68ma SETTIMANA DI MUSICA SACRA DI MONREALE - LA VITA DI CRISTO

Hector Berlioz L'Enfance du Christ

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    02 Ottobre 2026

    Ore

    21,00

    Durata

    95min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

Direttore Gianluca Marcianò

Un récitant James Gilchrist tenore

Sainte Marie  Stéphanie d’Oustrac mezzoprano

Saint Joseph Jean-Sébastien Bou baritono

Hérode Thomas Dolié baritono

Un père de famille, Polydorus Edwin Crossley-Mercer basso

Maestro del coro  Salvatore Punturo                                                     

Coro del Teatro Massimo di Palermo

Orchestra Sinfonica Siciliana

In collaborazione con la Fondazione Teatro Massimo di Palermo

 

Ingresso libero fino a esaurimento di posti

  • Programma

  • Hector Berlioz
    La Côte-Saint-André, 1803 - Parigi, 1869

    L'Enfance du Christ (L'infanzia di Cristo), trilogia sacra per soli, coro e orchestra op. 25

    Parte prima. Il sogno d’Erode. Moderato un poco lento

    Scena prima (Una strada a Gerusalemme): Marcia notturna (Moderato); Recitativo

    Scena seconda (Interno del palazzo d’Erode): Aria d’Erode (Allegro non troppo, Andante misterioso)

    Scena terza: Allegro

    Scena quarta: Andantino maestoso, Allegretto, Allegro agitato

    Scena quinta (La stalla di Betlemme): duo (Andante)

    Scena sesta: Lento, Allegretto

    Parte seconda. La fuga in Egitto (Moderato un poco lento)

    L’addio dei pastori alla Sacra Famiglia (Allegretto)

    Il riposo della Sacra Famiglia (Allegretto grazioso)

    Parte terza. L’arrivo a Sais. Allegro ma non troppo

    Scena (L’interno della città di Sais): Duo (Moderato)

    Scena seconda (La casa del padre di famiglia): Un po’; Trio per due flauti e arpa (Allegro moderato); Andantino; Lento, Andantino mistico.

        

    Com’era accaduto per Roméo et Juliette, definita da Berlioz una sinfonia, lo stesso si può dire per L’enfance du Christ chiamata dal suo autore una trilogia sacra che, pur somigliante a un oratorio, ha una sua forma originale, presentandosi come una mescolanza di generi diversi. Particolare fu la gestazione di quest’opera costruita attorno a un lavoro di piccole dimensioni nato per caso. Un giorno, dopo aver pranzato a casa dell’amico Pierre Duc, nell’attesa che si distribuissero le carte per una partita di whist, Berlioz scrisse su un album di autografi un piccolo coro su alcuni versi molto modesti, ma con una melodia di un certo fascino pur nella sua semplicità. In quel periodo il compositore aveva fondato una società di concerti durante i quali erano eseguite le sue opere. Volendo presentare un lavoro nuovo e non avendo niente di pronto, decise di riprendere quel piccolo coro scritto sull’album dell’amico e vi aggiunse un preludio e un’aria del tenore dello stesso stile quasi ingenuo dello schizzo originario firmandolo con lo pseudonimo Pierre Ducré. Quando la cantata fu eseguita con il titolo La Fuite en Égypte, il pubblico pensò che l’autore fosse un musicista del XVII secolo la cui musica era stata ritrovata durante i lavori di restauro della Sainte-Chapelle. Nacque così la prima parte della trilogia pubblicata nel 1852 e mandata a Liszt con il titolo La fuite en Égypte op. 25, Fragments d’un Mystère en style ancien pour Ténor solo, chœur et un petit orchestre attribué à Pierre Ducré, maître de chapelle imaginaire, et composé par Hector Berlioz. Lostesso Berlioz, in seguito, chiarì il mistero del nome e la cantata, eseguita a Lipsia il 10 dicembre 1853 sotto la direzione dell’autore, riscosse un discreto successo. Il favore del pubblico londinese verso questo lavoro spinse Berlioz ad ampliare il lavoro, componendo L’arrivée à Saïs con l’aggiunta di arpa, fagotti e timpani alla piccola orchestra e, infine, Le songe d’Hérode che pose all’inizio con un ulteriore ampliamento dell’organico orchestrale. Il 10 dicembre 1854 nella sala Herz di Parigi fu rappresentata, con grande successo, la trilogia definitiva con il titolo  L’enfance du Christ il cui testo letterario fu scritto dallo stesso Berlioz il quale rielaborò le sacre scritture in modo fantasioso e originale.  

