VIRTUOSISMO DELL’EST

KAREN DURGARIAN direttore

ASTRIG SIRANOSSIAN violoncello

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    28 Maggio 2027

    Ore

    20,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Alexandr Grigor’evič Arutiunian
    Erevan 1920 - 2012

    Valzer in re minore dal film About My Friend

    All’interno della vasta e varia produzione di Aleksandr Grigor’evič Arutiunian, un ruolo di rilievo è rivestito dalle sei colonne sonore scritte per il cinema in un arco di tempo che va dal 1955 al 2000. Tra i suoi primi lavori per il grande schermo si segnala certamente la partitura per il film Im ěnkeroj masin (About my friend), diretto dal regista armeno Yuri Yerznkyan e uscito nelle sale cinematografiche nel 1958. Alcuni dei brani della colonna sonora di questo film drammatico, ambientato durante l’assedio di Leningrado, si sono affermati nel repertorio sinfonico. Tra questi spicca il celebre Valzer da concerto, del quale Arutiunian, oltre alla versione per orchestra sinfonica, realizzò una riduzione per pianoforte e una versione da camera per strumenti a fiato e pianoforte. Si tratta di una pagina singolare, scritta insolitamente in una tonalità minore (re minore) e dall’andamento quasi “barcollante”, che rappresenta efficacemente i dubbi e le ansie dei giovani protagonisti nella Yerevan dell’epoca.

    Durata: 4'

    Aram Il'ič Chačaturjan
    Tblisi 1903 - Mosca 1978

    Concerto in mi minore per violoncello e orchestra

    Allegro moderato

    Andante sostenuto 

    Allegro (a battuta)

     

    Definito “una sinfonia con violoncello”, il Concerto per violoncello e orchestra fu composto da Aram Il’ič Chačaturjan nel 1946 per il famoso violoncellista Svyatoslav Knushevitsky, sebbene la prima idea di scriverlo risalga all’inizio degli anni ‘20, quando il compositore era ancora studente di violoncello presso l’Istituto Gnessin di Mosca. Chačaturjan avrebbe realizzato questo giovanile progetto soltanto dopo vent’anni e dopo aver composto il Concerto per pianoforte (1936) e quello per violino (1940), dedicati rispettivamente a Lev Oborin e a David Ojstrach, pianista e violinista del celebre Trio con pianoforte sovietico. Mancava all’appello soltanto il violoncellista, Svyatoslav Knushevitsky, che interpretò questo lavoro per la prima volta il 30 ottobre 1946 a Mosca. In occasione di questa prima esecuzione il Concerto, che si segnala per un tono cupo derivante dai dolorosi ricordi della Seconda Guerra Mondiale, da poco conclusa, ottenne un notevole successo. Dal 1948 quest’opera, tuttavia, fu colpita dall’ostracismo del regime sovietico, che gli imputò la mancanza di quel solare ottimismo richiesto dal realismo socialista. In conseguenza di ciò, il brano sparì per diverso tempo dalle sale da concerto.

    Un’atmosfera cupa contraddistingue l’introduzione orchestrale del primo movimento, Allegro moderato, nella quale emerge il tema del Dies irae a rimarcare il carattere funereo della composizione. Di grande impatto è l’ingresso del solista, la cui parte è caratterizzata da elementi della musica popolare armena, come i cromatismi. Estremamente virtuosistica, con doppie corde e passi veloci, è la cadenza. Un carattere espressivo e malinconico informa il secondo movimento, Andante sostenuto, interamente pervaso da un lirismo mediorientale intriso di melismi. Estremamente marcato dal punto di vista ritmico è, infine, il terzo movimento, Allegro, che, lungi dall’avere il carattere trionfale solitamente presente nei finali di concerto, presenta momenti di forte intensità drammatica. Il movimento si conclude con una travolgente e rapidissima coda.

