LA VITA D'EROE

GRAEME JENKINS direttore

ETTORE PAGANO violoncello

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    06 Novembre 2026

    Ore

    20,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Gabriel Fauré
    Pamiers, 1845 - Parigi, 1924

    Élégie per violoncello op. 24

    Molto adagio

     

    Convinto dai successi ottenuti presso la Société Nationale de Musique con la Sonata per violino e il Quartetto in do minore del fatto che la musica da camera gli fosse particolarmente congeniale, Fauré nel 1880 pensò di scrivere una sonata per violoncello e pianoforte, partendo, come spesso gli accadeva, dal secondo movimento. Eseguito per la prima volta il 21 giugno 1880 presso la casa di Saint-Saëns, questo brano ottenne una calorosa accoglienza che, tuttavia, non fu sufficiente a spingere Fauré a completare la sonata. Nel 1883 il compositore diede, quindi, alle stampe con il titolo di Élégie questo unico movimento, che condivide con il precedente quartetto la tonalità di do minore. L’immediata popolarità del lavoro indusse, nel 1895, il direttore d’orchestra Édouard Colonne a chiedere a Fauré di realizzarne una versione per violoncello e orchestra, eseguita per la prima volta a Parigi presso la Société Nationale de Musique il 26 aprile 1901, con Pablo Casals in qualità di solista. Si tratta di una pagina d’intenso lirismo nella cui parte iniziale il violoncello, sostenuto da accordi ribattuti dell’orchestra, dà vita a una sorta di funebre melopea. Nella sezione centrale emerge, invece, un tema più dolce e appassionato che conduce a un climax espressivo, prima di spegnersi nella ripresa della melopea iniziale.

    Durata: 8'

    Camille Saint-Saëns
    Parigi, 1835 - Algeri, 1921

    Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33

    Allegro non troppo - Allegretto con moto - Un peu moins vite

     

    Ritenuto un capolavoro dalla critica sin dalla prima esecuzione, avvenuta il 19 gennaio 1873 a opera dell’Orchestra del Conservatorio di Parigi diretta da Édouard Deldevez e con il celebre violoncellista Auguste Tolbecque in qualità di solista, il Primo Concerto per violoncello e orchestra op. 33, composto nel 1872, proiettò finalmente il trentasettenne Saint-Saëns nel gotha dei compositori francesi dell’epoca. Nel decennio precedente Saint-Saëns, pur svolgendo un'indefessa attività divulgativa e compositiva, non aveva infatti intrattenuto un buon rapporto con la stampa francese, che lo aveva fatto oggetto di dure critiche. Un esempio è l'articolo apparso sulla «Revue des Deux Mondes» nel 1862, nel quale al compositore venivano riconosciute la vasta cultura e le qualità di studioso, ma venivano anche imputate una carenza di originalità e una certa pedanteria. Fortunatamente i suoi detrattori, che Saint-Saëns ritrasse in modo ironico nel Carnevale degli animali, non minarono le certezze del musicista, la cui fama incominciò a varcare i confini della Francia grazie al Secondo Concerto per pianoforte e orchestra, accolto entusiasticamente da Franz Liszt. 

    In realtà, anche questo Concerto per violoncello presenta un legame con il maestro ungherese, in quanto si configura quasi come un omaggio a Liszt, alla cui produzione concertistica si ispira per l'adozione della forma ciclica, consistente nella mutazione costante del materiale tematico che riappare in tutte e tre le sezioni dell’unico flusso musicale di cui è costituita l'opera. In questo lavoro convivono inoltre elementi della tradizione e soluzioni estremamente innovative, come la scelta di unire i tre movimenti in un unico blocco senza soluzione di continuità e il particolare sviluppo del tema che, dopo essere stato modificato e variato, viene riproposto alla fine nella sua forma originale. Questo lavoro si muove dunque su una sottile linea di demarcazione tra le forme classiche, rappresentate dalla dialettica tematica della forma-sonata nella prima sezione, dal Minuetto nella seconda e da un accenno di cadenza, e una libertà creativa che di fatto quasi le nega, creando nell'ascoltatore un singolare effetto di straniamento. Questo procedimento compositivo è evidente già nella prima sezione del Concerto, dove al sinuoso primo tema, esposto dal violoncello dopo un secco accordo dell’orchestra, si contrappone l'accenno di un secondo tema. Si tratta di un'oasi lirica che, però, sembra non assumere mai una vera e propria fisionomia, lasciando solo abbozzata quella dialettica tematica che costituisce la base della forma-sonata. Un breve ritenuto conduce alla seconda sezione (Allegretto con moto), costituita da un grazioso Minuetto che cede il posto a un romantico valzer, in una sezione identificabile con il classico Trio. Aperta da un bellissimo e lirico tema, che mostra una lontana parentela con quello principale della prima sezione, l'ultima parte (Un peu moins vite) esibisce una scrittura dal forte carattere virtuosistico, che sfocia infine nella travolgente coda.

