Bruckner
DONATO RENZETTI direttore
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Luogo
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Politeama Garibaldi - Palermo
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Giorno
ora
Durata
Prezzo
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Giorno
Sabato 02 Maggio 2026
Ore
17,30
Durata
81min.
Prezzi
30 - 18 €
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Programma
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Anton Bruckner
Ansfelden, 1824 - Vienna, 1896Sinfonia n. 9 in re minore
Feierlich (Solenne), Misterioso
Scherzo: Bewegt, Lebhaft, Trio, Schnell (Mosso, vivace, Trio, presto)
Adagio, Sehr langsam, feierlich
Finale [Misterioso. Nicht schnell]. Versione Esecutiva "SPCM" (di Nicola Samale, John A. Phillips, Benjamin Cohrs e Giuseppe Mazzuca), revisione 2021/22 del Dott. John A. Phillips
La composizione della Nona sinfonia, che, iniziata nel 1889, fu completata solo nei primi tre movimenti, coincise con gli ultimi anni di vita di Bruckner segnati dalla solitudine e da un progressivo declino ai quali sembrarono sottrarlo sia alcune prime esecuzioni di sue composizioni sempre accolte in modo trionfale sia alcuni nuovi amori come quello per Karoline, figlia di Josephine Lang, una sua vecchia fiamma di 25 anni prima, che avrebbe voluto sposarlo, ma che, però, si rifiutò di convertirsi al cattolicesimo, o quello per Adele, figlia quest’ultima di un decoratore, nota come la dama velata ai suoi funerali. Nonostante ciò, l’acuirsi di alcuni problemi nervosi costrinse il compositore, nell’autunno del 1890, a chiedere, all’imperatore, di andare in pensione come organista di corte e un congedo di sei mesi per malattia al Conservatorio che il 15 gennaio gli conferì una pensione. Altri onori pubblici, come la nomina di dottore Honoris Causa all’Università di Vienna il 7 novembre 1891 regalarono qualche momento di gioia negli ultimi difficili anni di vita di Bruckner che, quasi presago della vicina morte, fu preso dall’affannosa volontà di portare a termine la sua Nona sinfonia. Negli ultimi tre anni di vita si aggravò lo stato di salute di Bruckner che, nonostante tutto, il 29 ottobre 1894 riprese i suoi corsi all’Università in condizioni drammatiche. Nonostante le precarie condizioni fisiche, Bruckner continuò a comporre e il 30 novembre completò l’Adagio e iniziò il Finale della Nona e la sera di Natale si sedette per l’ultima volta all’organo a Klosternburg, concludendo la sua esibizione con una nota falsa essendogli scivolato il piede sulla pedaliera. L’11 ottobre 1896, proprio, mentre, seduto al pianoforte, stava lavorando al Finale della Nona, sentì un forte brivido, chiese del tè caldo, si mise a letto e morì, senza riuscire a completare questo suo ultimo lavoro sinfonico. La Sinfonia, eseguita postuma a Vienna l’11 febbraio 1903 sotto la direzione di Ferdinand Löwe che aveva approntato una revisione dei primi tre movimenti, fu ripresa nella versione originale rivista questa volta da Robert Haas, sotto la direzione di Siegmund von Hausegger a Monaco il 2 aprile 1932. Per quanto riguarda l’ultimo movimento sarà eseguito il Finale “SPCM”, sul quale il dottore John Philips, autore della presente edizione, ha scritto nelle sue note di programma:
«Iniziati nel 1983, gli sforzi per ricostruire il finale da parte del team editoriale di Nicola Samale, John Phillips e del defunto Benjamin-Gunnar Cohrs e Giuseppe Mazzuca (da qui “SPCM”) hanno portato alla pubblicazione nell’autorevole Bruckner Complete Edition della ricostruzione di Phillips della partitura autografa di Bruckner (1994, 1999) e dell’edizione facsimile dei manoscritti originali (1996). Ciò avrebbe portato a una rivoluzione nell’opinione musicologica informata sul movimento. Phillips ha inoltre preparato una Documentation of the Finale Fragments (1999), una realizzazione “sanificata” della partitura di Bruckner senza nemmeno il minimo lavoro compositivo richiesto per colmare i bifogli perduti. La prima esecuzione di questa partitura da parte di Nikolaus Harnoncourt nel 1999 al rinomato Musikverein fu la prima volta che un’orchestra eseguì il movimento a Vienna, 103 anni dopo che Bruckner aveva posato la penna per l’ultima volta nella loggia del Palazzo del Belvedere, a soli 1,5 chilometri di distanza.
Phillips e Cohrs pubblicarono indipendentemente le tesi di dottorato sulla nona e numerosi articoli sia in tedesco che in inglese. Questo esauriente corpus di ricerche dimostrò che per il finale sopravvive molto di più di quanto si credesse in precedenza e che Bruckner aveva lasciato una partitura definitiva, non solo delle bozze. Bruckner era anche un compositore profondamente metodico e teoricamente perspicace, in cui le decisioni artistiche seguivano una logica compositiva facilmente interpretabile. Ulteriori approfondimenti furono forniti dal confronto con i passaggi analoghi nelle sinfonie precedenti, i primi tre movimenti della nona e le sezioni completate del finale stesso. Ricostruire la continuità compositiva del finale e completarne l’orchestrazione fu un processo molto meno soggettivo di quanto potesse inizialmente sembrare.
