Bruch & Brahms - Ryan McAdams/Gennaro Cardaropoli

Musica per voi

Gennaro Cardaropoli, biografia

Palermo, Politeama Garibaldi - Venerdì 19 marzo 2021, ore

Ryan McAdams, direttore

Gennaro Cardaropoli, violino

Orchestra Sinfonica Siciliana

  • Programma

  • Max Bruch
    Colonia 1838 - Friedenau 1920

    Concerto n. 1 in sol minore per violino e orchestra op. 26

    Vorspiel (Allegro moderato), un poco più vivo, Tempo I

    Adagio

    Finale. Allegro energetico-Presto

     

    Dei sei concerti per violino scritti da Bruch sono conosciuti ancora oggi solo tre oltre alla Fantasia scozzese; il Concerto n. 1 è uno dei più famosi del XIX sec. oltre ad essere il primo grande lavoro orchestrale pubblicato da Bruch. La sua composizione fu piuttosto travagliata, in quanto, dopo i primi abbozzi del 1857, esso fu completato nel 1866, ma fu ritirato dopo la prima esecuzione a Coblenza il 24 aprile 1866 e sottoposto a una lunga revisione per la quale Bruch si servì dei suggerimenti ricevuti da altri compositori e violinisti tra cui Joseph Joachim al quale fu dedicata la versione finale del 1868, eseguita a Colonia il 7 gennaio dello stesso anno con Joachim in qualità di solista.

    Sebbene steso nella tradizionale struttura Veloce-Lento-Veloce, il Concerto presenta i tre movimenti, tutti in forma-sonata e legati senza soluzione di continuità. Nel primo movimento, Allegro moderato, compare il sottotiolo Vorspiel (preludio) a testimonianza della vecchia intenzione di Bruch di chiamare questo lavoro Fantasia. L’ingresso del solista con una melodia che si costruisce a poco a poco, è preparato da un tranquillo rullo dei timpani e da alcune frasi dei legni. Dopo che l’orchestra acquista il pieno controllo sul motivo dei legni, il violino espone un tema appassionato su un tremolo degli archi e su minacciosi interventi dei timpani. Molto più cantabile è il secondo tema che, esposto nel registro grave del violino, sale verso zone più acute in corrispondenza di un serie di trilli. Lo sviluppo, aperto dal primo tema, si snoda in una sezione tempestosa affidata all’orchestra, mentre il solista si mantiene calmo fino a quando non si produce in una breve cadenza. Una breve ripresa conduce alla coda che prepara il secondo movimento. Il secondo movimento, Adagio, formalmente è un’aria per violino solista la cui scrittura si fa sempre più intricata fino a quando non raggiunge una forma meno chiaramente definita, ma più focosa nel secondo tema che culmina in tre pesanti sospiri prima per l’orchestra e poi per il solista. Nel terzo movimento, Allegro energetico, la musica prende le forme di una danza gioiosa in stile ungherese che può essere considerata un omaggio sia a Joachim, di nazionalità ungherese, sia al Finale del Concerto per violino di Brahms scritto seguendo i consigli di Joachim. Al tema della danza subentrano una sezione virtuosistica affidata al solista e, poi, una melodia romantica che raggiunge il climax quasi alla fine dell’esposizione. Il tema della danza ungherese ritorna nel concitato e brillante Finale.

    Durata: 25'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Serenata n. 1 in re maggiore op. 11

    Allegro molto

    Scherzo (Allegro non troppo, Trio)

    Adagio ma non troppo

    Minuetto I e II

    Scherzo

    Rondò

     

    Nel periodo fra il 1857 e il 1858 Brahms fu ospite a Lippe-Detmold in qualità di pianista, direttore di coro ed insegnante di corte; questo fu un soggiorno non certo ideale per un giovane, come scrisse Bussi:

     

    “Certo non è facile immaginarsi il ventiquattrenne libero, solitario e insofferente Johannes nei panni forse stretti, certo inconsueti del musicista di corte del principato di Lippe-Detmold […]: ideale residenza di sogno e di favola, piccola e politicamente pleonastica, ma fiorente d’arte, cultura e musica per lunga tradizione patrocinata dai membri di una famiglia dinastica appassionata e competente […]. Tuttavia il soggiorno «senza storia» nella pacifica sonnolenza della corte periferica ancora pregna di antica e intatta grazia settecentesca non fu senza benefiche conseguenze, anzitutto psicologiche, su Brahms; sul suo umore e comportamento. E il rifugiarsi nel mondo di provincia, in un ambiente tutt’affatto diverso, costituì l’essenziale premessa di un ritorno in sé, di una lucida presa di coscienza e di una riconciliazione con la vita dopo gli stranianti sovvertimenti di Düsseldorf”.

     

    Questa nuova vita più tranquilla e serena lo portò ad avvicinarsi alla musica orchestrale da lui sempre rifiutata, inducendolo, per questi suoi primi esperimenti, a ricorrere alla serenata, forma classica settecentesca che aveva acquistato grande fama con Haydn e Mozart. Nacque così la Serenata n. 1 op. 11 concepita inizialmente come ottetto per archi e strumentata in seguito per orchestra da camera. L’opera fu eseguita per la prima volta il 28 marzo 1859 in un concerto nella sala Wörmer di Amburgo con Joachim nelle vesti di violinista e direttore; la prima esecuzione fu subito un successo destinato a ripetersi nel corso degli anni riscuotendo anche giudizi favorevoli dalla critica. Il compositore Giacomo Manzoni scrisse:

     

    “La prima Serenata è un capolavoro di freschezza e la sua ricchezza in fatto di inventiva melodica non è certo da meno di quella della migliore produzione cameristica brahmsiana […] Nonostante duri tre quarti d’ora, si direbbe che essa sia trascorsa via in pochi minuti, tanto è avvincente e gradevole il flusso spontaneo delle sue mirabili melodie”.

     

    Composizione amabile e cantabile, la Serenata presenta una raffinatissima scrittura contrappuntistica di cui un esempio è il famosissimo primo movimento, Allegro molto, in forma-sonata, che si segnala per le sonorità di carattere pastorale dei corni e dei clarinetti. Una scrittura ansiosa e irrequieta presenta lo Scherzo che si placa nel sereno Trio affidato ai fiati, mentre l’Adagio è una pagina meditativa, lirica e commovente al tempo stesso, che presenta una raffinata orchestrazione con archi gravi che accompagnano clarinetti e flauti. L’influenza mozartiana è presente nei due Minuetti caratterizzati da una grazia viennese, mentre lo Scherzo  ha una scrittura robusta giudicata poco originale dalla critica. Un ritmo di danza contraddistingue il Rondò finale che presenta un tema famosissimo.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 45'

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