SINFONIA DELLE ALPI

MARKUS STENZ direttore

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    17 Ottobre 2026

    Ore

    17,30

    Durata

    50min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Richard Strauss
    Monaco di Baviera, 1864 - Garmisch-Partenkirchen, 1949

    Eine Alpensinfonie (Una sinfonia delle Alpi) poema sinfonico op. 64

    Notte; Sorgere del sole; L’ascensione; Ingresso nel bosco; Cammino lungo il ruscello; Alla cascata; Apparizione; Sui prati fioriti; Sul pascolo; Fra macchie e fratte, per sentieri impervi; Sul ghiacciaio; Momenti di pericolo; Sulla cima; Visione; Si alza la nebbia; Il sole si oscura a poco a poco; Elegia; Quiete prima della tempesta; Uragano e tempesta, discesa; Tramonto; Ultima risonanza; Notte.

     

    Una sinfonia delle Alpi (Eine Alpensinfonie) è il più grande poema sinfonico di Richard Strauss, non solo per le dimensioni della partitura, la cui esecuzione occupa oltre tre quarti d’ora, ma anche per l’organico, che consta di circa 123 elementi (compresi 12 corni e 2 tromboni che suonano dietro le quinte, un eolifono, ossia una macchina del vento, e una macchina del tuono). Della grande maestria con cui è trattata l’orchestra in questa partitura, Strauss si rese conto soltanto alla fine delle prove, quando esclamò: «Finalmente ho imparato ad orchestrare». Quest’affermazione è vera solo in parte, in quanto il compositore tedesco aveva già dato convincenti prove della sua capacità di strumentatore in altri poemi sinfonici, tra cui Also sprach Zarathustra, che tuttavia non presenta un organico così vasto e imponente. La scelta di utilizzare un tale organico risponde alla volontà di Strauss di esprimere nel modo più compiuto possibile il programma filosofico che si era prefissato, sinteticamente annotato nel suo diario il 18 maggio 1911 dopo aver appreso della morte di Gustav Mahler. A proposito della Sinfonia delle Alpi, il cui titolo originario era L’Anticristo, il compositore annotò che questo poema sinfonico doveva esprimere: «La purificazione morale dell’uomo grazie ai suoi soli sforzi, la liberazione dal lavoro, il culto dell’eterna, splendida natura». La natura, quindi, diventa espressione di un paganesimo di ascendenza nietzschiana che trova tuttavia la sua ispirazione in una gita in montagna sulle Alpi bavaresi fatta dal compositore quando aveva appena quattordici anni. L’episodio biografico e la conoscenza dell’opera di Nietzsche avevano ispirato al compositore già nel 1902 un poema sinfonico che realizzasse una sintesi perfetta tra i due elementi, ma il progetto fu momentaneamente accantonato per essere ripreso soltanto nel 1911. Strauss ultimò la composizione della Sinfonia nella versione pianistica il 5 agosto 1913, mantenendo nell’autografo il titolo originario, L’Anticristo, e completando l’orchestrazione,  che tante soddisfazioni gli avrebbe dato, soltanto l’8 febbraio 1915. La prima esecuzione, diretta dallo stesso compositore, avvenne il 25 ottobre dello stesso anno a Berlino con l’Orchestra Reale di Dresda, dedicataria dell’opera insieme al conte Nicolaus Seebach. 

    La musica segue perfettamente il programma, corrispondente alla descrizione di una giornata trascorsa in montagna dall’alba al tramonto, e si avvale di una scrittura elaborata con tecniche contemporanee. Ne sono esempi la politonalità presente nella sovrapposizione di un accordo di Re minore su uno di Si bemolle minore all’inizio della partitura, e i cluster diatonici nella sezione iniziale, La notte, dove gli archi tengono tutti i sette suoni della scala di Si bemolle minore in una sonorità ovattata e quasi impercettibile. Questa atmosfera si contrappone alla sezione successiva, Sorgere del sole, nella quale il tema iniziale è esposto dall’orchestra a pieno organico in La maggiore. Non meno suggestiva è la sezione L’ascesa, nella quale prende forma il tema del viandante: reso dalle sonorità gravi degli archi e dei corni, esso s’innalza fino a dare l’impressione di toccare quasi il sole, il cui tema ritorna esposto in fortissimo. Da questo momento in poi si dispiega tutto il paesaggio alpino: il bosco (Entrata nel bosco), il cui mormorio è reso dagli arpeggi degli archi; il ruscello (Cammino lungo il ruscello); la cascata, il cui turbine d’acqua è descritto da scale discendenti; i prati fioriti nei quali il compositore cammina accompagnato dal tema del viandante; i pascoli; i sentieri impervi e le fratte, la cui struttura labirintica è espressa da un fugato; fino alla cima, dove è affidato all’oboe il compito di trasmettere tutta la meraviglia del paesaggio sottostante. Il culmine è rappresentato dalla Visione, in cui Strauss dà prova della sua grande perizia contrappuntistica costruendo un imponente fugato con i temi della cima, della montagna e del sole, il quale risuona nelle canne dell’organo, quasi a voler affermare una religione laica e pagana della natura. Poco dopo, la natura esprime tutta la sua straordinaria forza nel temporale, preannunciato da cupi tuoni efficacemente riprodotti dal suono dei timpani in lontananza. La tempesta esplode in tutta la sua potenza con l’orchestra che disegna piene scale discendenti, le quali si placano poi nel tramonto e, infine, nella notte. In una struttura circolare, metafora del carattere onnicomprensivo della natura, il poema sinfonico si conclude con un dolcissimo accordo di Si bemolle minore. I cluster diatonici ripresi nel finale e costruiti su tutti i suoni della scala di Si bemolle minore sembrano indicare che la natura è stata rappresentata in tutte le sue forme, belle o terribili, ma sempre sublimi, esattamente come la musica che le può esprimere nel modo più alto e compiuto.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 50'