DUE MONDI, UNA MUSICA
ALONDRA DE LA PARRA direttrice
THOMAS ENHCO pianoforte
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Programma
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Dmitrij Dmtrevič Šostakovič
San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975Ouverture Festiva op. 96
Allegretto, presto
Composta originariamente nel 1947 per celebrare il trentesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, l’Ouverture festiva venne eseguita, in realtà, solo sette anni dopo: il 6 novembre 1954 al Teatro Bol'šoj di Mosca, sotto la direzione di Aleksandr Melik-Pašaev, in occasione del trentasettesimo anniversario. Il direttore del teatro moscovita, Vasilij Nebol'sin, non avendo un pezzo con cui aprire l'importante concerto che si sarebbe tenuto pochi giorni dopo, si rivolse a Šostakovič. Come ricordato dal musicologo Lev Nikolaevič Lebedinskij, amico e biografo del compositore russo, presente al momento in cui arrivò la commissione, il musicista scrisse il brano in pochissimo tempo: “Dmitrij Dmitrievič, con quel suo carattere strano, imprevedibile, quasi schizofrenico, pensava che io gli portassi fortuna, per quanto io sapessi di non avergliene mai portata in modo particolare. Egli disse: «Siediti qui accanto a me e scriverò l’ouverture in men che non si dica». Iniziò allora a comporre, e la velocità con la quale scrisse fu veramente stupefacente”.
In realtà, Šostakovič ritoccò semplicemente una sua vecchia composizione, mentre Nebol'sin organizzò una rete di corrieri che portassero le singole pagine dell’ouverture al teatro. Lì, ad attenderle, c’era una nutrita schiera di copisti che redassero le parti d'orchestra a tempo di record. Dopo una fanfara introduttiva degli ottoni, il Presto si articola in una struttura bitematica. Al primo tema, che richiama quello principale dell’ouverture dell’opera Ruslan e Ljudmila di Glinka, si contrappone il secondo, di carattere lirico, affidato ai violoncelli e ai corni, mentre la fanfara iniziale ritorna nella Coda conclusiva a moduli čajkovskiani.
Durata: 7'
George Gershwin
New York, 1898 - Los Angeles, 1937Concerto in fa per pianoforte e orchestra
Allegro
Adagio, Andante con moto
Allegro agitato
Nato sull’onda del grande successo ottenuto da Gershwin con la storica esecuzione della Rhapsody in Blue il 12 febbraio 1924 all’Aeolian Hall di New York, il Concerto in fa per pianoforte e orchestra è una delle sue opere più famose ed eseguite dalle principali orchestre di tutto il mondo. Questo lavoro ha contribuito notevolmente alla fama di "sinfonista del jazz" meritata dal compositore americano. Tra i musicisti favorevolmente impressionati dalla Rhapsody in Blue c’era anche il direttore d’orchestra di origine tedesca Walter Damrosch, che in quel periodo era alla guida della New York Symphony Orchestra. Fu proprio lui a contattare il compositore americano per un nuovo capolavoro sinfonico da eseguire nella prestigiosa Carnegie Hall, massimo tempio musicale della città. Per questa nuova commissione Gershwin, dopo aver firmato un contratto che prevedeva la sua apparizione nelle vesti di solista per ben sette volte, decise di impegnarsi nella composizione di un concerto per strumento solista e orchestra: un pezzo di musica assoluta tipico della tradizione colta occidentale, privo di legami con un programma extramusicale. Con la composizione di un lavoro di musica assoluta Gershwin, che non amava particolarmente i vincoli formali, mostrò non solo di accettare un’autentica sfida, ma volle anche confermare le sue qualità di compositore “serio”, già dimostrate con la Rhapsody in Blue, come egli stesso ebbe modo di ricordare qualche anno dopo: “Molta gente pensava che la Rhapsody rappresentasse solo un episodio fortunato. Bene, io decisi di far vedere loro di quanto fossi capace. Raccolsi tutte le mie forze per creare un pezzo di musica assoluta. La Rhapsody, come il titolo implicava, era un’impressione basata sul Blues. Il Concerto avrebbe dovuto essere esente da relazioni con un programma. È esattamente in questa prospettiva che lo scrissi. Ho imparato molte cose da quell’experience, particolarmente per ciò che concerne il lavoro di combinazione strumentale”.
