ROMANTICISMO INFINITO

ANTONIO MÉNDEZ direttore

LETICIA MORENO violino

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    04 Dicembre 2026

    Ore

    20,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Édouard Lalo
    Lilla 1823 – Parigi 1922

    Symphonie espagnole per violino e orchestra op. 21

    Allegro non troppo

    Scherzando (Allegro molto)

    Intermezzo (Allegretto non troppo)

    Andante

    Rondò (Allegro)

     

    «Ho mantenuto il titolo Symphonie Espagnole per prima cosa perché rendeva bene il mio pensiero — vale a dire un violino solo che volteggia sopra la forma rigida di una vecchia sinfonia — e poi perché il titolo era assai meno banale di quelli che erano stati proposti. Le grida e le critiche sono cessate, il titolo resterà». 

    Così un risentito Édouard Lalo rispose alle obiezioni mossegli dai contemporanei a proposito di questa composizione che, in realtà, non segue i canoni classici della sinfonia, ma si avvicina molto di più alla struttura di un concerto per violino e orchestra. Abile violinista egli stesso, Lalo compose questo lavoro nel 1874 per Pablo de Sarasate. Quest'ultimo, diventato ancora giovanissimo uno dei più grandi virtuosi del panorama musicale europeo, era desideroso di ampliare il proprio repertorio con composizioni di celebri autori che potessero mettere in rilievo le sue straordinarie doti tecniche; aveva perciò chiesto a eminenti compositori, tra cui Saint-Saëns e lo stesso Lalo, di scrivere espressamente per lui dei concerti. Eseguita per la prima volta ai Concerts Populaires di Parigi il 7 febbraio 1875, con Sarasate in veste di solista, questa Symphonie è a tutti gli effetti un concerto in cui la Spagna viene evocata attraverso l'inserimento di ritmi e melodie provenienti dalla tradizione musicale iberica. Aperto da un'energica introduzione, il primo movimento, Allegro non troppo, è in forma-sonata e mescola sapientemente momenti di spiccato virtuosismo ad altri di intensa cantabilità. Di carattere brillante è il secondo movimento, Scherzando, nel quale il pizzicato degli archi evoca le sonorità tipiche di una chitarra. Al suo interno si distingue la sezione marcata Poco più lento, che funge da languido Trio. Nel terzo movimento, l'atmosfera spagnola si fa ancora più esplicita grazie all'inserimento di un'affascinante habanera, mentre il successivo Andante appare intriso di un caldo e profondo lirismo. Estremamente brillante è, infine, il Rondò conclusivo, una pagina festosa e travolgente dominata da incalzanti ritmi gitani.

    Durata: 31'

    Pëtr Il'ič Čajkovskij
    Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893

    Sinfonia n. 5 in mi minore op.64

    Andante, Allegro con anima

    Andante cantabile con alcuna licenza, Moderato con anima, Tempo I, Andante mosso, Allegro non troppo, Tempo I

    Valse (Allegro moderato)

    Finale (Andante maestoso, Allegro vivace, Molto vivace, Moderato assai e molto maestoso)

     

    Composta tra il 30 maggio e il 26 agosto 1888, a distanza di undici anni dalla Quarta, la Quinta sinfonia di Čajkovskij costituisce il secondo atto della cosiddetta «trilogia del destino». Si pone così in diretta relazione con la precedente, che ne rappresenta il primo atto, e con la Sesta, la celebre Patetica, che corrisponde all’atto conclusivo. Il destino è, infatti, il tema conduttore di queste tre sinfonie. Se la Quarta fu composta dopo la grave crisi matrimoniale che si concluse con la separazione dalla giovane e innamoratissima moglie Antonina Ivanovna Miljukova, eventi dolorosi come la morte dell’amico Nikolaj Rubinstein nel 1881, già fonte ispiratrice del celebre Trio, e l’aggravarsi del disagio esistenziale ispirarono questa Quinta sinfonia, il cui programma interiore, contenuto in una nota diaristica del compositore, recita: “Programma del primo movimento: Introduzione. Intera sottomissione al Destino o, ciò che è lo stesso, alle volontà insondabili della Provvidenza”.

    Il Destino, protagonista indiscusso con la sua ineluttabilità, permea la sinfonia con un tema sempre variato che viene accolto come un’idée fixe di berlioziana memoria. La sua presenza, tuttavia, non deve far dimenticare che l’opera è il risultato di un discorso musicale in cui l’elemento extramusicale non costituisce l’unica chiave interpretativa.

