AMORE, PASSIONE E DESTINO

HENRIK NÁNÁSI direttore

ALESSANDRO CIRRITO clarinetto

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    12 Marzo 2027

    Ore

    20,30

    Durata

    -

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 (200° anniversario della morte)

    Adagio molto, Allegro con brio

    Larghetto

    Scherzo (Allegro)

    Allegro molto 

     

    Composta tra il 1800 e il 1802, la Seconda sinfonia riflette due stati d’animo fortemente contrastanti, in cui l’energia vitale e la gioia della creazione artistica coesistono con il dramma personale che in quegli stessi anni travagliava la vita di Beethoven. I primi abbozzi risalgono infatti al 1800, anno in cui il compositore conobbe la contessa Giulietta Guicciardi, una bellissima sedicenne della quale s’innamorò perdutamente. Beethoven visse l’amore per la fanciulla, sua allieva di pianoforte, come un breve sogno di cui è rimasta una splendida e immortale traccia nella Sonata “Al chiaro di luna”, ma che s’infranse definitivamente quando la donna sposò il conte Gallenberg. Nello stesso periodo cominciò a profilarsi il dramma della sordità, i cui primi sintomi si erano già manifestati intorno al 1798 e che nel 1801 costrinse Beethoven a ridurre drasticamente le sue apparizioni pubbliche come pianista. Dello stato d’animo di profonda frustrazione in cui versava il musicista è eloquente testimonianza una lettera all’amico Franz Gerhard Wegeler del 29 giugno 1801, nella quale si legge: “Un demone invidioso, la mia cattiva salute, mi ha messo un bastone fra le ruote; e questo significa, in sostanza, che il mio udito da tre anni a questa parte è diventato sempre più debole. Sembra che la causa prima di questo malanno sia nelle condizioni del mio addome, che, tu lo sai, era già malridotto prima che partissi da Bonn […]. Frank [il direttore dell’ospedale di Vienna] ha cercato di ridar tono al mio organismo con medicine ricostituenti e al mio udito con olio di mandorle, ma quanto bene mi ha fatto! La cura non è servita a nulla […]. Devo confessare che la mia vita trascorre miseramente. Da quasi due anni ho smesso di prender parte a ogni vita sociale, proprio perché mi è impossibile dire alla gente: sono sordo”. 

    Quando sul finire del 1801, dopo l’illusione di un piccolo miglioramento, la sordità si aggravò ulteriormente, i medici consigliarono al musicista di trascorrere un periodo di villeggiatura a Heiligenstadt, un sobborgo campestre vicino a Vienna ritenuto particolarmente salubre. Anche questo tentativo si rivelò inutile e il compositore, in preda a una profonda disperazione, meditò il suicidio, redigendo nel frattempo il toccante scritto passato alla storia come Testamento di Heiligenstadt. Proprio in questo contesto così doloroso, Beethoven portò a compimento la Seconda sinfonia, che fu eseguita a Vienna al Theater an der Wien il 5 aprile 1803 sotto la direzione dell’autore.

    Il primo movimento si apre, secondo la tradizione haydniana, con un Adagio molto introduttivo che conduce all’Allegro con brio. Qui si afferma un linguaggio già maturo che, pur guardando ancora ai modelli mozartiani (e soprattutto alle ultime sinfonie del Salisburghese), si caratterizza per l’ampiezza del materiale tematico e per una serrata struttura dialettica che sarebbe stata approfondita nei capolavori successivi. Dopo la tensione del primo movimento, il secondo tempo, un Larghetto anch’esso di ampie proporzioni, si staglia come un’oasi di amabile soavità. Il terzo movimento è uno Scherzo che corrisponde a una scelta fortemente innovativa, poiché viene utilizzato per la prima volta in una sinfonia in sostituzione del tradizionale Minuetto, ed è dotato di una straordinaria energia ritmica che si placa soltanto nei toni pastorali del Trio. Il Finale è un brillante rondò-sonata in cui un tono umoristico e graffiante si mescola a un'esuberanza che prefigura già lo stile della maturità. Si nota, infatti, un'energia scattante che sembra nascere dalle profondità dell’animo di Beethoven ed emerge con vigore fin dal registro grave dei violoncelli, per poi contagiare l’intera compagine degli archi.

    Durata: 32'

    Veronika Ágnes Fáncsik
    Budapest 1972

    Un saluto ungherese, concerto per clarinetto e orchestra (prima esecuzione assoluta)

    ....

    Pëtr Il'ič Čajkovskij
    Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893

    Francesca da Rimini, fantasia da Dante per orchestra op. 32

    Andante lugubre - Allegro vivo 

     

    Il personaggio dantesco di Francesca da Rimini aveva da sempre affascinato Čajkovskij, il quale nel 1874 aveva progettato di scrivere un’opera lirica su libretto di Konstantin Zvancev. Su questa iniziale fascinazione esercitò un influsso rilevante la figura di Franz Liszt, che già si era ispirato alla Divina Commedia nel 1849 con la pagina pianistica Après une lecture de Dante (inserita nel secondo volume degli Années de pèlerinage) e nel 1857 con la monumentale Dante-Symphonie, senza contare le suggestioni estetiche derivate dal teatro wagneriano. Sembra, tuttavia, che, dopo aver assistito alla prima assoluta dell’Anello del Nibelungo in occasione dell’inaugurazione del Festival di Bayreuth nel 1876, Čajkovskij abbia deciso di abbandonare il progetto operistico originario, spinto da un duplice e contrastante sentimento di ammirazione e repulsione nei confronti dello stile del compositore tedesco. Al fratello Modest, che in una lettera del giugno 1876 gli aveva suggerito diversi soggetti da realizzare nella forma del poema sinfonico, tra cui proprio quello di Francesca, Čajkovskij rispose l’8 agosto 1876 da Parigi, confondendo però il quarto con il quinto canto dell’Inferno: “Questa sera nella mia carrozza ho letto il Quarto Canto dell’Inferno e sono stato infiammato dal desiderio di scrivere un poema sinfonico su Francesca”.

