PROSPETTIVE SONORE
DANIELE SQUEO direttore
SERGEI NAKARIAKOV tromba
EDOARDO SIRAVO voce recitante
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Programma
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Alexandr Grigor’evič Arutiunian
Erevan 1920 - 2012Concerto per tromba in la bemolle maggiore
Andante maestoso - Allegro energico - Meno mosso - Tempo I - Meno mosso -Tempo I - Cadenza e Coda
Nato a Yerevan, Aleksandr Grigor’evič Arutiunian studiò pianoforte e composizione nel Conservatorio della sua città natale, diplomandosi alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946 si trasferì a Mosca per studiare composizione con Litinsky e nel 1949 ricevette il Premio Stalin per una cantata. Tornato a Yerevan nel 1954, insegnò al Conservatorio e divenne direttore artistico della Filarmonica di Stato Armena. Considerato da Aram Chačaturjan un promettente compositore sovietico, Arutiunian ottenne ampi consensi grazie a una produzione legata alla valorizzazione della tradizione musicale armena, che influenza anche le melodie del Concerto per tromba e orchestra del 1950. Inizialmente l’opera era stata progettata nel 1943 per Zsolak Vartasarian, prima tromba dell’Orchestra Filarmonica Armena, scomparso però durante la guerra. Il Concerto fu quindi eseguito per la prima volta da Aykaz Messlayan, mentre Timofei Dokschitzer ne promosse la notorietà internazionale facendolo conoscere negli Stati Uniti. Entrato stabilmente nel repertorio, il brano è diventato anche un pezzo d’audizione ricorrente alla Juilliard School.
Dal punto di vista formale il Concerto si articola in un unico movimento diviso in sette sezioni, caratterizzate dai tratti della melopea armena attraverso temi originali. Un breve Andante maestoso introduce la tromba con un tema lirico, a cui segue l’Allegro energico, una sezione di grande effetto che funge quasi da refrain. Successivamente si inserisce un appassionato e malinconico Meno mosso. L’intera composizione si sviluppa su questa alternanza tra momenti contrastanti, in cui a sezioni virtuosistiche come il Tempo I si avvicendano altre di carattere più cantabile, fino alla Cadenza che conduce alla travolgente Coda finale.
Durata: 15'
Marco Tutino
(Milano 1954)Vatel, melologo per recitante e orchestra (prima esecuzione a Palermo)
Composto nel 2014 ed eseguito per la prima volta il 12 marzo 2015 a Milano con l’Orchestra dei Pomeriggi musicali diretta da Andrea Battistoni e Alfonso Antoniozzi come voce tecitante, Vatel di Marco Tutino è un melologo il cui testo, scritto da Angelo Calippo, ha per protagonista François Vatel (Tournai 1631 – Chantilly 1671), l’inventore della famosa crema Chantilly. Già frequentato da illustri compositori, il melologo è una forma nella quale il compositore milanese mostra di trovarsi particolarmente a suo agio, dal momento che, in questo modo, può pensare alla musica come a un paesaggio, in cui, come affermato dal compositore “il paesaggio non debba essere un semplice sfondo, e nemmeno un commento per quanto pertinente ad una narrazione altra. Nel mio caso, e devo dire non solo nel mio (penso ad esempio alle splendide e sfavillanti narrazioni del ciclo di Alice Variation, ed in particolare Final Alice, di David del Tredici) la musica e il testo stringono un patto indissolubile nel concorrere alla drammaturgia che qualsiasi storia narrata sottende. E la supremazia dell’una sull’altra è esclusa: entrambe narrano, su piani e con lingue diverse, la stessa vicenda. Come direbbe Vatel, che di amalgami e alchimie se ne intendeva, dall’unione di diversi elementi si può ottenere una terza cosa che ha però un unico sapore, che non è la somma algebrica delle sue componenti ma la fusione inestricabile di sostanze precedentemente divise”.
In questo lavoro la musica di Tutino, quindi, non amplifica né sottrae senso al testo letterario, ma dà vita a un terzo soggetto narrante e, come sempre affermato dal compositore “di conseguenza anche a una terza narrazione, che è il risultato della compenetrazione alchemica delle due componenti originali. Per questo ho rinunciato da subito a concepire tra testo e musica un rapporto temporale tra l’epoca del personaggio narrante e narrato e la musica che vi appartiene storicamente; impiegando invece un linguaggio musicale intriso di memoria di passati tra loro distanti cronologicamente, il settecento escluso: avrebbe costituito una forza centripeta troppo forte e convergente verso l’epoca in questione, privando l’alchimia di troppi elementi e sapori utili a ottenere il gusto ricercato. E inoltre, la presenza di memorie settecentesche riferite al testo avrebbe anche limitato la possibilità straordinaria che il linguaggio musicale detiene quasi in esclusiva, di rendere presente ogni passato, di riannodare ogni distanza temporale in un attimo, e in definitiva di annullare il tempo cronologico per evocare un tempo interiore che è per sua natura immanente. Che proprio l’arte che riveste il tempo di suono sia quella che più lo allontana e lo sottrae alla nostra esperienza pratica, mi è sempre sembrato un paradosso squisito. Vatel è dunque il racconto di una esperienza, ma anche l’esperienza del racconto. Si divide in porzioni distinte, possiede temi ben riconoscibili e ricorrenti, impiega una logica armonica assai unitaria, e si dota di una struttura ritmica molto omogenea. Ma questi sono ingredienti che tutti possono procurarsi. Quanto al modo di metterli assieme, la ricetta è segreta”.