    Durata: 31'

    Pëtr Il'ič Čajkovskij
    Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893

    Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36

    Andante sostenuto, Moderato con anima (in movimento di Valse)

    Andantino in modo di canzona

    Scherzo: pizzicato ostinato (Allegro, Trio)

    Finale (Allegro con fuoco)

     

    “Adesso, per esempio, in primo luogo, sono immerso in una sinfonia che ho cominciato già da questo inverno e che tengo molto a dedicarVi, perché mi pare che Vi troverete l’eco dei Vostri pensieri e sentimenti più intimi. Se non Vi fa piacere che il Vostro nome appaia sul frontespizio della sinfonia, allora, se lo desiderate, possiamo farne a meno. Soltanto noi sapremo a chi è dedicata. Possa questa musica, intimamente legata al mio pensiero di Voi, dirVi che Vi amo con tutta la forza della mia anima, mio amico sincero e incomparabile”. In questa lettera, indirizzata a Nadežda von Meck alla quale si era rivolto utilizzando il maschile per mascherare l’identità della sua benefattrice, Čajkovskij fa riferimento alla Quarta sinfonia, suo capolavoro, composta in un periodo molto difficile della sua vita, seguito all'affrettato e fallimentare matrimonio con Antonina Miljakova. La dolorosa separazione fu per lui causa di una profonda depressione tanto che il fratello Anatolij decise di condurlo prima in Svizzera, poi a Parigi e infine in Italia. Durante il suo viaggio nell’Europa occidentale egli si fece mandare da Mosca il manoscritto della Quarta sinfonia, abbozzata prima del matrimonio, alla quale lavorò così intensamente da completarne la partitura già entro il mese di gennaio 1878. Čajkovskij, soddisfatto del risultato, scrisse alla sua protettrice: “Forse mi sbaglio, ma mi pare che questa sinfonia sia una cosa poco comune e che sia migliore di tutto quello che ho fatto finora. Sono contento che sia nostra e che, ascoltandola, sappiate che ho pensato a Voi, battuta dopo battuta. Se non fosse stato per Voi non l’avrei mai portata a termine? A Mosca, quando pensavo che tutto fosse finito, avevo segnato il seguente appunto sul manoscritto di cui mi ero dimenticato e che soltanto adesso, riprendendo il mio lavoro, ho trovato. Avevo annotato sul titolo: in caso di mia morte, incarico di consegnare questo quaderno alla signora Von Meck. Volevo che conservaste il manoscritto della mia ultima composizione. Adesso, non soltanto sono vivo, sano e salvo, ma, grazie a Voi, posso dedicarmi interamente al lavoro, avendo coscienza che dalla mia penna sta uscendo una cosa che, mi pare, meriti di non essere dimenticata. Può essere che invece mi sbagli; l’esaltazione per la propria ultima composizione mi pare sia comune a tutti gli artisti. Scrivo la sinfonia in piena coscienza che questa composizione è fuori dall’ordine ed è formalmente più perfetta di tutte le mie precedenti”.

    Nonostante l’orchestrazione di questa sinfonia lo avesse assorbito totalmente, egli non sentì molto la fatica in quanto cosciente del valore di questa sua ultima creatura per la quale sperava un destino eterno, come si legge nella lettera indirizzata sempre alla von Meck: “La nostra sinfonia viaggia a tutto vapore per Mosca da Rubinštein. Sul titolo ho posto la dedica: al mio migliore amico. Che cosa attende questa sinfonia? Resterà in vita ancora a lungo, dopo che il suo autore sarà scomparso dalla faccia della terra, o cadrà subito in un abisso di oblio?”.

    Le sue speranze non furono deluse, in quanto la sinfonia, diretta da Rubinštein, fu un trionfo alla prima esecuzione avvenuta a Mosca il 10 febbraio 1878. 

    La Quarta Sinfonia costituisce la prima opera della cosiddetta Trilogia del destino, formata anche dalla Quinta e dalla Sesta, e si impone immediatamente per la forza drammatica dei suoi temi. Protagonista della Sinfonia è, infatti, il Fato, definito da Čajkovskij: “forza nefasta che impedisce al nostro slancio verso la felicità di raggiungere il suo scopo che veglia gelosamente affinché il benessere e la tranquillità non siano totali e privi di impedimenti che, come una spada di Damocle, pende sulla testa e avvelena l’anima in modo infallibile e perenne. È invincibile, non lo domini mai. Non resta che rassegnarsi e soffrire inutilmente”.

