Stravinskij/Mendelssohn /Dvořák

GIULIO ARNOFI direttore

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    24 Gennaio 2026

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    30 - 18 €

    Calendario

  • Programma

  • Igor Fëdorovič Stravinskij
    Lomonosov, 1882 - New York, 1971

    Danses concertantes

    1.Marche, Introduction

    2.Pas d'action - Con moto

    3.Thème varié - Lento

    a. Variazione I - Allegretto

    b. Variazione II - Scherzando

    c. Variazione III - Andantino

    d. Variazione IV - Tempo giusto

    4.Pas de deux - Risoluto, Andante sostenuto

    5.Marche, Conclusion

     

    Chiamate nel manoscritto originale Concerto per piccola orchestra, le Danses concertantes, che, nelle intenzioni di Stravinskij avrebbero dovuto essere delle composizioni “astratte”, furono da lui composte nel 1941 quando il compositore si trovava negli Stati Uniti, dove si era recato nel 1939, inizialmente, solo per tenere un corso di poetica musicale ad Harvard, ma dove si sarebbe stabilito per il resto della sua vita, acquisendo anche la cittadinanza americana nel 1945. Lo scoppio della guerra in Europa, infatti, aveva indotto Stravinskij a rimanere negli Stati Uniti, dove pose la sua residenza, prima, a Los Angeles e, poi, a West Hollywood, in un’abitazione che si trovava a pochi isolati dall'incrocio tra Sunset e Doheny e che sarebbe diventata la sua dimora per i successivi 30 anni. Viveva già a West Hollywood, dove molti artisti e intellettuali europei si erano rifugiati per sfuggire alla tragedia della guerra, quando ricevette la commissione di questo suo lavoro da Werner Janssen, compositore e direttore d’orchestra, che nel 1940 aveva fondato un’orchestra con lo scopo di diffondere la musica contemporanea e di rivaleggiare con la Los Angeles Philharmonic Orchestra. Completate il 13 gennaio 1942 ed eseguite, per la prima volta, presso il Philharmonic Auditorium di Hollywood, l’8 febbraio 1942, sotto la direzione di Stravinskij, per quanto fossero concepite come danze astratte, furono, però, trasformate in coreografia, due anni dopo, da George Balanchine e, in forma di balletto, videro le scene al City Center Theater of Music Drama di New York, il 10 settembre 1944. Aperte e chiuse da due Marce, che incastonano un Rondò (Pas d’action), un tema e 4 variazioni (Thème varié) e una danza solistica (Pas de deux), queste danze sono piene di autocitazioni a partire dal Concerto in mi bemolle "Dumbarton Oaks” del 1938, i cui echi appaiono nella prima marcia, aperta, inoltre, da un gesto ritmico che ricorda la Sagra, a Jeu de cartes, a Histoire du soldat e a Pribautki.

    Durata: 22'

    Felix Mendelssohn-Bartholdy
    Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847

    Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice), ouverture op. 27

    Adagio. Molto allegro e vivace. Allegro maestoso

     

    Genio precoce, Mendelssohn, che, già nel 1826, quando aveva appena 17 anni aveva composto quell’autentico capolavoro che è l’ouverture Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 21, era solito trovare in opere letterarie la sua fonte d’ispirazione. Questo è anche il caso dell’ouverture da concerto Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice), op. 27, composta nel 1828 e ispirata a due poesie di Goethe Meeresstille e Glücksfahrt, già messe in musica da Beethoven tra la fine del 1814 e l’estate del 1815 nella cantata dallo stesso titolo, con la quale l’ouverture di Mendelssohn condivide la tonalità di re maggiore a dimostrazione del fatto che il compositore la conoscesse. Eseguita in forma privata il 7 settembre del 1828 e in pubblico il 1° dicembre 1832, in seguito a una revisione, presso la Singakademieam Unterden Linden di Berlino, l’ouverture è divisa in due parti che riflettono, rispettivamente, i contrastanti sentimenti che informano le liriche di Goethe. La prima è costituita da un Adagio, nel quale viene descritto il mare in una forma inquietante e misteriosa, determinata dalla bonaccia che, per le navi a vela, non era certo positiva. Una brezza marina, rappresentata da un guizzo del flauto, introduce la seconda sezione, il Viaggio felice (Glückliche Fahrt), nella quale la nave, sulle note di una melodia di carattere eroico, nel quale è evidente l’influenza beethoveniana e soprattutto del Fidelio, compie il suo viaggio fino a quando fanfare e “cannonate” di timpani annunciano il suo arrivo in porto.

