Haydn & Mozart

Ton Koopman, direttore/clavicembalo

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    11 Gennaio 2020

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Franz Joseph Haydn
    Rohrau, 1732 - Vienna, 1809

    Sinfonia n. 99 in mi bemolle maggiore Hob. 1:99

    Adagio, Vivace assai

    Adagio

    Menuet. Allegretto

    Finale. Vivace

     

     

    "Caro Signore!

    Ho ricevuto la vostra graditissima lettera in tempo debito; con il mio Principe mi sono abbastanza riconciliato, ma molte altre circostanze mi impediscono di vedere il mio caro amico per quest'anno, perché il mio povero naso è così mal ridotto che devo sottopormi ad un'operazione.Ciò mi addolora e quello che perdo lo potete immaginare da voi, ma devo rassegnarmi al destino; spero che resterete mio amico come prima".

     

    In questa lettera, inviata nel mese di dicembre del 1792 probabilmente alla famiglia Brassey, sono contenute le regioni del rinvio di Haydn della sua partenza, prevista inizialmente nel 1793, per il suo secondo soggiorno a Londra. Il principe, a cui Haydn fa riferimento, è Anton, forse inizialmente riluttante a che il suo Kapellmeister si assentasse per un secondo soggiorno londinese, mentre il problema di salute era costituito da un polipo nella cavità nasale. Ottenuto finalmente il consenso da Anton, Haydn partì per Londra nel mese di gennaio 1794, portando nella sua valigia la Sinfonia n. 99 che fu eseguita per la prima volta il10 febbraio 1794 alle HanoverSquare Rooms in occasione del concerto di inaugurazione della stagione di Salomon, con notevole successo, come si legge sulle colonne del «MorningChronicle» dell'11 febbraio:

     

    "Questo superbo Concerto ha inaugurato ieri sera la stagione e con un tale assembramento di talenti da risultare una ghiotta occasione per gli appassionati. L'incomparabile Haydn ha scritto un'Ouverture di cui è impossibile parlare in termini normali. Si tratta di una delle più grandi opere d'arte di cui siamo mai stati testimoni. È ricca di idee, tanto nuove dal punto di vista musicale quanto grandiose ed emozionanti; inoltre stimola e commuove gli animi. È stata accolta da un applauso frenetico".

     

    Questa sinfonia, la prima che presenta i clarinetti nel suo organico, fu replicata anche nel concerto del 17 febbraio con lo stesso successo tanto che il primo movimento fu bissato e il critico del «MorningChronicle» scrisse: «effettivamente il piacere offerto dall'insieme era costante e il genio di Haydn sorprendente, inesauribile, sublime, fu il tema generale di conversazione».

    Il primo movimento si apre con un Adagio introduttivo austero e solenne, la cui tensione si stempera nel successivo Vivace assai in forma-sonata e, in particolar modo, nell'agile primo tema a cui si contrappone una seconda idea tematica aggraziata e gentile che informerà di sé lo sviluppo. Composto, secondo quanto affermato da Robbins London in memoria di Marianne Genzinger, una sua cara amica scomparsa all'inizio del 1793, il secondo movimento, Adagio, di una religiosità composta, presenta due temi dei quali il primo, esposto dagli archi e ripreso dai fiati, è di una delicata cantabilità, mentre il secondo è di intenso lirismo. Molto suggestiva è la drammatica sezione centrale in re minore. Un carattere marziale presenta il Minuetto dal ritmo martellante, al quale fa da contrasto il bucolico Trio che si segnala per la sua elegante melodia. Il Finale è un brillante Rondò nel quale traspare l'umorismo del compositore che sorprende l'ascoltatore con soluzioni mai scontate.

    Durata: 24'

    Franz Joseph Haydn
    Rohrau, 1732 - Vienna, 1809

    Sinfonia n. 98 in si bemolle maggiore con cembalo obbligato Hob. 1:98

    Adagio, Allegro

    Adagio cantabile

    Menuetto

    Finale. Presto

     

     

    Dopo i successi ottenuti da Haydn con le Sinfonie n. 93, n. 94 e n. 96, tutte e tre inneggianti alla natura, anche la Sinfonia n. 98, sesta ed ultima della prima serie delle londinesi e composta nel 1792, alla prima esecuzione, avvenuta il 2 marzo dello stesso anno, ebbe un’accoglienza trionfale da parte del pubblico che chiese il bis del primo e dell’ultimo movimento. Il pubblico aveva compreso la grandezza di questo lavoro, la cui importanza fu rivelata anche dallo stesso Beethoven il quale ne conservò il manoscritto che gli servì sicuramente per forgiare il suo stile sinfonico. Non si conoscono con precisione le circostanze che ispirarono la composizione di questa sinfonia, ma è molto probabile che Haydn, proprio all’inizio della stesura, rimase colpito dalla notizia della morte di Mozart avvenuta nel 1791. Secondo un’ipotesi, di cui è difficile valutare l’attendibilità, sia il secondo movimento, il cui carattere malinconico farebbe pensare ad un lamento per la morte dell’amico Mozart, sia gli accenti eroici e disperati, che pervadono la sinfonia dal primo movimento sino al finale, sembrerebbero confermare l’esistenza di questa fonte d’ispirazione.

