IL RESPIRO DEL VENTO

PIETARI INKINEN direttore

EMMANUEL PAHUD flauto

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    13 Febbraio 2027

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Sergej Sergeevič Prokof'ev
    Soncovka 1891 - Mosca 1953

    Sonata in re maggiore op.94 bis (arrangiamento per flauto e orchestra di Stefan Koncz)

    Moderato

    Scherzo: Presto - Poco più mosso del - Tempo I

    Andante

    Allegro con brio - Poco meno mosso - Tempo I - Poco meno mosso - Allegro con brio

     

    Piuttosto complessa è la genesi della Sonata in re maggiore op.94 bis di Prokof’ev. Oggi nota soprattutto nella sua veste per violino e pianoforte, la Sonata fu inizialmente composta nel 1943 per flauto, come ricordato in seguito dal pianista Sviatoslav Richter. Nelle sue memorie, Richter raccontò che, dopo la Settima Sonataper pianoforte, Prokof’ev scrisse questo lavoro per flauto per poi trascriverlo per violino poiché, all’epoca, nessun flautista si interessava alla sua esecuzione. Sebbene oggi sia considerata dai violinisti come la sua Seconda Sonata e venga eseguita regolarmente, Richter la riteneva incomparabilmente migliore nella sua versione originale. La prima esecuzione non si svolse in pubblico, ma durante un’audizione privata del Comitato per l’attribuzione dei premi alla Sala Beethoven del Bol’šoj. In quell’occasione Richter la suonò insieme al flautista Charkovskij, ma il brano non fu ritenuto degno di un premio, anche se nelle successive esecuzioni riscosse sempre un grande successo. Lo stesso Prokof’ev confermò le circostanze che lo indussero a creare la variante violinistica, spiegando che l’interesse mostrato dai violinisti lo spinse a collaborare con David Ojstrach, uno dei massimi virtuosi sovietici. Il compositore descrisse il lavoro di trascrizione come non particolarmente difficile, poiché la linea del flauto si adattava con naturalezza alla tecnica del violino e le modifiche furono minime, limitate soprattutto alle arcate e al tratteggio, lasciando la parte del pianoforte del tutto inalterata. Sarebbe stato poi lo stesso Ojstrach a battezzare ufficialmente la versione per violino insieme al pianista Lev Oborin, il 17 giugno 1944 a Mosca.

    Nella presente occasione da concerto, la Sonata viene invece eseguita nella veste per flauto e orchestra orchestrata da Stefan Koncz, compositore e violoncellista dei Berliner Philharmoniker, che esalta la scrittura originaria per flauto. Il primo movimento, Moderato, si segnala per l’eleganza e il lirismo che contraddistinguono la melodia principale in un solare re maggiore, capace di contrastare idealmente il clima pesante della guerra in corso. Di carattere prettamente virtuosistico è il secondo movimento, uno Scherzo (Presto - Poco più mosso - Tempo I) dai toni grotteschi e graffianti, appena temperati dalla sezione centrale del Trio. Un intenso lirismo torna a farsi spazio nell’espressivo terzo movimento, un Andante meditativo, mentre l’ultimo movimento, Allegro con brio si configura come un Rondò trascinante, interamente animato da vitalismo ritmico e graffiante ironia.

    Durata: 26'

    Erich Wolfgang Korngold
    Brno 1897 - Toluca Lake, Los Angeles 1957

    Sinfonia in fa diesis op. 40

    Moderato, ma energico 

    Scherzo: Allegro molto – Trio 

    Adagio 

    Finale: Allegro

     