    Il primo movimento, in forma-sonata, si apre con un Andante che realizza perfettamente le parole del programma grazie al celeberrimo tema del Destino, esposto dai clarinetti nel registro grave, la cui struttura mostra un’evidente origine russa, soprattutto nel disegno discendente. L’atmosfera funerea di questo esordio sembra modificarsi nell’Allegro con anima nel quale, secondo il programma già citato, il compositore cercò di rappresentare: «Mormorii, dubbio, lamenti, rimprovero contro XXX (nel testo originale sono indicate tre croci)». Ciò si realizza nella prima idea tematica, dove il tema del destino è variato con disegni ascendenti che intendono mostrare una forma di reazione alla sua inesorabilità. Tuttavia, una seconda idea tematica dolente, che ricorda lontanamente la seconda frase del tema dello Scherzo della Quinta di Beethoven, considerata anch’essa sinfonia del destino, riconduce l’ascoltatore alla situazione iniziale. Tutta l’esposizione di questo primo movimento si snoda dialetticamente attraverso il contrasto tra il destino e i timidi tentativi di opporsi a esso. Questi ultimi si materializzano in brevi episodi più gai, come quello segnalato nella partitura dall’andamento Un pochettino più animato, e in una terza idea tematica che, nel suo incedere sincopato, non rivela soltanto la mano del compositore di balletti (come notato dalla critica), ma mostra anche una certa ansia del tutto priva di momenti di quiete. Questo contrasto trova la sua più compiuta espressione nello sviluppo, dove si fronteggiano il motivo gaio, già esposto nella sezione Un pochettino più animato, e il primo tema. In questo primo movimento, inoltre, tale dialettica tematica così forte e marcata è espressa attraverso una varietà agogica, ritmica e motivica che denota uno stato d’animo tormentato e incapace di trovare pace. 

    È possibile trovare la pace nella fede? Questo è l’interrogativo che il compositore si pone nel secondo movimento, Andante cantabile, con alcuna licenza, come si evince anche dalla nota diaristica in cui si legge: “Devo gettarmi nella fede??? Un programma superbo, se solo fossi capace di realizzarlo”. La grande libertà agogica e ritmica che aveva contraddistinto il primo movimento caratterizza anche questo Andante, in cui il compositore cerca nella fede, alla quale non riesce o non sa aggrapparsi, una ragione di vita destinata a rivelarsi illusoria. Se nella prima sezione del movimento la fede sembra garantire un momento di serenità, nella seconda parte l’irruzione del tema del destino, declamato con forza dagli ottoni, ne sancisce lo scacco. 

    Per quanto illusoria, la possibilità di una fuga dal destino incombente e terribile sembra l’unica ancora di salvezza per il compositore che nel terzo movimento, Valse (Allegro moderato), si affida alla danza, il suo genere musicale preferito. Ecco che però, di nuovo, il tema del destino, esposto dai clarinetti e dai fagotti, si insinua e turba l’apparente serenità del valzer che, poco incline al sorriso, tende a ricoprirsi di un sia pur tenue velo di tristezza.

    Quest’apparente serenità viene definitivamente sopraffatta nel quarto movimento dal crudele destino, il cui tema apre e chiude questo Finale dai toni drammatici e, al tempo stesso, rabbiosi. Il doloroso Andante maestoso introduttivo è dominato dal tema del destino che, in un drammatico crescendo, finisce per coinvolgere tutte le sezioni dell’orchestra, dagli archi ai legni e agli ottoni, assumendo toni dolenti con i primi e drammatici con i secondi. Nel primo tema del successivo Allegro vivace, al dramma si unisce la rabbia, ben espressa dai violenti accordi strappati degli archi, la cui “ferocia” sembra mitigata dal dolce secondo tema affidato ai legni, in un continuo contrasto che caratterizza tutta la sinfonia e che conduce alla definitiva vittoria del destino. Tale vittoria è sancita dalla travolgente stretta finale, dove appare il primo tema del primo movimento che, privo di ogni maschera seduttrice e ingannatrice, rivela la sua forza tragica. Ciò avviene nonostante il tema del destino avesse precedentemente assunto un’insolita veste in maggiore che sembrava, in modo ingannevole, far intravedere all’ascoltatore una sua possibile sconfitta. 

    Il destino ha vinto e Čajkovskij non può fare altro che prenderne atto con una rabbia che, alla fine, esplode con tutta la sua forza.

     

    Riccardo Viagrande

     

    Durata: 50'