Beethoven & Schubert

IN STREAMING 5 FEBBRAIO, ORE 21

Marcus Bosch, direttore

Marco Schiavo, pianoforte

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    05 Febbraio 2021

    Ore

    21,00

    Durata

    70min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Concerto n. 3 in do minore per pianoforte e orchestra op. 37

    Allegro con brio

    Largo

    Rondò (Allegro)

     

    Il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra op. 37 segna un cambiamento nello stile di Beethoven che, staccandosi dai modelli tradizionali e sfruttando le potenzialità degli strumenti usati in quel periodo, inaugurò la fase romantica della forma del concerto in cui il solista intraprende quasi una gara con l’orchestra; ciò comportò, per il pianoforte, la perdita del suo caratteristico stile ornato e l’utilizzo di una maggiore robustezza che lo avrebbe trasformato in protagonista. Il Concerto, la cui composizione risale all’inizio del 1800, dedicato al principe Luigi Ferdinando di Prussia, fu eseguito per la prima volta a Vienna il 5 aprile 1803 con la direzione di Ignaz von Seyfried e con lo stesso Beethoven al pianoforte. Per questa Accademia, nella quale furono eseguite anche altre pagine beethoveniane e, in particolar modo, Cristo sul monte degli Ulivi, la Seconda e la Prima sinfonia, il compositore di Bonn decise di raddoppiare quando addirittura non triplicare i prezzi dei biglietti suscitando qualche commento malevolo nella stampa locale. Nonostante le attese e i preparativi l'Accademia rischiò di saltare a causa del sabotaggio messo in atto dal Barone von Braun, impresario degli altri due maggiori teatri di Vienna.  Alla prima esecuzione Beethoven suonò quasi a memoria essendo la partitura incompleta, come apprendiamo da una dichiarazione dello stesso Seyfried, che quella sera voltò le pagine per lui:

     

    “Non vidi quasi niente, ma fogli vuoti; al più, su una pagina o un’altra geroglifici egiziani, interamente incomprensibili per me, erano scarabocchiati giù per servire come tracce per lui, per cui egli suonò quasi tutta la parte a memoria. Come avveniva spesso, egli non aveva avuto il tempo di metterla tutta giù sulla carta”.

     

    Il compositore provvide in un tempo molto breve alla stesura della parte pianistica che risultò di grande livello virtuosistico per l’epoca, come ci è testimoniato da quanto scrisse un recensore dell’«Allgemeine Musikalische Zeitung» a proposito dell’esecuzione del Concerto durante l’Accademia, tenuta all’Augarten di Vienna il 26 luglio 1804 con Ferdinand Ries al pianoforte:

     

    “Il signor Ries ha presentato un’esecuzione molto serrata ed espressiva, come pure un’abilità e una sicurezza rare nel superamento delle notevoli difficoltà”.

     

    Nonostante il periodo difficile che Beethoven stava vivendo, il Concerto presenta importanti aspetti innovativi tra cui le dimensioni molto ampie rispetto agli altri lavori del genere e il carattere romantico di alcuni temi dei quali il secondo del primo movimento spicca per il suo straordinario lirismo. Il primo movimento, Allegro con brio, si apre con una tradizionale lunga esposizione orchestrale che precede l’ingresso del solista impegnato sin dall’inizio a gareggiare con l’orchestra grazie a tre perentorie scale. Il primo tema, per il suo carattere solenne, non può non ricordare il tema principale dell’Eroica, mentre il secondo, in netto contrasto con il precedente, è di carattere cantabile e lirico. Questo primo movimento, la cui scrittura si richiama alla tradizione del concerto militare, ha un forte senso drammatico che raggiunge il suo culmine nella parte conclusiva con il dialogo fra pianoforte e timpani. Il secondo movimento, Largo, presenta un carattere contemplativo ottenuto con un ampio flusso melodico esposto dal pianoforte e ripreso dagli archi con sordina. La terza ed ultima parte del movimento è caratterizzata dal ritorno del clima iniziale in una scrittura più armonica che melodica. Il Rondò conclusivo, ad un ascolto superficiale, può apparire come un ritorno ad una scrittura più tradizionale, ma il tema iniziale, che si estende per otto misure, è uno dei più lunghi scritti da Beethoven in un Concerto per pianoforte e orchestra; alcune armonie dissonanti, collocate all’inizio del ritornello e apparse al pubblico contemporaneo particolarmente insolite, costituiscono un’ulteriore conferma della modernità di questo Concerto.