    Durata: 18'

    Richard Strauss
    Monaco di Baviera, 1864 - Garmisch-Partenkirchen, 1949

    Ein Heldenleben (Una vita d’eroe), poema sinfonico op. 40

    L’eroe; Gli avversari dell’eroe; La compagna dell’eroe; Il campo di battaglia dell’eroe; Le opere di pace dell’eroe; Il ritiro dal mondo e la fine dell’eroe

     

    Richard Strauss, nell’ultimo dei suoi poemi sinfonici, Ein Heldenleben (Una vita d'eroe), composto nel 1898, presenta un programma letterario alquanto originale: la rappresentazione della sua stessa vita, vista alla stregua di quella di un eroe che non ha nulla da invidiare ai grandi personaggi storici e si contrappone in modo quasi titanico ai propri detrattori. Il compositore ebbe modo di chiarire le sue intenzioni in una lettera indirizzata a Romain Rolland: “Io non vedo perché non dovrei comporre una sinfonia su me stesso; trovo me stesso altrettanto interessante quanto Napoleone o Alessandro”.

    Il riferimento a Napoleone è estremamente importante, in quanto questo poema sinfonico, almeno nella tonalità d’impianto, mi bemolle maggiore, si ispira apertamente all’Eroica di Beethoven, inizialmente dedicata proprio all’imperatore francese. Protagonista del brano, eseguito per la prima volta a Francoforte il 3 marzo 1899 sotto la direzione dell’autore, è quindi lo stesso Strauss il quale ripercorre la propria biografia seguendo fedelmente il programma letterario nelle sei sezioni dell'opera, a ciascuna delle quali fu attribuito un titolo nella prima edizione.

    Nella prima sezione, intitolata L’eroe e costituita da ben 116 battute che scorrono senza soluzione di continuità, il protagonista viene presentato immediatamente da un tema straordinariamente energico affidato ai corni e ai violoncelli. Una sola battuta di silenzio la separa dalla seconda parte, Gli avversari dell’eroe, nella quale Strauss si prende gioco dei suoi detrattori e di quel pubblico che, non molto tempo prima, aveva fischiato la sua opera Guntram. Per dare vita al suo fine umorismo, il compositore si serve di brillanti figurazioni ritmiche affidate ai legni nel registro medio-acuto, che richiamano onomatopeicamente un carattere petulante. A loro si oppone l’eroe, la cui figura emerge grazie a forti contrasti timbrici e tematici. La contrapposizione si scioglie quando la dolce voce del violino solista introduce, nella terza sezione intitolata La compagna dell’eroe, la protagonista femminile. Dietro di lei si cela la moglie del compositore, Pauline de Ahna, un soprano che Strauss aveva conosciuto nell’estate del 1887. Il compito di tradurre in musica la complessa personalità della consorte non fu facile per Strauss, che a tal proposito affermò: "Lei è un aroma che mi trattiene dall’andare". Questo quadro, dipinto con i colori più efficaci dell'orchestra, crea un’atmosfera incantata e serena.

    Questa serenità è destinata a durare poco. Nella sezione successiva, Il campo di battaglia dell’eroe, riappaiono infatti i temi dell’eroe e dei suoi nemici in uno scontro serrato sul quale, alla fine, il protagonista celebra il proprio trionfo, sebbene sulla vittoria si allunghi l’ombra angosciante e minacciosa dei timpani. Nelle Opere di pace dell’eroe, invece, il compositore mostra con orgoglio la sua produzione passata, citando non senza ironia i temi più significativi dei suoi poemi sinfonici (Don Giovanni, Così parlò Zarathustra, Morte e Trasfigurazione, Don Chisciotte, Till Eulenspiegel, Macbeth) e della stessa opera fischiata, Guntram. In questa straordinaria rassegna si insinua però, di tanto in tanto, il tema degli avversari, sempre pronti a criticare. Nell’ultima sezione, Il ritiro dal mondo e la fine dell’eroe, il compositore si congeda con toni pastorali e con una scrittura che rappresenta efficacemente una raggiunta serenità interiore. Strauss sembra così voler salutare il mondo della musica a programma per dedicarsi esclusivamente, da questo momento in poi, alla sua successiva attività principale: il teatro d'opera.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 40'