    Il primo movimento si apre con un breve Adagio, di cui sono protagonisti gli archi i quali espongono un semplicissimo tema ricavato dall’arpeggio di si bemolle minore che, secondo un procedimento già sperimentato da Haydn nella sinfonia n. 90, diventa la base per il primo tema del successivo Allegro dove è presentato in maggiore. Il secondo tema presenta un carattere religioso a cui rimandano i valori larghi utilizzati in un contesto estremamente malinconico. Molto interessante è lo sviluppo in cui è ripreso da Haydn il primo inciso del tema in un contrappunto che trova il suo punto culminantenella ripresa del secondo tema da parte dell’oboe e del flauto. Molto semplice è il primo tema del secondo movimento, Adagio cantabile, che, come sempre in Haydn, costituisce un momento di espressione soggettiva. Questo prima tema, costellato da pause, ha caratteristiche tali da poter essere assimilato quasi ad un corale, mentre il secondo, introdotto dai corni, presenta un carattere disperato che sembra richiamare lo stile delle Sette ultime parole di Cristo. Nella sezione centrale i due temi vengono rielaborati in forma contrappuntistica e conducono, come nella forma-sonata, alla ripresa. Carattere quasi guerriero ed eroico presenta il tema del Menuetto, la cui rudezza è resa più accattivante dalle acciaccature utilizzate spesso da Haydn; anche questo tema viene sviluppato in senso contrappuntistico con un canone a tre voci. Di carattere contrastante è il Trio che, con i suoi suoni legati, sembra richiamare la vita dei campi. Il Presto conclusivo è di proporzioni straordinariamente grandi, soprattutto se rapportato agli ultimi movimenti delle precedenti sinfonie, ottenute con l’utilizzo di tre temi dei quali il primo è di carattere gaio e rapsodico, mentre il secondo e il terzo sono giustapposti come nel primo movimento della Sinfonia n. 94. Molto originale è l’inizio dello sviluppo con un assolo affidato al violino, suonato dallo stesso impresario Salomon durante la prima esecuzione. In questo Finale è utilizzato anche il clavicembalo che, suonato dallo stesso Haydn durante la prima esecuzione, svolge una parte indipendente di carattere virtuosistico con la quale il compositore poté mettere in evidenza le sue doti di provetto esecutore di fronte al pubblico inglese.

    Durata: 25'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia n.40 in sol minore KV 550

    Allegro molto

    Andante

    Menuetto (Allegretto)

    Finale (Allegro assai)

     

     

    Considerata, insieme alla Quinta di Beethoven, la sinfonia per antonomasia, la Sinfonia n. 40 in sol minore K. 550, è uno dei capolavori giustamente più famosi, in questo genere, di Mozart che, dopo il clamoroso quanto inatteso insuccesso della prima rappresentazione viennese del Don Giovanni avvenuta, per esplicita volontà dell’imperatore Giuseppe II, il 7 maggio 1788 al Burgtheater, nell’estate dello stesso anno diede vita alle tre più importanti sinfonie della sua fulgida carriera di compositore. Il 1788, però, non fu un anno facile per Mozart che, nonostante i 225 fiorini percepiti per la rappresentazione a Vienna del Don Giovanni, visse un periodo di ristrettezze economiche di cui si lamentò in alcune lettere indirizzate a Puchberg nei mesi da giugno a luglio.

    L’ulteriore peggioramento della già difficile situazione economica costrinse Mozart ad intensificare la sua attività con la composizione di nuovi brani destinati o all’insegnamento o ad occasioni contingenti. Molto probabilmente anche queste tre sinfonie furono scritte da Mozart per alcuni concerti per sottoscrizione che dovevano tenersi a giugno, ma che non ebbero mai luogo. Nonostante tutto la creatività di Mozart viveva un periodo di grande fervore, dimostrato dalle date di composizione dei tre lavori sinfonici che furono completati nell’ordine: la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore K. 543, il 26 giugno, la Sinfonia in sol minore, appena un mese dopo, il 25 luglio 1788, e l’ultima, la Jupiter il 10 agosto.