    Durata: 36'

    Franz Schubert
    Vienna, 1797 - Vienna, 1828

    Sinfonia n. 7 in mi maggiore D 729

    Adagio ma non troppo - Allegro

    Andante

    Scherzo: Allegro deciso

    Allegro vivace

     

    Completata la composizione della Sesta sinfonia nel mese di febbraio del 1818, Schubert, già a maggio, aveva iniziato a scrivere un nuovo lavoro sinfonico in re maggiore (D. 615), del quale lasciò allo stato di abbozzo solo il primo e l’ultimo movimento. In realtà Schubert per sette anni e precisamente fino al 1825, anno della Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” conosciuta con il titolo Gmunden-Gastein, non portò a compimento alcun lavoro sinfonico, come se il suo sinfonismo fosse entrato in crisi. In quel periodo, inoltre, tra il 1821 e il 1822 Schubert aveva lavorato a due sinfonie da lui lasciate incompiute: la Settima, abbozzata nel mese di agosto del 1821, l’Ottava, l’Incompiuta per antonomasia e autentico capolavoro, la cui composizione risale all’ottobre del 1822. Per la Settima, tuttavia, l’appellativo di incompiuta non è del tutto corretto, in quanto Schubert, oltre a completare in partitura l’introduzione e l’esposizione del primo movimento, corrispondenti a 110 delle 1300 battute complessive, scrisse la melodia principale di tutti e quattro i movimenti. Nella maggior parte del manoscritto, consegnato dal fratello Ferdinand a Mendelssohn e, in seguito acquistato da Sir George Grove, che lo lasciò in eredità al Royal College of Music di Londra, si possono leggere le parti dei violini primi e, in alcuni passi, quelle dei legni e di altri strumenti tra cui quelle dei bassi. Non si conoscono le ragioni per cui Schubert abbia deciso di abbandonare la composizione di questa sinfonia, della quale si contano ben tre completamenti ad opera, rispettivamente, di John Francis Barnett nel 1881, di  Paul Felix Weingartner nel 1934, in ascolto in questo concerto, e di Brian Newbould nel 1980, ma è molto probabile che il compositore sia stato interamente preso dalla composizione della sua opera Alfonso und Estrella, alla quale lavorò dal mese di settembre del 1821 al febbraio del 1822.

    Il primo movimento di questa sinfonia, la cui orchestrazione nella forma originaria che si evince dalle sezioni completate da Schubert, avrebbe dovuto prevedere un organico molto ampio, si apre con un misterioso Adagio ma non troppo introduttivo in mi minore dall’andamento di marcia che sfocia nel solare Allegro in mi maggiore di carattere leggero e spigliato già nel primo tema affidato agli archi a cui si contrappone il dolcissimo secondo tema esposto dai legni. Da questo momento in poi la partitura, in stato di abbozzo, è stata completata da Weingartner che ha riempito i vuoti lasciati da Schubert seguendo le scarne indicazioni e uniformandosi, per quanto possibile, allo stile del compositore. Di intenso lirismo è il secondo movimento, Andante, intriso di quella dolcezza malinconica che contraddistingue altre pagine schubertiane, mentre elementi popolareggianti si insinuano nel successivo Scherzo. Conclude la sinfonia un Allegro vivace di carattere brillante e spigliato.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 34'