Beethoven & Dvořák - Gudni Emilsson/Trio di Parma

Musica per voi

Palermo, Politeama Garibaldi - venerdì 29 gennaio 2021, ore 21

Gudni Emilsson, direttore

Trio di Parma (Alberto Miodini pianoforte - Ivan Rabaglia violino -  Enrico Bronzi violoncello)

Orchestra Sinfonica Siciliana

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Triplo concerto in do maggiore per pianoforte, violino, violoncello e orchestra op. 56

    Allegro

    Largo

    Rondò alla polacca

     

    Considerato fino a qualche tempo fa un lavoro minore, il Triplo Concerto di Beethoven fu composto su richiesta del giovane Arciduca Rodolfo d’Austria, suo allievo di pianoforte non tra i più dotati, che si dilettava a suonare in trio con il violinista Carl August Seidler e il violoncellista Anton Kraft. Pur essendo stato poco apprezzato dai contemporanei, come è testimoniato dal fatto che la casa editrice Breitkopf & Härtel si rifiutò per ben due volte di pubblicarlo, e dalla tardiva prima esecuzione pubblica avvenuta all’Augarten soltanto nel 1808, il Concerto, che Beethoven chiamava classicamente sinfonia concertante, si è affermato per il suo carattere gaio che si rifà più ai modelli francesi che a quelli di Haydn e Mozart esprimendo nel contempo lo stato d’animo del compositore. In effetti il Triplo Concerto fu composto tra la seconda metà del 1803, dopo che l’Eroica era stata già completata, e i primi mesi del 1804, poco prima della stesura del Fidelio, in un periodo particolarmente felice per il compositore che stava vivendo un intenso quanto importante idillio con Josephine Brunswick, che egli avrebbe voluto sposare dopo la morte del primo marito della donna, il vecchio e geloso conte Joseph Deym von Stritetz. Per un momento il dramma della sordità e quello della solitudine sembrarono superati in virtù di questo amore espresso in questo Concerto attraverso una straordinaria ricchezza tematica, che emerge nonostante un certo squilibrio nelle parti solistiche la cui scrittura è stata dettata fondamentalmente dalle capacità tecniche degli esecutori a cui era destinata la partitura. La parte del pianoforte, che doveva essere eseguita dall’Arciduca Rodolfo, è, infatti, la più semplice, mentre molto complessa è quella del violoncello destinata ad Anton Kraft, il più virtuoso dei tre esecutori.

    La ricchezza delle figurazioni ritmiche contraddistingue il primo movimento, Allegro, che si apre con una suggestiva e classica esposizione orchestrale, nella quale il primo tema, esposto inizialmente in pianissimo da violoncelli e contrabbassi,  è ripreso dai violini dopo un crescendo, tipico dei lavori concertanti della scuola di Mannheim. Gaio è anche il secondo tema esposto dai violini in una solare tonalità di sol maggiore, mentre più complessa è l’esposizione dei tre solisti con il violoncello che riprende il tema iniziale, imitato dal violino e, con una certo distacco, anche dal pianoforte. A questo primo movimento, ricco di figurazioni ritmiche e tematiche si contrappone il breve secondo movimento, Largo, strutturato su un unico tema estremamente melodioso. In questo movimento domina il violoncello che in alcuni passi raggiunge anche le zone più acute del suo registro ad ulteriore conferma del fatto che questa parte è stata scritta per un virtuoso dello strumento. Nel Finale, un Rondò alla polacca, di grande effetto per la brillantezza ritmica, Beethoven utilizzò per la seconda volta, dopo la Serenata op. 8, questa danza dalla quale in questo movimento ha tratto il ritmo ternario e alcuni abbellimenti utilizzati nel refrain.

    Durata: 35'

    Antonín Dvořák
    Nelahozeves 1841 - Praga 1904

    Sinfonia n. 7 in re minore (del tempo torbido), Op. 70, B. 141

    Allegro maestoso

    Poco adagio

    Scherzo: Vivace – Poco meno mosso

    Finale: Allegro

     

    “Il primo tema della mia nuova sinfonia mi balenò in mente all’arrivo del treno in festa che portava i nostri compatrioti da Pest”.

     

    Così lo stesso Dvořák ricordò la genesi del primo tema della Settima sinfonia, che appare ispirata dalle lotte per l’indipendenza della nazione ceca. Quel treno, infatti, portava molti compatrioti che avrebbero partecipato al Teatro Nazionale di Praga ad una serata in supporto di queste lotte politiche. Avendo ottenuto una certa notorietà internazionale ed essendo molto apprezzato a Londra dove erano state eseguite con successo la sua Sesta sinfonia (la Prima ad essere pubblicata) e lo Stabat Mater, Dvořák aveva ricevuto dalla Società Filarmonica di Londra 

    un’importante commissione per una nuova sinfonia. Inizialmente sembrò che la composizione della sinfonia, iniziata il 13 dicembre 1884, scorresse abbastanza agevolmente. Dvořák, che abbozzò il primo movimento in appena cinque giorni e il secondo dieci giorni dopo, sembrava preso da un intenso fervore creativo, come si intuisce da una lettera indirizzata ad un suo amico:

     

    “Adesso io sono impegnato nella composizione di questa sinfonia per Londra, e dovunque io mi trovi non riesco a pensare a nient’altro. Dio conceda a questa musica ceca di commuovere il mondo”.

     

    In realtà, come si evince da altre lettere dopo questo fervore iniziale, la composizione della sinfonia, che reca il sottotitolo del tempo torbido per il suo carattere austero, ma anche per le tensioni romantiche che la attraversano, procedette più lentamente e fu completata il 17 marzo 1885. Molti furono i ripensamenti che coinvolsero soprattutto il secondo movimento della sinfonia, nella quale si possono rilevare anche le influenze della Terza sinfonia di Brahms.

    Il primo movimento, Allegro Maestoso, nella classica forma-sonata con un’ampia sezione di sviluppo, vive del contrasto tra il primo tema appassionato e misterioso affidato alle viole e ai violoncelli e il secondo, in si bemolle maggiore, intriso di una malinconica cantabilità alla quale non sono estranei echi brahmsiani.  Di struttura tripartita il secondo movimento, Poco adagio, vive del contrasto tra la serena e calma tranquillità della parte iniziale e finale e i momenti di accesa passione che contraddistinguono la sezione centrale. Il terzo movimento, Scherzo, è in realtà un brillante furiant caratterizzato dalla sovrapposizione di due temi dalla struttura ritmica contrastante, 6/4 e 3/2, che persiste anche nel Trio. Di carattere eroico è il Finale la cui struttura si ricollega a quella del primo movimento quasi a stabilire una forma di simmetria. Dopo un inizio tenebroso la tensione si stempera in un tema struggente affidato ai violoncelli che mostra evidenti echi brahmsiani.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 38'