Bellini e Wagner
VILLE EINAR MATVEJEFF direttore
Palermo - Politeama Garibaldi
-
Luogo
-
Politeama Garibaldi - Palermo
-
Giorno
ora
Durata
Prezzo
-
Giorno
Venerdì 25 Settembre 2026
Ore
21,00
Durata
80min.
Prezzi
15 - 10 €
MARIJA JELIČ soprano
JOSÈ MARIA LO MONACO mezzosoprano
ZI-ZHAO GUO tenore
HIDENORI INOUE basso
-
Programma
-
Richard Wagner
Lipsia 1813 - Ca' Vendramin Calergi 1883Parsifal
Preludio Atto I
Sehr langsam (Molto lento)
Durata: 9’
Preludio Atto III
Verwandlungsmusik (Musica di trasformazione)
Durata: 5’
Lohengrin
Einsam in trüben Tagen (Sogno di Elsa)
Durata: 7’
Overture da Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (Das) (Il divieto
d'amare o La novizia di Palermo).
Molto vivace. Allegro con fuoco. Presto
Durata: 9’
Norma
Norma il predisse, o Druidi
Durata: 7’
Critico nei confronti del melodramma italiano e della sua struttura, Wagner, tuttavia, mostrò sempre una grande ammirazione per Vincenzo Bellini e in particolare per Norma da lui ritenuta degna di essere paragonata alla tragedia greca e alle grandi opere classiche di Gluck. In un suo saggio pubblicato in occasione di una rappresentazione da lui diretta a Riga nel 1837, il compositore tedesco la elogiòper l’attenzione al testo, per le sue melodie dal lungo respiro e per l’intreccio tra musica e testo, che giudicava intrinsecamente drammatico e teatrale.
Capolavoro assoluto di Wagner, Parsifal, ispirato al poema medievale Parzival, scritto nel 1210 da Wolfram von Eschenbach, e andato in scena a Bayreuth il 26 luglio 1882 sotto la direzione di Hermann Levi, è l’ultima e grande fatica del compositore tedesco che con essa ritornò a quel mito cristiano con il quale era venuto in contatto già nel 1845 all’epoca del Lohengrin, il cui eponimo protagonista era appunto il figlio di Parsifal. Nel Preludio al primo atto, completato nell’ottobre del 1878 ed eseguito per la prima volta, in forma privata, il 25 dicembre dello stesso anno nella villa dei Wagner a Bayreuth, è concentrato il nucleo spirituale e musicale dell’intero poema nei suoi quattro Leitmotive fondamentali: il tema della Cena, esposto dagli archi, raddoppiati dal fagotto e dal clarinetto, con cui si apre questa pagina sinfonica; il tema del Graal che, enunciato per un attimo dagli ottoni e ricavato dall’Amen di Dresda, lascia immediatamente spazio al terzo tema, quello della Fede, declamato sempre dagli ottoni, a rappresentare la forza della Fede capace di vincere ogni avversità. Il quarto Leitmotiv è, infine, quello, brevissimo, ma altamente significativo e ripreso con frequenza durante l’opera, della Lancia, che ha ferito Amfortas. La Verwandlungsmusik costituisce, invece, uno dei momenti più celebri e innovativi del Parsifal, essendo una pagina sinfonica, scritta per coprire il cambio di scena. Nel terzo atto, in particolare, questo brano accompagna il ritorno al regno del Graal conducendo progressivamente al clima della redenzione finale. Altra pagina significativa è il Preludio al terzo atto, il cui materiale musicale deriva in larga parte dai temi del primo e del secondo atto.
Come accennato in precedenza, il mito di Lohengrin, figlio di Parsifal, aveva ispirato l’eponima opera giovanile di Wagner il quale, nel 1841, quando si trovava ancora a Parigi, aveva letto la storia, circondata da un alone leggendario, narrata da un ignoto trovatore del Duecento. Soltanto nel luglio del 1845 il compositore, però, poté preparare un primo schizzo del Lohengrin, la cui composizione fu completata il 28 aprile 1848. La première ebbe luogo il 26 agosto 1850 a Weimar grazie all’autorevole interessamento di Franz Liszt e senza la presenza dell’autore, costretto all’esilio dal bando emesso nei suoi confronti. Tratto dal primo atto, il Sogno di Elsa è una delle pagine più poetiche dell’opera, nella quale Elsa di Brabante descrive la visione del cavaliere misterioso inviato a salvarla, dando vita a una scena sospesa fra innocenza, desiderio e rivelazione mistica.