La composizione del concerto non fu, tuttavia, particolarmente rapida. Dopo la firma del contratto Gershwin fu costretto a partire per Londra per seguire da vicino la produzione del suo ultimo musical, Tell Me More, che riscosse un enorme successo. Nella capitale inglese incominciò a stendere i primi abbozzi di questo lavoro, che chiamava New York Concerto e al quale lavorò in modo più assiduo al suo rientro negli Stati Uniti, all’inizio del mese di giugno del 1925. Non avendo trovato nel suo appartamento di Manhattan la pace necessaria per concentrarsi, chiese aiuto al suo amico Ernest Hutcheson, pianista australiano che all’epoca teneva dei corsi di perfezionamento al Chautauqua Institute, nello stato di New York. Hutcheson ospitò Gershwin ingiungendo ai suoi studenti di non disturbare il compositore prima delle quattro del pomeriggio. Allo scoccare della fatidica ora, però, una folla di giovani si riversava nel suo studio per sentirlo cantare e suonare le sue canzoni. In quella cittadina riuscì a completare nella versione pianistica i tre movimenti del concerto, di cui curò l’orchestrazione quando rientrò a New York dove, sempre alla disperata ricerca di serenità, decise di stabilirsi in un appartamento del Whitehall Hotel. Il Concerto, la cui travagliata stesura fu ultimata il 10 novembre 1925, fu eseguito il 3 dicembre dello stesso anno sotto la direzione di Damrosch e con Gershwin in qualità di solista, ottenendo un notevole successo di pubblico, al quale non corrispose, per la verità, quello della critica, che non fu unanime nella lode. Se infatti Samuel Chotzinoff, l’autorevole critico del New York World, si mostrò entusiasta di questa partitura affermando: “Gershwin è il solo che ci esprime autenticamente. Rappresenta il presente, con tutta la sua audacia”,
molto più tiepido fu il giudizio di Djagilev, il celebre impresario dei Ballets Russes, che stroncò il Concerto in modo lapidario rilevando che in esso c’era “del buon jazz, ma del cattivo Liszt”.
Il primo movimento, Allegro, si apre con un’introduzione di carattere percussivo che lascia il posto a un cantabile tema affidato al pianoforte al quale si contrappone il secondo, in forma di valzer, mentre molto suggestivo si rivela il grandioso finale nel quale ritorna il primo tema. Un affascinante tema di blues caratterizza invece il secondo movimento, Adagio, Andante con moto, che si apre con un’elegante melodia affidata alla tromba accompagnata da un trio di clarinetti. Il terzo movimento, Allegro agitato, si sviluppa infine formalmente come un rondò dal carattere martellante nel quale si possono chiaramente individuare diversi e dinamici riferimenti al ritmo del ragtime.
Durata: 32'
Dmitrij Dmtrevič Šostakovič
San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975Sinfonia n. 5 in re minore op. 47
Moderato
Allegretto
Largo
Allegro non troppo
Composta nel brevissimo arco di tre mesi, tra il 18 aprile e il 20 luglio 1937, la Quinta sinfonia è la testimonianza della straordinaria capacità artistica di Šostakovič, che continuò a scrivere nonostante stesse vivendo un periodo estremamente difficile a livello personale e nei suoi rapporti con il regime sovietico. L’articolo Caos anziché musica, uscito sulla «Pravda» il 28 gennaio 1936, nel quale la sua opera Lady Macbeth del Distretto di Mcensk, che stava trionfando nei maggiori teatri del mondo, veniva accusata di "formalismo borghese", suonò come un severo avvertimento da parte del regime. Al compositore si rimproveravano le spinte avanguardistiche della sua musica. L'articolo, rimasto anonimo e per molto tempo attribuito ad Andrej Ždanov, arbitro indiscusso della vita culturale sovietica, fu molto probabilmente scritto da David Zaslavskij, il giornalista che nel 1958 avrebbe denunciato lo scrittore Boris Pasternak. In uno dei passi più significativi si legge:
“Chi ascolta l’opera rimane sbalordito fin dal primo istante da un torrente di suoni volutamente caotici e privi di armonia. Frammenti di melodia, embrioni di frasi musicali vengono sommersi, si sprigionano e scompaiono di nuovo tra fracasso, stridore e ululati. È difficile seguire questo tipo di musica ed è impossibile ricordarla. […] Tutto ciò non è dovuto a mancanza di talento del compositore, né a una sua incapacità di esprimere in musica sentimenti semplici e intensi. Questa musica è fatta appositamente “alla rovescia”, in modo da non ricordare affatto la classica musica d’opera”.