    Čajkovskij non si dedicò immediatamente alla composizione, ma avviò la stesura solo nel mese di ottobre, portandola a termine in brevissimo tempo. Iniziata il 17 ottobre, la Fantasia era già pronta nella sua versione per pianoforte il 26 ottobre 1876, come si evince da una lettera indirizzata al fratello lo stesso giorno:

    “Ho appena finito il mio nuovo lavoro: una fantasia su Francesca da Rimini. L’ho scritta con amore e l’amore è stato rappresentato veramente bene, credo. Per quanto riguarda la tromba d’aria, ho potuto scrivere qualcosa di maggiormente simile all’illustrazione di Gustave Doré, ma che non era proprio come volevo che risultasse. In ogni caso, un giudizio corretto è fuori discussione finché il lavoro non sarà stato orchestrato ed eseguito”.

    L’orchestrazione di Francesca da Rimini fu completata il 7 novembre dello stesso anno e la fantasia venne eseguita per la prima volta a Mosca il 9 marzo 1877 sotto la direzione di Nikolaj Rubinštejn. La prima esecuzione a Pietroburgo ebbe invece luogo l’anno successivo, il 23 marzo 1878, sotto la direzione di Eduard Nápravník.

    La fantasia segue un programma di cui esistono due redazioni: una più breve in epigrafe riportata nell’edizione a stampa, alla quale segue la traduzione in russo del celebre passo dantesco a partire dal verso «Nessun maggior dolore», e un’altra più lunga inserita da Čajkovskij nel manoscritto originale. Quest’ultima, ricca di dettagli narrativi, recita: “Dante, in compagnia dell’ombra di Virgilio, scende nel secondo cerchio dell’abisso infernale. L’aria è piena di gemiti, lamenti e grida disperate. Nell’oscurità sepolcrale si scatena e impazza una tempesta. Furiosamente soffia il vento infernale, travolgendo nel suo selvaggio turbine gli spiriti dei mortali la cui ragione, in vita, fu oscurata dalla passione amorosa. Tra le anime mutabili e gementi, l’attenzione di Dante è particolarmente attratta dalle due affascinanti ombre di Paolo e Francesca, che volano avvinghiate. Scosso dalla lancinante visione di queste due giovani anime, Dante le chiama e chiede loro di narrare il delitto per il quale è stata comminata una così terribile pena. Sciogliendosi in lacrime, l’ombra di Francesca narra la sua orribile storia. Ella amava Paolo ma, contro il suo desiderio, era stata data in moglie all’odioso fratello del suo amato, il gobbo e deforme Gianciotto, geloso tiranno di Rimini. I vincoli di un matrimonio forzato non avevano estirpato dal cuore di Francesca la tenera passione per Paolo. Un giorno stavano leggendo insieme il romanzo di Lancillotto. «Eravamo soli», narra Francesca, «e stavamo leggendo senza timori. Più di una volta diventammo pallidi e i nostri sguardi confusi si incontrarono. Un attimo solo ci distrusse entrambi. Quando, finalmente, il fortunato Lancillotto ottenne il primo bacio d’amore, lui, dal quale nulla adesso mi separerà, baciò la mia bocca tremante, e il libro che ci aveva rivelato per la prima volta il segreto dell’amore ci cadde di mano». In quel momento il marito di Francesca entrò inaspettato e uccise lei e Paolo a colpi di pugnale. E, dopo aver detto ciò, Francesca viene di nuovo trascinata via dal vento furioso e selvaggio, per sempre unita al suo Paolo”. 

    La Fantasia si apre evocando la desolata ambientazione infernale con un Andante lugubre, caratterizzato da una spiccata incertezza tonale, fluidi passaggi tra zone armoniche distanti e repentine sovrapposizioni ritmiche. La bufera infernale nell’Allegro vivo viene rappresentata in modo icastico attraverso un travolgente vortice sonoro costellato di folate cromatiche, il cui culmine dinamico ed espressivo è preparato dal rullo drammatico della grancassa. Una progressiva riduzione delle sonorità orchestrali, in cui emergono palesi influenze wagneriane soprattutto nell’uso dei registri gravi degli ottoni, evoca la momentanea stasi della tempesta. I due sfortunati amanti possono, quindi, raccontare la loro triste storia nell’Andante cantabile, una pagina di straordinaria intensità lirica e di evidente ascendenza operistica. A questo episodio, caratterizzato da un tema ampio e doloroso che evoca l’affetto e la nostalgia della felicità perduta, segue la ripresa della bufera. La partitura si conclude così con una scrittura orchestrale di inusuale e tragica violenza sonora.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 24'