    Il primo movimento si apre con un’introduzione, Andante sostenuto, che, oltre a costituire il germe di tutta la sinfonia, come ebbe modo di chiarire lo stesso Čajkovskij, presenta il Fato attraverso un tema esposto da fagotti e da corni che ribattono un la bemolle in modo tale da rappresentare il destino nell’atto in cui fa la sua comparsa inesorabile nella vita del compositore. Il dramma sembra assumere i contorni della disperazione quando tutta l’orchestra interviene fermandosi su un perentorio quanto inquieto e interrogativo accordo di settima diminuita. Esposto dagli archi, il primo tema del successivo Moderato con anima, assume la forma di un valzer di straordinaria drammaticità e metafora della vita intesa come un’alternanza di gioie tanto illusorie quanto effimere. Proprio come un’illusione appare il secondo tema di carattere leggero che si contrappone al primo, ma è poco sviluppato da Čajkovskij il quale preferisce, proprio nella sezione dello sviluppo aperta dal tema del destino, soffermarsi sulla prima idea tematica. Molto suggestiva è la coda, Molto più mosso, nella quale è impressa una forte accelerazione drammatica grazie ai violoncelli e ai contrabbassi ai quali è affidato il compito di eseguire un basso discendente capace di sostenere un’armonia di grande tensione che gioca sull’accordo di settima diminuita di fa minore e di si bemolle minore e prepara il ritorno del tema del destino. Introdotta da quest’ultimo, una nuova violenta accelerazione, metafora del precipitare dell’uomo verso il dramma, conclude il primo movimento. Il secondo movimento, Andantino in modo di canzona, è dominato da un tema triste e malinconico esposto inizialmente dall’oboe e ripetuto, in seguito, con una diversa strumentazione. Anche a proposito di questo movimento Čajkovskij chiarì le fonti d’ispirazione nella già citata lettera alla von Meck: “Il secondo esprime un’altra fase della sofferenza: il sentimento di malinconia che si presenta la sera, quando siedi solo, stanco del lavoro, e prendi un libro, ma ti cade dalle mani. I ricordi si affastellano. È triste che tante cose siano state e siano passate; è piacevole ricordare la giovinezza. Ti duole che il tempo sia trascorso e non desideri ricominciare una nuova vita. La vita ti ha stancato”.

    Il terzo movimento, Scherzo, giocato tutto su un vivacissimo pizzicato d’archi, secondo quanto scrisse sempre Čajkovskij, “non esprime sentimenti definiti. Sono arabeschi capricciosi, visioni sfuggenti che attraversano l’immaginazione, come quando hai bevuto un po’ di vino e senti l’effetto della prima fase dell’ubriachezza. Lo spirito non è allegro, ma neanche triste. Non pensi a niente: dai spazio all’immaginazione, che si mette a disegnare strani ghirigori… Tra questi, improvvisamente, ti ricordi un’immagine di contadini che gozzovigliano e una canzonetta di strada… Poi, in lontananza, una parata militare che passa”.

    La canzonetta di strada e la parata militare che passa costituiscono la base del Trio che si distingue per l’orchestrazione quasi interamente affidata ai legni.

    Il quarto movimento, Allegro con fuoco, dal punto di vista formale, si basa sul principio del tema e variazioni, in quanto un tema popolare è seguito da due variazioni la seconda delle quali è bruscamente interrotta dalla ripresa del tema del destino, contro il quale il compositore cerca di reagire affermando in modo prepotente che è possibile vivere, nonostante tutte le avversità, cercando e scoprendo la gioia nelle altre persone. Lo stesso Čajkovskij affermò: “Il quarto movimento. Se non trovi in te stesso motivi di gioia, guarda le altre persone. Cammina tra la gente. Guarda come questa riesce a rallegrarsi, abbandonandosi completamente alle sensazioni di gioia. Quadro di una celebrazione popolare in un giorno di festa. Non appena sei arrivato a dimenticarti di te stesso e ti sei entusiasmato per lo spettacolo altrui, ecco che il destino instancabile torna di nuovo a ricordarti che esiste. Ma gli altri non hanno niente a che fare con te […]. Oh come sono allegri! Come sono fortunati a possedere soltanto sentimenti semplici e diretti! […] Rallegrati dell’allegria altrui. Malgrado tutto, si può vivere.”

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 42'