    Durata: 15'

    Antonín Dvořák
    Nelahozeves 1841 - Praga 1904

    Sinfonia n. 9 (“dal Nuovo Mondo”) in mi minore op. 95 (B.178) (Sinfonia n. 5)

    Adagio, Allegro molto

    Largo

    Scherzo: Molto vivace Trio

    Allegro con fuoco

     

    La Sinfonia dal Nuovo mondo, quinta tra quelle date alle stampe, ma nona e ultima in ordine di composizione, fu composta tra il 19 dicembre del 1892 e il 24 maggio del 1893 a New York durante il soggiorno americano di Dvořák su commissione della New York Philharmonic Orchestra che la eseguì, per la prima volta, con un notevole successo, il 16 dicembre 1893 alla Carnegie Hall sotto la direzione di Anton Seidl. Alla fine di ogni movimento, infatti, scrosci fragorosi di applausi costrinsero il compositore ad alzarsi e a fare un inchino per salutare il pubblico. 

    Certamente Dvořák non aveva immaginato di conseguire un così strepitoso successo quando, nel 1892, dopo vari tentennamenti, aveva deciso di accettare il prestigioso incarico di direttore offertogli dal New York National Conservatory of Music, in sostituzione di Sibelius, con il quale non era stato possibile prendere contatti. Dvořák, di carattere schivo e poco propenso a lasciare la sua terra natia, si era deciso, perché pressato dalle insistenze di Mrs. Thurber, moglie di un ricchissimo commerciante newyorkese di generi coloniali, ad imbarcarsi il 15 settembre 1892 per l’America dove sul numero del 21 maggio 1893 del New York Herald rilasciò queste dichiarazioni: «Io sono ora convinto che la futura musica di questo paese debba basarsi su quelle che sono chiamate melodie Negre. Queste possono essere la base di una scuola di composizione seria e originale, da svilupparsi negli Stati Uniti. Questi graziosi e variati temi sono il prodotto del terreno. Sono Americani. […] Sono le canzoni popolari d'America e i vostri compositori devono rivolgersi ad esse. Tutti i grandi musicisti hanno preso in prestito temi della tradizione popolare. Il più affascinante scherzo di Beethoven è basato su ciò che ora potrebbe essere considerato come una melodia negra abilmente manipolata. Io stesso mi sono rivolto alle semplici, quasi dimenticate melodie dei contadini boemi per suggerimenti nei miei lavori più seri».               

    La tradizione americana, costituita dalla musica dei pellerossa e dei negri d’America, costituisce la base di questa composizione, non perché Dvořák abbia utilizzato dei temi tratti dal loro repertorio, ma perché, come ebbe modo di scrivere egli stesso in un articolo uscito sul New York Herald il 15 dicembre 1893, nel contesto dei temi originali, aveva inserito i caratteri propri della musica indiana. Nel suddetto articolo egli, infatti, aveva scritto: «Io non ho usato attualmente nessuna delle natie melodie americane. Io ho semplicemente scritto temi originali, incorporando le peculiarità della musica indiana, e, usando questi temi come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse dei ritmi moderni, del contrappunto e del colore orchestrale. […] L'influenza dell'America deve essere sentita nella mia sinfonia da chiunque abbia fiuto».

    Aperto da un Adagio introduttivo, il primo movimento Allegro molto, in forma-sonata, presenta immediatamente il primo tema, che, ispirato allo spiritual Swing Lo’Swett Chariot, ritorna anche nel corso della sinfonia fungendo da Leitmotiv e contribuendo a dare alla sinfonia stessa un’impostazione ciclica. Anche il secondo tema, presentato da oboi e flauti, è connotato in senso etnico. Nel secondo movimento, Largo, la connotazione etnica è resa dalla struttura pentatonica del tema principale, ispirato al poema epico indiano Hiawatha del poeta americano Henry Wadsworth Longfellow, dedicato al mitico fondatore della confederazione irochese. Questa pagina, nella quale emerge il bellissimo tema del corno inglese, evoca i funerali indiani celebrati nella foresta. Secondo quanto affermato dal compositore, anche il terzo movimento, Scherzo, sarebbe ispirato a questo poema e, in particolar modo, a una danza religiosa indiana, anche se alcuni musicologi hanno ritenuto di riscontrare nel tema principale alcuni tratti tipici della tradizione musicale mitteleuropea e, in particolar modo, del furiant, un'impetuosa danza ceca. Nell’ultimo movimento, Allegro con fuoco, in forma-sonata, dove, dopo una brevissima introduzione, esplode il tema più celebre dell’intera sinfonia, a cui si contrappone il secondo di carattere lirico, ritornano sia il Leitmotiv sia le idee tematiche principali del Largo e dello Scherzo nella sezione di sviluppo, aperta da un ritmo di Polka.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 40'