    La Sinfonia in sol minore costituisce un’eccezione nella pur vasta produzione di Mozart, in quanto, tra  le sue 75 sinfonie, presenta una tonalità d’impianto di sol minore che si riscontra solo in un’altra la K. 183. La tonalità di sol minore era stata preferita in alcune opere, generalmente ascritte dalla critica alla grande corrente filosofica, ma anche letteraria e musicale dello Sturm und Drang, di alcuni importanti compositori, tra cui Haydn, che l’aveva scelta per la sua Sinfonia n. 39, e Johann Christian Bach, che non aveva esitato ad utilizzarla nella sua Op. 6 n. 6. Con le suddette sinfonie e con la giovanile K. 183 questo capolavoro mozartiano, eccezion fatta per la tonalità, presenta ben poche analogie, in quanto in essa il vago clima di protesta contro lo stile galante ed il razionalismo settececentesco è sostituito da un’atmosfera tragica e angosciosa che anticipa con maggiore forza il Romanticismo. Non a caso la Sinfoniagodette di un grande successo per tutto l’Ottocento e, mai eseguita quando Mozart era ancora in vita, conobbe la prima edizione a stampa, curata dalla Casa Editrice Cianchettini& Sperati di Londra, soltanto nel 1810, quasi vent’anni dopo la morte del Salisburghese. Oltre alla sua vicinanza alla temperie spirituale spiccatamente preromantica la sinfonia presenta un altro elemento sorprendente, la scelta di un organico ridotto per l’eliminazione dei timpani e delle trombe e, nella prima versione dell’opera, anche dei clarinetti.

    Il primo movimento, Allegro molto, si apre con il celebre e, per certi aspetti, romantico motivo di tre suoni che, grazie all’appoggiatura della quinta dell’accordo tonale di solminore, presenta un carattere affannoso e, al tempo stesso, martellante. L’armonia, inoltre, che risiede sullo stesso accordo per quattro misure, dà l’impressione di uno stato di angoscia permanente destinato a non acquietarsi mai. Non a caso il tema iniziale è ripetuto anche dopo la sua conclusione, estremamente preromantica nell’accordo di settima diminuita, che i compositori dell’Ottocento avrebbero eletto a preferito per rappresentare i momenti di ansia ed angoscia. Non contribuisce a dare maggiore serenità nemmeno il secondo tema che, pur essendo, secondo le regole, in si bemolle maggiore, presenta un forte cromatismo discendente idoneo ad esprimere, ancora una volta, una forma sofferta di angoscia. Il secondo movimento, Andante, presenta, pur nell’andamento ritmico cullante di siciliana, un carattere enigmatico suscettibile di interpretazioni diverse; l’arcaismo di alcuni passi violinistici ha fatto pensare, infatti, ad una ripresa di elementi tipici della cultura musicale del Rococò, mentre la struttura armonica tormentata, in alcuni momenti come nella parte iniziale dello sviluppo dove gioca sull’accordo di dominante senza risolvere sulla tonica, sembra far pensare ad un clima romantico. Dal punto di vista formale l’Andante segue la struttura della forma-sonata con una sezione di sviluppo molto elaborata. Un classico Minuetto costituisce il terzo movimento, nel quale Mozart ritorna al clima teso del primo con l’angoscioso sincopato e con quello che Luigi Della Croce, nel suo saggio, Le 75 sinfonie di Mozart, ha definito ilsimbolo del dolore espresso nelle note staccate. Il Trio sembra una parodia della musica di Haydn nel carattere cantilenante del tema degli archi chiuso con un disegno in crome tipico della musica del compositore di Rohrau. Il Finale (Allegro assai) si apre con un energico tema arpeggiato che contrasta con il secondo, delicato e cantabile, esposto inizialmente dagli archi per essere ripreso dai fiati. Lo sviluppo si apre con otto battute cheGlenn Gould, nel suo saggio L'ala del turbine intelligente (Milano, Adelphi, 1993), ha definito:

     

    “memorabili - la serie di seste discendenti non accompagnate che viene subito dopo la sbarra del finale, il punto in cui Mozart tende la mano allo spirito di Anton Webern- isolate in una mezz'ora di banalità”.

     

    Ammettendo pure che Mozart tenda la mano allo spirito di Webern e non il contrario, non possiamo certo condividere il giudizio del celebre pianista e compositore canadese, in quanto la Sinfonia in sol minore è un autentico capolavoro a cui pubblico e critica hanno giustamente tributato sempre unanimi consensi.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 28'

I prossimi eventi