Beethoven & Schubert - Marcus Bosch/Orazio Sciortino

Musica per voi

Palermo, Politeama Garibaldi

Venerdì 5 febbraio 2021, ore 21

Marcus Bosch, direttore

Orazio Sciortino, pianoforte

Orchestra Sinfonica Siciliana

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 19

    Allegro con brio

    Adagio

    Rondò

     

    La numerazione dei due primi Concerti per pianoforte e orchestra non corrisponde all’ordine di composizione, in quanto il Concerto in do maggiore op. 15, numerato come Primo, in realtà fu cronologicamente il secondo, essendo stato scritto nel 1795 dopo quello in si bemolle maggiore, iniziato nel 1793; entrambi, inoltre, furono preceduti da un Concerto in mi bemolle maggiore, composto da Beethoven quando aveva 14 anni, che rivela più il virtuosismo del giovane pianista che il suo nascente talento di compositore. La discrasia tra la numerazione e l’ordine di composizione è dovuta probabilmente al fatto che Beethoven compose questi concerti per eseguirli personalmente come solista e, quindi, si riservava di apportare delle modifiche suggerite dall’esecuzione e dall’impatto con il pubblico. Quando decise di pubblicarli, nel 1801, si mostrò poco convinto del risultato ottenuto, come si evince da quanto egli stesso affermò:

    “Uno dei miei primi concerti [in si bemolle] e quindi non uno dei migliori delle mie composizioni deve essere pubblicato da Hofmeister, e Mollo deve pubblicare un concerto [in do maggiore] che invece fu scritto più tardi ma che non si schiera nemmeno quello tra i migliori dei miei lavori in questa forma”.

    Il Secondo concerto, eseguito per la prima volta nel 1798 a Praga con il compositore al pianoforte e sotto la direzione di Antonio Salieri, fu scritto, quindi, tra il 1794 e il 1795 e rimaneggiato nel 1798  perché Beethoven, prima di darlo alle stampe nel 1801, decise di apportare altre modifiche alla parte pianistica. Studi recenti, tuttavia, sono giunti alla conclusione che una prima versione risalga al periodo di Bonn, cioè a prima del 1790. In questa prima versione il Concerto avrebbe avuto una prima esecuzione in forma privata presso il palazzo Redountensaal con Beethoven al pianoforte e sotto la direzione di Haydn che, di rientro dal suo secondo viaggio a Londra, in quell’occasione diresse anche tre delle sue sinfonie composte nella capitale inglese.

    Questo Concerto mostra ancora alcuni legami con i modelli mozartiani nell’Allegro iniziale in forma-sonata, nell’ingresso del solista, che si presenta con un tema completamente nuovo, nel secondo tema dello stesso movimento, che vagamente ricorda quello del Concerto in re minore K 466, e nella sezione di sviluppo dove il pianoforte è trattato come uno strumento dell’orchestra. Molto interessante è la cadenza che non figura nella versione del 1801, perché fu stesa tra il 1808 e il 1809, quando Beethoven aveva già composto la maggior parte delle sue sonate; la cadenza, infatti, pur conservando il materiale tematico del concerto, mostra una maturità di scrittura che, a livello pianistico, Beethoven non aveva ancora raggiunto all’epoca della composizione del concerto. Più originale e innovativo appare, invece, il secondo movimento, Adagio, pervaso da un intenso pathos tipico dei secondi movimenti beethoveniani; particolarmente suggestivo è il passo in cui i legni eseguono il tema accompagnati da un leggerissimo pizzicato degli archi e dal pianoforte a cui sono affidati degli arpeggi. L’ultimo movimento è un Rondò, sostituito da un altro in una successiva versione per nascondere le influenze mozartiane relative al ritmo in 6/8 e alla scrittura brillante che ricorda il finale del concerto K. 482. Nella parte conclusiva del movimento i violini espongono un frammento che sarà ripreso nel secondo movimento della Pastorale.

    Durata: 28'

    Franz Schubert
    Vienna, 1797 - Vienna, 1828

    Sinfonia n. 7 in mi maggiore D 729

    Adagio ma non troppo - Allegro

    Andante

    Scherzo: Allegro deciso

    Allegro vivace

     

    Completata la composizione della Sesta sinfonia nel mese di febbraio del 1818, Schubert, già a maggio, aveva iniziato a scrivere un nuovo lavoro sinfonico in re maggiore (D. 615), del quale lasciò allo stato di abbozzo solo il primo e l’ultimo movimento. In realtà Schubert per sette anni e precisamente fino al 1825, anno della Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” conosciuta con il titolo Gmunden-Gastein, non portò a compimento alcun lavoro sinfonico, come se il suo sinfonismo fosse entrato in crisi. In quel periodo, inoltre, tra il 1821 e il 1822 Schubert aveva lavorato a due sinfonie da lui lasciate incompiute: la Settima, abbozzata nel mese di agosto del 1821, l’Ottava, l’Incompiuta 

    per antonomasia e autentico capolavoro, la cui composizione risale all’ottobre del 1822. Per la Settima, tuttavia, l’appellativo di incompiuta non è del tutto corretto, in quanto Schubert, oltre a completare in partitura l’introduzione e l’esposizione del primo movimento, corrispondenti a 110 delle 1300 battute complessive, scrisse la melodia principale di tutti e quattro i movimenti. Nella maggior parte del manoscritto, consegnato dal fratello Ferdinand a Mendelssohn e, in seguito acquistato da Sir George Grove, che lo lasciò in eredità al Royal College of Music di Londra, si possono leggere le parti dei violini primi e, in alcuni passi, quelle dei legni e di altri strumenti tra cui quelle dei bassi. Non si conoscono le ragioni per cui Schubert abbia deciso di abbandonare la composizione di questa sinfonia, della quale si contano ben tre completamenti ad opera, rispettivamente, di John Francis Barnett nel 1881, di  Paul Felix Weingartner nel 1934, in ascolto in questo concerto, e di Brian Newbould nel 1980, ma è molto probabile che il compositore sia stato interamente preso dalla composizione della sua opera Alfonso und Estrella, alla quale lavorò dal mese di settembre del 1821 al febbraio del 1822.

    Il primo movimento di questa sinfonia, la cui orchestrazione nella forma originaria che si evince dalle sezioni completate da Schubert, avrebbe dovuto prevedere un organico molto ampio, si apre con un misterioso Adagio ma non troppo introduttivo in mi minore dall’andamento di marcia che sfocia nel solare Allegro in mi maggiore di carattere leggero e spigliato già nel primo tema affidato agli archi a cui si contrappone il dolcissimo secondo tema esposto dai legni. Da questo momento in poi la partitura, in stato di abbozzo, è stata completata da Weingartner che ha riempito i vuoti lasciati da Schubert seguendo le scarne indicazioni e uniformandosi, per quanto possibile, allo stile del compositore. Di intenso lirismo è il secondo movimento, Andante, intriso di quella dolcezza malinconica che contraddistingue altre pagine schubertiane, mentre elementi popolareggianti si insinuano nel successivo Scherzo. Conclude la sinfonia un Allegro vivace di carattere brillante e spigliato.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 34'

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