Durata: 23'
Sergej Sergeevič Prokof'ev
Soncovka 1891 - Mosca 1953Sinfonia n. 7 in do diesis minore op. 131
Moderato
Allegretto
Andante espressivo
Vivace, moderato marcato, Poco più animato (Tempo I), Più lento, Meno mosso, Vivace I
Completata nel 1952, un anno prima della morte, la Settima sinfonia rappresenta l’ultimo lavoro sinfonico di Prokof’ev e segna il suo ritorno a questa forma musicale dopo un silenzio durato ben cinque anni. La prima esecuzione a Leningrado della Sesta sinfonia, diretta da Evgenij Mravinskij l’11 ottobre 1947, aveva, infatti, suscitato, nonostante l’immediato grande successo di pubblico e di critica, forti polemiche a livello politico. L’ingiusta stroncatura di Andrej Aleksandrovič Ždanov, voce ufficiale del Partito Comunista Sovietico per le questioni culturali, aveva condannato senza appello la Sesta Sinfonia, definendola arte formalista e causando così la scomparsa di questo lavoro dal repertorio, come ricordato da Grigorij Šneerspon, musicologo e amico di Prokof’ev: “Per molti anni fu soggetta a non essere eseguita, come se soffrisse di eccessivi pericoli espressionistici, di un linguaggio dal carattere intenzionalmente cifrato. Insieme all’Ottava di Šostakovič, alla Seconda e alla Terza (Sinfonia-Poema) di Chačaturjan, insieme alle opere di Mjaskovskij, Šebalin e Popov, la Sesta di Prokof’ev venne classificata come arte formalista”.
Il timore di incorrere nuovamente nella condanna degli ambienti culturali sovietici che lo segnalavano come personaggio sospetto al regime e, altresì, avevano censurato pesantemente la sua recente opera Guerra e Pace, aveva, inevitabilmente, indotto Prokof’ev a non cimentarsi più nel genere sinfonico. Nei cinque anni che separano la composizione della Sesta dalla Settima sinfonia Prokof’ev, colpito dall’ostracismo del regime sovietico nei confronti della sua musica, aveva cercato di riconquistare il favore degli ambienti politici con una lettera indirizzata a Policarp Lebedev, Presidente degli Affari Artistici. L’iniziativa non sortì l’effetto desiderato e Prokof’ev, costretto ancora a subire l’ostracismo del regime e a vivere gli anni più difficili della propria esistenza, vide le sue opere sistematicamente estromesse dai cartelloni. Ridotto quasi in miseria e in precarie condizioni di salute, Prokof’ev, al quale erano rimasti vicini alcuni amici come Rostropovič, lavorò alle sue ultime composizioni tra le quali spicca certamente questa Settima sinfonia, scritta nel 1952 su commissione di un canale radiofonico la cui programmazione era interamente dedicata a un pubblico di bambini. La prima esecuzione della Sinfonia, avvenuta l’11 ottobre 1952 nella sala Colonne a Mosca sotto la direzione di Samosud, uno dei pochi amici che gli erano rimasti vicini in quella difficile congiuntura, coincise con l’ultima apparizione pubblica del compositore che, già seriamente malato e costretto a frequenti ricoveri in ospedale, morì pochi mesi dopo il 5 marzo 1953 per un attacco di emorragia cerebrale.
Concepita inizialmente come suite per bambini, questa Sinfonia è una pagina estremamente serena di carattere lirico con melodie orecchiabili e con una strumentazione piuttosto semplice che mostrano chiaramente l’intento didattico del compositore. Il primo movimento, Moderato, si apre con un primo tema malinconico affidato ai violini e in contrasto con il secondo, di carattere lirico e intonato dai violoncelli. Un motivo dall’andamento cullante caratterizza il secondo movimento, Allegretto, un valzer nel quale appaiono alcune reminiscenze del balletto Cenerentola. Non meno lirico e intenso è il terzo movimento, Andante espressivo, mentre più mosso è il Finale, dove appaiono alcuni richiami al secondo tema del primo movimento.
Riccardo Viagrande
Durata: 31'