrato la sua indipendenza dalle mode musicali contemporanee. Tutta la sua musica è dominata, infatti, da una volontà di ricerca che si esercita, in particolar modo, nella costruzione di forme nuove, prima ancora che nei materiali sonori. Da questa volontà di ricerca deriva anche il carattere sperimentale della sua produzione musicale nella quale, però, non manca un forte legame con la tradizione, come è stato notato dal musicologo Daniel Charles:

     

    “Battistelli è senz’altro il musicista più geloso della propria indipendenza che io conosca. Si tiene accuratamente lontano da parrocchie e consorterie di ogni tipo, ma non dai più audaci tentativi di sperimentazione. Attenta riflessione […] e gusto naturale lo hanno portato a conservare […] risoluti riferimenti alla storia e alla tradizione”.

     

    Anche in Pacha Mama, il cui titolo, nelle lingue quechua significa Madre Terra con riferimento alla dea della terra, dell'agricoltura e della fertilità venerata dagli Inca e da altre popolazioni che abitano l'altopiano andino, sperimentalismo e tradizione trovano un perfetto equilibrio per esprimere e realizzare quasi un programma extramusicale descritto dallo stesso compositore con queste parole:

     

    "La composizione si articola in tre movimenti senza soluzione di continuità. Il primo movimento apre il sentiero di un viaggio alla scoperta del canto della terra, dove il nucleo sonoro del nostro pianeta viene ricercato e poi forgiato da un’orchestra cromatica ed espressionista. Un magma armonico poi lasciato palpitare, vivo e pulsante, sulla scansione di un ritmo concitato che ne perfeziona forma ed essenza. Il movimento finale consacra la dimensione rituale del contatto avvenuto tra uomo e terra, tra anima e materia, suggellato dalla voce lirica di Pacha Mama, che ascende inesorabile sulle corde degli archi. Espressione acuta e struggente che racconta l’ambizione di accedere alle leggi insondabili della vita biologica e spirituale del mondo, continuamente capaci di sorprenderci".

     

    In questo lavoro uomo, terra, vita biologica e spirituale del mondo, nella loro dimensione autentica e, in un certo qual modo, universale, trovano una comune espressione in quel linguaggio altrettanto universale che è la musica, unico a dare voce a quel magma incandescente che è il mistero della vita e dell'universo.

    Durata: 15'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Concerto in re maggiore KV 218 per violino e orchestra

    Allegro

    Andante cantabile

    Rondò. Andante grazioso - Allegro ma non troppo

     

    Penultimo dei cinque concerti per violino e orchestra, il Concerto n. 4 in re maggiore KV 218 fu composto da Mozart nel mese di ottobre del 1775, anno in cui si concentrò la sua produzione di concerti per violino e orchestra, in quanto il Salisburghese non avrebbe più utilizzato in seguito il violino come strumento solista eccezion fatta per la Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra KV 364, composta quattro anni dopo nel 1779, preferendogli non solo il pianoforte, ma anche il corno, l’arpa, l’oboe e il clarinetto. A prima vista risulta alquanto sorprendente la scelta di Mozart di dedicare solo cinque concerti ad uno strumento, in realtà, da lui tanto amato, come il violino. Un aneddoto, riportato dalle biografie mozartiane per esaltare la precocità del genio, narra della facilità con cui Mozart, all’età di quattro o cinque anni,  suonasse questo strumento. Durante una delle tante serate, in cui il padre Leopold si dilettava a suonare a casa sua insieme con il suo amico Andreas Schachtner, brillante trombettista dell'orchestra di corte di Salisburgo, sembra che il piccolo Mozart abbia chiesto loro di accompagnarli al violino ricevendo un netto quanto brusco rifiuto; essendosi allontanato in lacrime, Wolfgang fu richiamato dal padre a patto che non disturbasse. Il piccolo Wolfgang non solo non disturbò, ma suonò così perfettamente la sua parte da suscitare la meraviglia di Schachtner, che esclamò: qui non c’è più bisogno di me, e la commozione di Leopold che non riuscì a trattenere le lacrime di fronte alla geniale precocità del giovanissimo figlio, le cui doti musicali si rivelavano così promettenti. L’aneddoto, sebbene la sua autenticità sia stata messa in dubbio, adombra un fondo di verità, in quanto sta a dimostrare che Mozart amò effettivamente il violino di cui aveva una conoscenza perfetta. La formazione violinistica di Wolfgang era, infatti, di ottimo livello, in quanto agli insegnamenti del padre, che aveva scritto anche un trattato di esecuzione violinistica e aveva istruito il figlio in modo tale da farlo ben figurare come solista nei concerti di corte, si era aggiunta anche la conoscenza della grande tradizione violinistica e, in particolar modo, delle opere di Vivaldi e Corelli, con le quali il giovane compositore era venuto a contatto durante i suoi viaggi in Italia. Nonostante ciò, le motivazioni, che spinsero Mozart a comporre concerti per violino e orchestra, furono molto probabilmente occasionali, in quanto nel periodo che va dal 1773 al 1777 la corte di Salisburgo era diventata meta di musicisti virtuosi del violino tra i quali è degno di nota il maestro napoletano Antonio Brunetti che ricopriva l’incarico di primo violino dell’orchestra di corte. Nei concerti di corte, inoltre, venivano eseguiti con una certa frequenza Divertimenti e Serenate con parti di rilievo virtuosistico affidate proprio al primo violino.