Opera giovanile, Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (Il divieto d'amare o La novizia di Palermo), il cui argomento è ricavato dalla commedia Measure for Measure di Shakespeare, fu rappresentata il 29 marzo 1836 nel teatro di Magdeburgo senza riscuotere il successo sperato. Brano piuttosto sorprendente per chi soprattutto conosce le opere mature di Wagner, l’Ouverture è una pagina sinfonica brillante che, dal punto di vista stilistico, risente tanto dell’influenza del melodramma italiano quanto di quella del grand-opéra francese.
Norma il predisse, o Druidi è un’aria aggiuntiva per basso e coro, composta da Wagner nel 1837, in occasione di una rappresentazione di Norma, e da lui sottoposta a Luigi Lablache affinché fosse eseguita in sostituzione di Ah! del Tebro. Il celebre basso, pur riconoscendo che era molto ben fatta, come da Wagner raccontato nella sua autobiografia, osservò, tuttavia, che “era impossibile inserirla in un’opera ormai così famosa come quella di Bellini”.
Durata: 37'
Vincenzo Bellini
Catania 1801 - Puteaux 1835Beatrice di Tenda
Angiol di pace
Durata: 3’
Norma
Sinfonia (Allegro maestoso e deciso).
Durata: 8’
Meco all’altar di Venere
Durata: 7’
Dormono entrambi
Durata: 8’
Mira o Norma
Durata: 9’
Quel cor tradisti
Durata: 6’
Meno fortunata rispetto ad altre opere belliniane fu Beatrice di Tenda, penultima fatica teatrale del compositore, scritta in gran fretta tra gennaio e marzo del 1833 anche a causa del ritardo con cui Romani consegnò il libretto, essendo contemporaneamente impegnato con Donizetti per la stesura di Parisina d’Este. L’opera, andata in scena il 16 marzo 1833 alla Fenice di Venezia con un cast prestigioso nel quale figurava Giuditta Pasta, fu, infatti, un insuccesso. Angiol di pace costituisce lo splendido terzetto tra Orombello, Beatrice e Agnese inserito nel finale dell’opera.
Apprezzata da Wagner, Norma, composta da Bellini in meno di tre mesi tra l’inizio di settembre e la fine di novembre del 1831, è una delle sue opere più note, nonostante il fiasco della prima rappresentazione, avvenuta il 26 dicembre dello stesso anno alla Scala di Milano. L’opera si apre con la splendida Sinfonia, che ne introduce il clima drammatico sin dal celeberrimo incipit costituito da perentori accordi in sol minore intercalati da pause. Dopo un primo tema agitato e nervoso, che anticipa, secondo l’uso romantico introdotto da Weber, alcuni momenti particolarmente drammatici dell’opera e soprattutto alcuni interventi dell’orchestra durante i recitativi, appare in sol maggiore il tema del duetto dell’atto secondo tra Norma e Pollione. Dopo un nuovo ponte modulante nervoso e drammatico, questo tema riappare in si bemolle maggiore per cedere il testimone a un nuovo momento agitato che precede la suggestiva coda in sol maggiore, un’oasi di poetica contemplazione prima del breve e movimentato finale. La cavatina di Pollione, Meco all’altar di Venere, ritenuta dalla critica una delle pagine meno felici della partitura, ha, comunque, il merito di aderire con precisione al testo nel quale Pollione racconta di trovarsi a Roma con Adalgisa nei pressi dell’altare di Venere in una situazione particolarmente voluttuosa interrotta dall’improvvisa apparizione del mantello druidico. Questo non solo fa sparire l’adorata vergine ma inquieta ancor di più l’uomo che dal fondo del tempio ode una voce orribile pronunciare le parole: Norma così fa scempio di amante traditor. Collocato all’inizio dell’atto secondo, dopo una splendida introduzione strumentale caratterizzata dal tema doloroso intonato da Norma nella scena iniziale, il recitativo Dormono entrambi, a cui segue lo struggente canto Teneri figli, è una delle pagine più drammatiche della partitura, nella quale la protagonista medita di uccidere i figli avuti da Pollione. Mira, o Norma, è il dolce cantabile del duetto dell’atto secondo tra la protagonista e Adalgisa, mentre Qual cor tradisti, nel quale Norma si rivolge a Pollione con accenti accorati, è una delle pagine più alte della partitura.
Riccardo Viagrande
Durata: 41'