Il finale “SPCM” ha avuto oltre 80 esecuzioni e registrazioni in tutto il mondo dal 1985 e ha visto revisioni e perfezionamenti progressivi nel corso della sua storia. L’ultima revisione del dottore John Phillips, che ha l’approvazione incondizionata del Maestro Samale, è stata presentata in anteprima a Londra dalla London Philharmonic nel novembre 2022 diretta da Robin Ticciati OBE».
Sin dai primi abbozzi risalenti al 1887, appare evidente l’intenzione di Bruckner di costruire, sul modello degli ultimi lavori di Schubert e di Beethoven, al quale il compositore si richiamò anche nella scelta della tonalità di re minore, un grande lavoro sinfonico denso di significati e degna della dedica fervida e sincera al Buon Dio. Il primo movimento, Feierlich (Solenne), Misterioso, di questa sinfonia, monumentale sia nell’organico che nelle proporzioni, ha una struttura plurimotivica con il primo tema che, come accade spesso nei lavori sinfonici di Bruckner, nasce a poco a poco su un tremolo degli archi, a cui è, invece, affidato il cantabile secondo tema. Estremamente raffinato, dal punto di vista contrappuntistico, è lo sviluppo, mentre due corali precedono la coda del movimento. Il secondo movimento, Scherzo, è un tragico Ländler, aperto da un tema in pizzicato degli archi a cui si contrappone una sezione in fortissimo a cui partecipa l’intera orchestra raggiunta dopo un crescendo. Di carattere danzante è anche il Trio, del quale sono protagonisti i violini primi con un tema brillante eseguito in uno staccato spiccato e a un ritmo veloce quanto quello dello scherzo. Protagonisti dell’Adagio, ultimo movimento completato da Bruckner e autentico congedo dalla vita, sono ancora i violini che in apertura descrivono un arco melodico particolarmente ampio e frastagliato. Questo movimento è in realtà un caleidoscopio delle possibilità tecniche ed espressive della scrittura di Bruckner con intense armonie che ricordano i cromatismi del Tristano, con squilli di trombe e con i corali di tube, tipici dello stile del compositore austriaco. Per quanto riguarda il finale, sempre il Dottor Philips ha scritto nel succitato programma:
«Il ritmo iniziale oscuro e punteggiato del finale e le progressioni di tritoni "demoniache", il più vicino all'atonalità che Bruckner abbia mai raggiunto, si ripeteranno per tutto il movimento. Questo inizio minaccioso si trasforma rapidamente in un altro terrificante tema principale; come se Dio apparisse all'anima come un giudice spietato. Il secondo gruppo, inizialmente desolato, sembra poi richiamare i ricordi più felici. Il terzo gruppo è il magnifico corale prefigurato nell'Adagio; l'idea della croce come un vessillo reale, Vexilla regis prodeunt, promette la redenzione finale, ma si interrompe in una catastrofica crisi di fede. L'anima ha ancora molto da subire.
La sezione di sviluppo successiva è dominata da un motivo di quattro note che Bruckner prese in prestito dal suo Te Deum, forse simbolo di fede. Il tema principale ritorna come una fuga audace, seguita da un crescendo che culmina in un nuovo tema vittorioso nei corni, che si interrompe in un vuoto che riecheggia. Segue la ripresa del secondo gruppo, che porta due allusioni musicali: in primo luogo, al corale, una probabile anticipazione dell'apparizione di quel tema nella coda, e in secondo luogo, all'antico inno Cristo è risorto, favorito dal compositore. Questo passaggio ci riporta alla tragica e minacciosa tonalità di Re minore, ma improvvisamente, in uno dei più grandi passaggi di tutto Bruckner, il corale torna in Re maggiore unito al motivo del Te Deum. Sentiamo che stiamo finalmente tornando a casa. Bruckner passa al tema trionfale dei corni, solo per confrontarci di nuovo con il tema principale proibitivo del primo movimento.
Abbiamo ricostruito la coda di Bruckner in modo più accurato che mai: 68 delle sue 89 battute sono ora direttamente sottoposte alle bozze di Bruckner. Una salita misteriosamente circolare conduce all'affermazione finale del corale, per la quale abbiamo la suddetta allusione nella ripresa, così come uno schizzo tardivo. Quindi, le tre notevoli bozze del maggio 1896, ora incluse nella loro interezza, consentono ai temi del primo movimento e del finale di combinarsi in un'affermazione simbolica dell'unità sottostante dell'intera sinfonia. Per il culmine di questo passaggio Bruckner scelse la stessa progressione di tritono - Do bemolle (o Si) a Fa - come culmine del primo movimento. Quindi, tramite un passaggio finale e spaventosamente dissonante (forse il giudizio?) l'opera cade nel glorioso Re maggiore della Salvezza.
È qui che Bruckner dichiarò che avrebbe introdotto, con grande potenza, un Alleluja prefigurato in un movimento precedente, «affinché la sinfonia si concludesse con un inno di lode al caro Signore». Come abbiamo visto, questo può essere identificato come il primo ingresso delle trombe nell'Adagio: questo tema si combina senza sforzo con il motivo del Te Deum in molteplici varianti. I numerosi indizi compositivi, non ultimo la magnifica conclusione di Helgoland, rivelano come Bruckner avrebbe trasformato questo nel suo inno di lode conclusivo».
Riccardo Viagrande
Durata: 81'