Accordatura o scordatura?

Enrico Corli, violoncello

  • Luogo

  • Auditorium Scuola Morvillo - Monreale

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Lunedì
    25 Ottobre 2021

    Ore

    11,00

    Durata

    60min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Johann Sebastian Bach
    Eisenach, 1685 - Lipsia, 1750

    Suite per violoncello n. 1 in sol maggiore BWV 1007

    Prélude-Allemande-Courante-Sarabande-Menuet I e II-Gigue

    Durata: 20'

    Domenico Gabrielli
    Bologna 1650 - Bologna 1690

    Ricercare n. 6 in sol maggiore

    Durata: 6'

    Johann Sebastian Bach
    Eisenach, 1685 - Lipsia, 1750

    Suite per violoncello n. 5 in do minore

    Prélude-Allemande-Courante-Sarabande-Gavotte I e II-Gigue

    Durata: 25'

    Giovanni Sollima
    Palermo, 1962

    La Folia

    Moderato e libero - Calmo e rubato - Allegro - Presto - Prestissimo -Adagio - Allegro vivo

    Durata: 6'

    Enrico Corli, il violoncellista e interprete di questo concerto, ci spiega il concetto di accordatura o scordatura:

    “Il concerto si basa sul concetto di scordatura, pratica largamente usata sin dall’epoca rinascimentale. Questo modo di accordare lo strumento permette varietà timbriche differenti, basti pensare alla famosa quarta sinfonia di Mahler nella quale il compositore scrive un`intera parte per violino “scordato”.

    Il concetto di scordatura verrà accostato ad un concetto di “accordatura”. In epoca barocca, gli strumenti venivano accordati partendo da una frequenza di riferimento di La diversa da quella odierna.

    Sono stati composti moltissimi brani con la scordatura ma la scelta di questo programma é ben ponderata in quanto ho deciso di rimanere in un ambito barocco che, a parer mio, meglio si sposa con la Settimana Sacra di Monreale. Ovviamente ho voluto terminare il concerto con un omaggio barocco ad uno dei più grandi violoncellisti del nostro tempo nonché siciliano.”

    Ancora oggi non è possibile ricostruire con precisione la genesi delle Suite per violoncello di Bach che, giustamente considerate come l’alfa e l’omega dell’arte violoncellistica, furono presumibilmente composte  tra il 1717 e il 1723 per uno dei violoncellisti che lavoravano alla corte di Köthen dove il compositore ricopriva il ruolo di maestro di cappella. Testimoniate da un manoscritto di pugno della seconda moglie Anna Magdalena, queste 6 suite sono particolarmente innovative innanzitutto per la scelta del violoncello, strumento al quale venivano affidate solitamente parti di accompagnamento, essendo quelle solistiche di pertinenza quasi esclusiva della viola da gamba. La motivazione che spinse Bach a preferire il violoncello alla viola da gamba costituisce ancora oggi una questione aperta dal momento che non basta a spiegarla l’ipotesi secondo la quale il principe Leopoldo, che suonava la viola da gamba, non fosse certo un virtuoso. Cadute per circa due secoli in un inspiegabile oblio, al quale aveva cercato di sottrarle Schumann che aveva scritto per esse un accompagnamento pianistico, queste suite, che furono riscoperte da Pau Casals, costituiscono oggi una delle prove più ardue per ogni violoncellista soprattutto per le difficoltà espressive e tecniche che esse pongono.

    La Suite n. 1 in sol maggiore si apre con il celebre Preludio interamente su un disegno di semicrome, costituito da accordi arpeggiati, che ritorna anche nelle altre danze conferendo una straordinaria coesione formale all’intera suite nella quale si susseguono cinque danze secondo lo schema classica che prevedeva l’alternanza tra brani in ritmo binario e moderato ed altri veloci e in ritmo ternario. All’Allemande, danza di origine tedesca in ritmo binario e moderato, seguono la Courante di carattere vivace e in ritmo ternario, la Sarabande, di origine persiana e di andamento lento e grave che, in questo lavoro, si segnala per l’intenso lirismo, l’elegante Menuet con il suo double in minore, e la brillante Giga, danza di origine irlandese in tempo ternario.

    Soprannominato il Minghino del violoncello con riferimento a Mingéin che in dialetto bolognese è un diminutivo di Domenico, Gabrielli conseguì una certa fama come virtuoso del violoncello, strumento all’epoca meno diffuso rispetto al liuto. Allievo per quanto riguarda il violoncello di  Petronio Franceschini, violoncellista della Cappella di San Petronio Bologna, alla cui morte succedette, Gabrielli fu autore di opere, oratori, e di musica strumentale, della quale fa parte la raccolta Sette ricercari per il violoncello solo, dove si trova anche il Ricercare n. 6. Composizione strumentale in forma libera, caratterizzata da rapidi passaggi, scale e accordi in grado di mettere in evidenza la tecnica dello strumento, il Ricercare deriva il suo nome sia dalla “ricerca” delle caratteristiche timbrico-foniche dello strumento sia dallo studio delle possibilità contrappuntistiche di un’idea musicale. Una forma libera caratterizza anche il VI Ricercare di Gabrielli la cui scrittura appare più vicina al mondo della toccata.

    Scritta con la scordatura della corda più acuta abbassata di un tono in modo da aumentare la risonanza acustica delle note sullo strumento, la Suite n. 5 in do minore di Johann Sebastian Bach, considerata come la più profonda e austera della raccolta, si apre con un Prélude estremamente elaborato che inizia lentamente con un ritmo da ouverture francese per dare vita a una fuga basata su un motivo di tre note. Lo stile francese informa anche gli altri movimenti e in particolar modo la Courante e  la Gigue, caratterizzate da un tono spigliato e determinato che si contrappone alla tristezza che, invece, sembra percorrere i movimenti lenti.

    Composta nel 2007 su commissione della Janigro Cello Competition di Zagabria, concorso per il quale costituiva il brano d’obbligo e della cui giuria faceva parte Giovanni Sollima, La folia è un lavoro per violoncello solo, dedicato alla memoria di Antonio Janigro. Come si evince dal titolo, questo lavoro si ispira alla linea di basso della celebre Folia (o Follia o Folies d'Espagne), il cui tema era già stato utilizzato da grandi compositori del Barocco, come Alessandro Scarlatti, Corelli, Frescobaldi, Couperin ed Händel. Il lavoro, infatti, si configura come una breve serie di variazioni particolarmente virtuosistiche nelle quali appare evidente, insieme a riferimenti a tecniche che vanno dal primo barocco fino al funky, la passione di Sollima per tracce, linee di basso o ground - o altro ancora, forme incluse - cadute in disuso e per questo riprese e, in qualche modo, rilanciate dal compositore. Doppie corde e passi tecnicamente ardui contraddistinguono questo brano che presenta una particolarità: la “scordatura” della IV corda che risulta abbassata di una terza minore.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 60'

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