    In forma-sonata, il primo movimento di questo concerto,  Allegro, vive tutto del contrasto tra il marziale primo tema e il secondo tema di carattere lirico, mentre il violino si produce in passi di carattere virtuosistico. Anch'esso in forma-sonata ma priva di sviluppo, il secondo movimento, Andante, si segnala per la nobiltà della linea melodica affidata al solista, mentre il terzo movimento è un Rondò, il cui refrain, costituito da un elegante Andante grazioso, si alterna ad episodi di carattere brillante nei quali il solista può fare sfoggio del suo virtuosismo.   

    Durata: 26'

    Pëtr Il'ič Čajkovskij
    Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893

    Suite n. 4 in sol maggiore op. 61 "Mozartiana"

    Giga (Allegro) dalla Piccola Giga per pianoforte KV 574

    Minuetto (Moderato) dal Minuetto per pianoforte KV 355

    Preghiera (Andante ma non tanto) dalla trascrizione per pianoforte di Liszt  dell'Ave verum corpus KV 618

    Tema e variazioni (Allegro giusto) dalle Variazioni per pianoforte su un tema di Gluck KV 455

     

    Conosciuta con il titolo di "Mozartiana" attribuitole dallo stesso Čajkovskij, che decise di non catalogarla insieme alle altre tre suite, essendo questa costituita dall'orchestrazione di quattro brani di Mozart e non un lavoro originale, la Suite in sol maggiore op. 61 "Mozartiana", che, oggi nel catalogo occupa contrariamente alla volontà del compositore il quarto posto tra le composizioni scritte in questo genere, fu composta  nel 1887 come omaggio a Salisburghese in occasione del centesimo anniversario della prima del Don Giovanni che era stato rappresentato a Praga il 29 ottobre 1787.  Eseguita per la prima volta a Mosca nel mese di novembre 1887 sotto la direzione del compositore, questa suite nasce dalla volontà di Čajkovskij di far conoscere e apprezzare alcune opere meno note del genio salisburghese, nei confronti del quale egli aveva una forma di venerazione. Si narra, infatti, che Čajkovskij, di fronte al manoscritto del Don Giovanni, mostratole nella sua abitazione parigina del famoso soprano Pauline Viardot-Garcia che lo aveva acquistato a Londra nel 1855, abbia affermato di essere «in presenza della divinità». Questo amore di  Čajkovskij per Mozart si riflette nel vero e proprio affetto con il quale il compositore russo ha strumentato questi brani a partire dalla Giga iniziale, orchestrazione della Piccola Giga per pianoforte KV 574, che, composta da Mozart nel 1789 per l'organista Karl Immanuel Engel, al quale è dedicata, costituisce la testimonianza dell'interesse manifestato dal Salisburghese per lo stile "antico" di Bach e di Händel il cui modello appare evidente in questo lavoro. Le tre voci, condotte da Mozart in un rigoroso stile contrappuntistico, vengono spezzate tra gli strumenti da Čajkovskij in frammenti tematici che creano una grande varietà di colori orchestrali senza rompere la continuità del discorso musicale affidato principalmente agli archi.  Piuttosto misteriosa è la genesi del Minuetto per pianoforte KV 355, secondo brano orchestrato da Čajkovskij, del quale non solo non ci è stato tramandato il manoscritto, ma è incerta anche la data di composizione collocata dagli studiosi negli ultimi tre anni di vita di Mozart. Pubblicato nel 1801 presso l'editore Mollo & Co con il titolo Menuetto avec Trio pour le Piano-Forte par W.A. Mozart, et M. Stadler, questo Minuetto è orchestrato con classica eleganza da Čajkovskij nella sola parte composta da Mozart, essendo omesso il  Trio che, oggi in genere non eseguito nemmeno al pianoforte, era stato composto dall'abate Maximilian Stadler, amico di famiglia di Mozart, che aveva aiutato la vedova Constanze nel sistemare e vendere il patrimonio musicale lasciato dal marito dopo la sua morte. Il terzo movimento, Preghiera, è costituito dall'orchestrazione della sola parte mozartiana del brano piuttosto insolito, À la Chapelle Sixtine di Franz Liszt, costituito dalla trascrizione di due composizioni ascoltate dal compositore ungherese nella Cappella Sistina e in particolar modo del mottetto Miserere mei Deus di Gregorio Allegri e dell'Ave verum corpus composto da Mozart a Baden nel pressi di Vienna tra il 17 e il 18 giugno 1791 pochi mesi prima di morire. Questo brano, soprattutto se confrontato con l'originale mozartiano che, scritto per coro misto, orchestra e organo, è una pagina di una bellezza pura, appare, nella versione di Čajkovskij, troppo sentimentale e lussureggiante. Chiude la suite l'elegante e cristallina orchestrazione delle 10 Variazioni in sol maggiore per pianoforte KV 455 sul tema dell'arietta "Unser dummer Pöbel meint" tratta dal Singspiel Die Pilger von Mekka di Gluck che, probabilmente, nate come improvvisazione durante un concerto tenuto nel 1783 da Mozart di fronte all'imperatore Giuseppe II e allo stesso Gluck, all'epoca compositore di corte, furono stese nel 1784 nella loro forma definitiva. In quest'ultimo movimento l'orchestrazione di Čajkovskij appare particolarmente raffinata non solo per il perfetto dominio delle diverse sezioni poste a confronto tra di loro, ma anche per la scelta di valorizzare i timbri orchestrali come si può vedere, per esempio, nella delicata sesta variazione scritta per i soli fiati o nella nona nella quale emerge la voce del violino solista.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 25'

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