Questa stroncatura, tanto sorprendente quanto inattesa, unita alla crudeltà delle purghe staliniane, che, dopo aver fatto fucilare un caro amico del compositore, il maresciallo Tuchačevskij, videro la barbara uccisione delle quattro sorelle e della figlia del militare, indusse Šostakovič a un atteggiamento di maggiore prudenza. Il musicista non solo ritirò la Quarta sinfonia, la quale, pur essendo stata completata nel 1936, sarebbe stata eseguita ben venticinque anni più tardi, nel 1961, ma scrisse anche una risposta in musica alle critiche mossegli dal regime. Questa risposta è costituita proprio dalla Quinta sinfonia, eseguita per la prima volta il 21 ottobre 1937 a Leningrado sotto la direzione di Evgenij Mravinskij. Il successo fu enorme e si concretizzò in un’ovazione durata addirittura un’ora, secondo la testimonianza del celebre violoncellista Mstislav Rostropovič.
La Quinta sinfonia, il cui sottotitolo recita “Risposta pratica di un compositore a una giusta critica”, dove l’aggettivo «giusta» suona quanto mai forzato e ironico, rispetto alla Quarta è stata giudicata in Occidente quasi come un’abiura delle sperimentazioni avanguardistiche presenti nel monumentale lavoro precedente. Fu lo stesso Šostakovič, tuttavia, a spiegare il significato di questa sua creatura in un’intervista rilasciata alla «Literaturnaja gazeta» in concomitanza con la trionfale prima esecuzione moscovita della sinfonia, avvenuta il 29 gennaio 1938:
“Il mio nuovo lavoro può essere definito una sinfonia lirico-eroica. La sua idea principale esprime le esperienze emotive e l’ottimismo vittorioso dell’uomo su tutto il resto. Ho voluto mostrare come, superando una serie di conflitti tragici che scaturiscono dalla lotta intensa che si scatena nell’animo del singolo, l’ottimismo nasca come una visione del mondo. Durante la discussione della mia sinfonia alla sezione leningradese della Lega dei Compositori Sovietici, alcuni compagni l’hanno definita un lavoro autobiografico. Penso che, fino a un certo punto, ciò sia corretto. Secondo la mia opinione, ogni opera d’arte contiene tratti autobiografici. L’humanitas dell’autore deve essere presente in ogni opera d’arte. L’opera da cui il creatore sia assente è povera e monotona. Ma una sinfonia, sebbene caratteristica della mia personalità artistica, non deve necessariamente riflettere episodi della mia vita”.
Nel primo movimento, Moderato, di questa "risposta pratica", Šostakovič riprende la forma-sonata classica, evitando la proliferazione tematica della Quarta e ritornando a un’orchestrazione più lineare. Il primo tema, che evoca il soggetto della Grande Fuga op. 133 di Beethoven, si presenta in forma di canone con ampi intervalli di sapore arcaico, mentre il secondo esaurisce il totale cromatico. Suggestiva e complessa è la conclusione, alla quale partecipano le particolari sonorità timbriche dell'ottavino e della celesta. Il secondo movimento, Allegretto, è uno scherzo in cui è evidente l’influenza di Mahler, mentre il terzo, Largo, si distingue per una scrittura elegiaca di grande intensità espressiva, mentre nel quarto, Allegro non troppo, Šostakovič ritorna a moduli čajkovskiani. Sugli ultimi due movimenti lo stesso compositore si espresse così in un’intervista rilasciata al quotidiano «Večernaja Moskva» l’11 dicembre 1940: “Il terzo movimento mi sembra riuscito. Penso di avere costruito un tempo che evolve in modo progressivo dall’inizio alla fine. Mi è stato detto che lo stile del quarto movimento è in un certo qual modo differente dagli altri tre. Mi sento di smentire poiché, in conformità con l’idea principale dell’intero lavoro, il finale risponde a tutte le domande formulate nei movimenti precedenti […]. Il finale della sinfonia dà una risposta ottimistica ai momenti intensamente tragici dei movimenti precedenti”.
Riccardo Viagrande
Durata: 45'