    La Sinfonia in fa diesis op. 40 di Erich Wolfgang Korngold, unico lavoro del compositore in questo genere musicale, rappresenta un monumentale e struggente testamento spirituale. L’opera, dedicata alla memoria del presidente americano Franklin Delano Roosevelt, si configura come un sentito omaggio per l’ospitalità che gli Stati Uniti offrirono all’autore a partire dal 1934, anno in cui Korngold si recò a Hollywood su invito del regista Max Reinhardt, e in modo definitivo dal 1938, quando l’Anschluss costrinse lui e la sua famiglia, di origine ebraica, all’esilio per sfuggire alle persecuzioni naziste. Sebbene la partitura sia stata completata tra il 1951 e il 1952, la sua genesi fu estremamente lunga e complessa. I primi abbozzi e il suggestivo primo tema risalgono, infatti, rispettivamente al 1947 e addirittura al 1919. Al termine della seconda guerra mondiale, Korngold scelse di fare ritorno in Austria con il profondo desiderio di riaffermarsi negli ambienti musicali viennesi che lo avevano acclamato come un enfant prodige. Il compositore intendeva proporre il proprio stile tardo-romantico e solidamente tonale, ponendosi in aperta e orgogliosa controtendenza rispetto all’espandersi della dodecafonia, del serialismo e dell’atonalità che dominavano le avanguardie europee del secondo dopoguerra. Tuttavia, l’accoglienza del mondo musicale fu fredda, se non apertamente ostile, poiché la sua estetica veniva liquidata come anacronistica. La Sinfonia, giudicata dai contemporanei estremamente complessa sia da eseguire sia da interpretare a causa di una densa scrittura orchestrale, andò incontro a una serie di vicissitudini sfortunate che le impedirono di trovare presto un posto stabile nel repertorio. Il celebre direttore Bruno Walter, pur avendo apprezzato sinceramente la partitura, si trovò impossibilitato a dirigerne la prima esecuzione per diverse ragioni personali e impegni pregressi. La prima assoluta ebbe così luogo a Vienna il 17 ottobre 1954 con l’Orchestra Sinfonica di Vienna diretta Harold Byrns, ma si risolse in un vero e proprio fiasco. Le cronache dell’epoca registrarono impietosamente che la sinfonia era stata provata male ed eseguita peggio, penalizzata da un’orchestra non all’altezza delle immense difficoltà tecniche della partitura. La sfortuna continuò a perseguitare il capolavoro di Korngold anche negli anni successivi. Il famoso direttore d’orchestra Dimitri Mitropoulos, profondamente affascinato dalla partitura, nel 1959 dichiarò pubblicamente di aver cercato per tutta la vita l’opera moderna perfetta e di averla finalmente trovata in questa sinfonia, promettendo di eseguirla nella stagione successiva. Purtroppo, Mitropoulos morì improvvisamente per un infarto nel 1960 durante una sessione di prove, senza poter portare a compimento il suo progetto. Fu solo il 27 novembre 1972, ben quindici anni dopo la scomparsa dell’autore, che la Sinfonia conobbe una vera e propria rinascita grazie a un’esecuzione magistrale a Monaco di Baviera sotto la direzione di Rudolf Kempe, che ne incise anche la prima storica registrazione, avviando la riscoperta critica del Korngold sinfonico.

    Dal punto di vista formale, l’opera si articola nei quattro movimenti della tradizione classica, reinterpretati attraverso una sensibilità armonica moderna e tesa. Il primo movimento, Moderato ma energico, si apre in modo folgorante con un tema inquietante e spigoloso affidato al clarinetto, al quale si contrappone un secondo elemento di carattere decisamente più lirico. Lo sviluppo che ne segue si fa cupo e minaccioso, sfociando in una ripresa completa dell’esposizione e spegnendosi, infine, in una coda misteriosa, carica di tensione sospesa. Il secondo movimento è uno Scherzo di straordinario virtuosismo orchestrale, dominato da un ritmo travolgente che ricorda una tarantella, all’interno del quale si segnala un tema eroico esposto con vigore dai corni. Al centro si colloca il Trio, una sezione essenziale e trasparente, caratterizzata da una forte instabilità tonale generata da continue e repentine modulazioni che disorientano l’ascoltatore. Il vero cuore emotivo e concettuale dell’intera sinfonia è però il terzo movimento, un Adagio di rara intensità espressiva. Questo brano si basa su un tema generatore di sole tre note e si distingue per una splendida e raffinata orchestrazione, all’interno della quale Korngold cita espressamente motivi tratti dalle sue celebri colonne sonore cinematografiche per i film The Private Lives of Elizabeth and Essex e Anthony Adverse, quasi a voler nobilitare quella musica per il cinema che la critica europea gli rimproverava. Il clima tragico dell’Adagio viene, infine, spazzato via dall’ottimista ed esuberante Finale. Il tema principale di questo ultimo movimento è una geniale trasfigurazione del lirico secondo tema del primo movimento, una tecnica di derivazione ciclica e leitmotivica particolarmente cara all’autore. La sinfonia si conclude così in modo trionfale e liberatorio con la solenne affermazione della tonalità di fa diesis maggiore, superando definitivamente quella lacerante ambiguità tonale tra modo maggiore e minore che aveva caratterizzato tutti i movimenti precedenti.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 55'