68ma SETTIMANA DI MUSICA SACRA DI MONREALE - LA VITA DI CRISTO
Sulle Sue Spalle
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Luogo
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Duomo di Monreale
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Giorno
ora
Durata
Prezzo
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Giorno
Lunedì 05 Ottobre 2026
Ore
21,00
Durata
80min.
Prezzi
- €
Meditazioni per la Via Crucis scritte da Papa Francesco.
Lettura-Concerto in occasione dei 700 anni del Crocifisso della Collegiata di Monreale
(musiche tratte da la Via Crucis di Franz Liszt, Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi, Stabat Mater di Luigi Boccherini e da Inni al Crocifisso della tradizione monrealese)
Direttore e elaborazioni musiche Fabio Ciulla
Elaborazione testi Giovanni Mazzara
Soprano Federica Sardella
Mezzosoprano Adriana Di Paola
Voce recitante Gigi Borruso
Maestro del coro Vincenzo Marino
Coro di voci bianche della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana
Ensemble strumentale Orchestra Sinfonica Siciliana
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Programma
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Franz Liszt
(Raiding 1811 – Bayreuth 1886)
dalla Via Crucis: Vexilla regis - O Crux Ave - Stabat Mater
Giovanni Battista Pergolesi
(Jesi 1710 – Pozzuoli 1736)
dallo Stabat Mater: Stabat Mater
Luigi Boccherini
(Lucca 1743 – Madrid 1805)
dallo Stabat Mater: Cujus animam
Giovanni Battista Pergolesi
(Jesi 1710 – Pozzuoli 1736)
dallo Stabat Mater: Quae moerebat
Franz Liszt
(Raiding 1811 – Bayreuth 1886)
dalla Via Crucis: Sancta Veronica: O Haupt voll Blut und Wunden (O capo insanguinato e piagato)
Giovanni Battista Pergolesi
(Jesi 1710 – Pozzuoli 1736)
dallo Stabat Mater: Vidit suum dulcem natum - Fac ut portem Christi mortem
Manoscritto storico
Dio che la Croce (Inno al Crocifisso)
Giovanni Battista Pergolesi
(Jesi 1710 – Pozzuoli 1736)
dallo Stabat Mater: Quando corpus morietur
Giuseppe Burgio di Villafiorita
(Palermo 1845 – Milano 1902)
Corri o figlio (Inno al Crocifisso)
Franz Liszt
(Raiding 1811 – Bayreuth 1886)
dalla Via Crucis: Ave Crux spes unica
La lettura delle meditazioni scritte da Papa Francesco si fonde, in questo concerto, con la grande tradizione musicale sacra europea e con la memoria storica di Monreale. In occasione del settecentesimo anniversario del miracoloso Crocifisso della Collegiata di Monreale, la musica si fa preghiera seguendo un percorso sonoro che si snoda attraverso il misticismo tardo-romantico della Via Crucis di Franz Liszt, il dolore composto e celestiale dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi e la raffinata intimità di quello di Luigi Boccherini, per culminare, infine, nella devozione popolare più autentica, custodita negli storici Inni al Crocifisso della tradizione monrealese.
Composta tra il 1878 e il 1879 tra Roma e Budapest, quindi ben quattordici anni dopo la sua ordinazione sacerdotale negli ordini minori, la Via Crucis è la manifestazione più evidente della religiosità di Liszt, una dimensione più volte indagata dalla critica e non sempre definita con chiarezza dai suoi biografi. L’opera venne eseguita postuma a Budapest, presso il Teatro dell’Opera di Stato ungherese (Magyar Állami Operaház), il Venerdì Santo 29 marzo 1929. La fede di Liszt, in ogni caso, traspare in tutta la sua forza in questo lavoro, che si può considerare un oratorio di dimensioni ridotte. L’opera si apre con un Praeambulum nel quale il coro intona i primi due versi dell’inno Vexilla regis prodeunt sul tema gregoriano originale. Dell’opera di Liszt sarà possibile ascoltare anche la quarta stazione, Stabat Mater, che unisce la meditazione lisztiana alla sequenza della Vergine, con un linguaggio armonico spoglio, solenne e carico di tensione mistica, e la celebre sesta stazione nella quale il compositore ungherese inserisce, rielaborandolo, il corale luterano O Haupt voll Blut und Wunden (O capo insanguinato e piagato), collegando la tradizione cattolica gregoriana a quella della Passione bachiana.