    Dedicata alle nipoti Joséphine e Nanci Suat, la prima parte, Le songe d’Hérode (Il sogno di Erode) si compone di 6 scene introdotte dal recitativo del Narratore che espone l’argomento in modo solenne. Nella prima scena i protagonisti sono Maria, Giuseppe, Erode, Polidoro, il Centurione e il Narratore, che funge da Historicus dell’oratorio tradizionale. Qui la musica prelude all’angoscioso sogno di Erode con una marcia notturna che si svolge in una strada deserta di Gerusalemme, dove passa una ronda di soldati romani comandata da Polidoro. Teatro della seconda scena, cupa ed enigmatica, è il palazzo di Erode, dove il tiranno intona un’aria di gusto arcaizzante soprattutto nella struttura armonica. La stessa atmosfera contraddistingue la scena successiva e in particolar modo l’enigmatico recitativo di Erode e Polidoro, caratterizzato da un’armonia indeterminata. Non meno ombroso è il Chœur de devins (Coro degli indovini) che dialoga con Erode e alla fine pronuncia la profezia della prossima nascita del Bambino che rende inquieto il tiranno. La sua agitazione è espressa perfettamente nell’Allegro agitato, mentre alla decisione di Erode di ordinare la strage degli innocenti, il coro interviene dividendosi in quattro parti e dando vita ad una scena drammatica alla cui potenza contribuisce il timbro scuro dei tromboni. Nella quinta scena la scena si sposta nell’Étable de Béthléem (Stalla di Betlemme) dove troviamo Maria, il cui ritratto è disegnato da una semplice e dolcissima melodia affidata ai legni. Questo clima delicato e sognante non è interrotto nemmeno dall’intervento di Giuseppe che instaura un dialogo con la sua sposa. Protagonista della sesta e ultima scena di questa prima parte è, infine, un coro degli angeli accompagnato dall’organo, da un mélodium, strumento inventato da Alexandre e presentato all’Esposizione Universale di Parigi nel 1855, da una fisarmonica e dai violini con sordino.

    Dedicata a John Ella, direttore dell’Unione Musicale di Londra, la seconda parte, La Fuite en Égypte (La fuga in Egitto) fu la prima a essere composta e presenta un’orchestrazione molto più sobria. Si apre con un’ouverture di gusto arcaizzante costruita su un semplice fugato e dall’atmosfera natalizia nei disegni per Terze parallele dei legni e del corno inglese. Il brano successivo, L'Adieu des bergers à la Sainte Famille (L'addio dei pastori alla Sacra Famiglia), vede protagonista il coro che, nella sua scrittura semplice e dolce, evoca l’influenza delle melodie popolari ascoltate da Berlioz durante l’infanzia. Più articolato è invece l’ultimo brano di questa seconda parte, Le repos de la Sainte Famille (Il riposo della Sacra Famiglia). Qui il Narratore interviene dopo 65 battute dell’orchestra, la cui parte è caratterizzata da una melodia dolcissima. Il brano si conclude con un delicato coro di angeli che intonano un breve Alleluja.

    Dedicata all’Accademia di canto e alla Società dei cantori di Lipsia, la terza parte, L’arrivée a Saïs (L’arrivo a Sais) si apre con un’introduzione affidata al Narratore il quale racconta gli avvenimenti intonando una melodia di carattere modale che diventa sempre più agitata prima di placarsi nel recitativo che conduce alla prima vera scena, L’interieur de la ville de Saïs (All’interno della città di Sais). Maria e Giuseppe sono impegnati nella ricerca di un rifugio e danno vita a un duetto nel quale emergono degli ansiosi disegni di semicrome e gli interventi dei timpani che rappresentano efficacemente il bussare di Giuseppe alle porte delle case alla ricerca di ospitalità. È tutto inutile. Un coro di sei bassi respinge, infatti, Giuseppe in modo secco con una scrittura che ricorda il coro delle Furie che si scagliano contro Orfeo nella celebre opera di Gluck. Finalmente un padre di famiglia apre la porta della sua casa e nella scena seconda, L’intérieur de la maison des Ismaélites, dà le disposizioni per accogliere gli ospiti. L’atmosfera si rasserena e la narrazione si concede una pausa con la musica che, invece, assume la parte principale nel famoso Trio per due flauti e arpa dalla struttura tripartita nel quale non mancano gli episodi virtuosistici per i due strumenti a fiato. La musica può ricostruire l’unità della famiglia con le voci che sembrano fondersi in una perfetta comunione grazie a melodie semplici, ma penetranti. L’oratorio si conclude con un coro che può essere considerato un vero e proprio omaggio al Bambin Gesù.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 95'