Completato, secondo la tradizione, il giorno stesso della sua morte, lo Stabat Mater è l’ultima opera di Giovanni Battista Pergolesi il quale, quasi presago della triste fine, cercò di portare a termine il lavoro prima che la tubercolosi lo stroncasse alla giovane età di 26 anni. Per Pergolesi, infatti, portare a compimento questo lavoro corrispose quasi a un obbligo morale, in quanto il compositore aveva già ricevuto la somma di 10 ducati, come compenso per la composizione dell’opera, da parte del committente, l’Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine de’ dolori della Confraternita di San Luigi al Palazzo, che aveva deciso di sostituire il vecchio Stabat Mater di Alessandro Scarlatti. Dal punto di vista formale quasi tutti i brani dello Stabat Mater di Pergolesi presentano la classica struttura bipartita dell’aria da chiesa. In quest’occasione saranno eseguiti alcuni dei brani più significativi a partire dello Stabat Mater iniziale, dove è descritto il dolore della Vergine davanti alla croce, al Vidit suum, una commossa meditazione sulla passione di Cristo, e al Fac ut portem Christi mortem / Quando corpus, in cui l’accorata cantabilità pergolesiana tocca il culmine, aprendosi alla speranza della Resurrezione.
Se lo Stabat di Pergolesi nasce sotto l’urgenza della morte, quello di Luigi Boccherini vanta una gestazione più articolata e complessa. Non si conoscono perfettamente le circostanze biografiche che precedono la stesura del lavoro di Boccherini, né è semplice ricostruire la cronologia delle due versioni da lui realizzate. Si può, tuttavia, affermare che, composto originariamente a Madrid nel 1781 per soprano e archi, questo Stabat Mater fu rielaborato dal compositore nel 1800 e pubblicato a Napoli nel 1801 in una versione per due soprani, tenore, coro ad libitum. Il concerto di oggi propone tre brani tratti dalla versione originale del 1781. In questo lavoro, in cui il testo latino segue la metrica della poesia italiana antica, articolandosi in stanze di ottonari (AAB CCB), Boccherini abbandona le formule puramente galanti per toccare vertici di intensa, intima e ineguagliabile drammaticità. In particolare sarà possibile ascoltare Cujus animam, Quae moerebat e Tui nati vulnerati. Cujus animam gementem / O quam tristis (Allegro; Adagio) è un brano che unisce due versetti che spesso gli altri compositori tendono a separare. Il soprano, in un Allegro in 3/8, intona due frasi di sedici misure sul testo del primo versetto (Cuius animam gementem, / contristatam et dolentem / pertransivit gladius), mentre una breve coda strumentale conduce all’Adagio, dove la voce, in stile di recitativo, intona il secondo versetto (O quam tristis et afflicta...). Anche il brano successivo, Quae moerebat et dolebat (Allegretto con moto), è collegato al precedente tramite un accordo di dominante di do minore. Dopo una breve introduzione degli archi, il soprano canta un’aria dal carattere marcatamente angoscioso (Quae moerebat et dolebat, / pia mater, cum videbat / nati poenas incliti). Tui nati vulnerati / Fac me vere / Juxta crucem (Allegro assai; Larghetto; Allegro come prima) è, infine, un vero e proprio trittico strutturato sull’alternanza tra le sezioni del “tutti” e i passaggi solistici, il cui ultimo segmento si chiude con un fugato di grande suggestione.
Conservati nel fondo musicale della Collegiata, le cui partiture più antiche provengono dall’archivio della Cattedrale, gli Inni per il SS. Crocifisso di Monreale sono brani composti appositamente per la solennità del 3 maggio dedicata al SS. Crocifisso. Composti in un arco temporale compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, questi inni risentono fortemente di uno stile influenzato dalla produzione melodrammatica e teatrale dell’epoca. Tale linguaggio musicale, all’inizio del XX secolo e sulla scia del Motu proprio di San Pio X, sarà progressivamente bandito a favore di una maggiore sobrietà liturgica, propugnata dal movimento ceciliano attraverso il recupero della polifonia classica e del canto gregoriano. I due inni in programma rappresentano il cuore pulsante della memoria collettiva monrealese. Dio che la Croce è, infatti, un inno tramandato in forma manoscritta che reca i segni delle stratificazioni storiche, delle interpretazioni esecutive e dei restauri testuali operati nel tempo dai musicisti locali. Corri o figlio, composto nel 1901 dal nobile palermitano Giuseppe Burgio, duca di Villafiorita (indicato nei manoscritti come “Bugio”), su testo del canonico Polizzi, è ricco di intensi riferimenti alle Sacre Scritture. Per tale ragione questo inno è la pagina musicale che più di ogni altra incarna la fede e il legame profondo della città di Monreale con il suo Crocifisso da ben sette secoli.
Riccardo Viagrande
Durata: 80'