Mozart - Riccardo Scilipoti, direttore/pianoforte

Musica per voi

Palermo, Politeama Garibaldi - Venerdì 22 gennaio 2021, ore 21

Riccardo Scilipoti, direttore/pianoforte

Orchestra Sinfonica Siciliana

  • Programma

  • Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Le nozze di Figaro, ouverture KV 492

    Presto

     

    La prima rappresentazione di Le mariage de Figaro ou la folle journée di Beaumarchais, avvenuta il 27 aprile 1784 a Parigi alla Comédie Française, era stata salutata da un successo senza precedenti come testimoniato dalle ben 68 repliche della commedia. Ad attirare la curiosità del pubblico era stata molto probabilmente l’iniziale censura da parte di Luigi XVI che, dopo aver letto il manoscritto nel 1781, aveva decretato: cela est détestable, cela ne sera jamais joué. La proibizione del sovrano era stata determinata dal carattere rivoluzionario del testo nel quale non mancavano scene di aperta satira politica; l’astuto Beaumarchais, però, dopo una complessa battaglia condotta da abile stratega, ottenne dal re il permesso per una rappresentazione privata nel castello di Gennevilliers in presenza dei nobili il 27 settembre 1783 e, poi, per una pubblica che suscitò tanto scalpore. Se in Francia Le mariage de Figaro ebbe così la sua prima rappresentazione, diverso fu il suo destino negli altri paesi europei; nell’Austria degli Asburgo, per esempio, ne era stata proibita la rappresentazione dall’imperatore Giuseppe II che aveva intravisto nel testo elementi tali da attizzare l’odio sociale. La prima opera firmata da Mozart e Da Ponte nasceva, quindi, tra tante difficoltà come ricordato dallo stesso librettista nelle sue memorie:

     

    “io mi misi serenamente a pensar a’ drammi, che doveva fare pe’ miei due cari amici Mozzart [sic] e Martini. Quanto al primo, io concepii facilmente che la immensità del suo genio domandava un soggetto esteso, multiforme, sublime. Conversando un giorno con lui su questa materia, mi chiese se potrei facilmente ridurre a dramma la commedia di Beaumarchais, intitolata Le nozze di Figaro. Mi piacque assai la proposizione e gliela promisi. Ma v’era una difficoltà grandissima da superare. Vietato aveva pochi dì prima l’imperadore alla compagnia del teatro tedesco di rappresentare quella commedia, che scritta era, diceva egli, troppo liberamente per un costumato uditorio: or come proporgliela per un dramma? Il baron Vetzlar offriva con bella generosità di darmi un prezzo assai ragionevole per le parole, e far poi rappresentare quell’opera a Londra od in Francia, se non si poteva a Vienna; ma io rifiutai le sue offerte e proposi di scriver le parole e la musica secretamente, e d’aspettar un’opportunità favorevole da esibirla a’ direttori teatrali o all’imperadore, del che coraggiosamente osai incaricarmi. Martini fu il solo che seppe da me il bell’arcano, ed egli assai liberamente, per la stima ch’avea di Mozzart, consentì che io ritardassi a scriver per lui, finché avessi terminato il dramma di Figaro. Mi misi dunque all'impresa, e, di mano in mano ch'io scrivea le parole, ei ne faceva la musica. In sei settimane tutto era all'ordine. La buona fortuna di Mozzart volle che mancassero spartiti al teatro. Colta però l'occasione, andai, senza parlare con chi che sia, ad offrir il Figaro all'imperadore medesimo. «Come!» diss'egli. «Sapete che Mozzart, bravissimo per l'istrumentale, non ha mai scritto che un dramma vocale, e questo non era gran cosa!» «Nemmen io,» replicai sommessamente, «senza la clemenza della Maestà Vostra non avrei scritto che un dramma a Vienna.» «È vero,» replicò egli; «ma queste Nozze di Figaro io le ho proibite alla truppa tedesca.» «Sì,»soggiunsi io; «ma, avendo composto un dramma per musica e non una commedia, ho dovuto ommettere molte scene e assai più raccorciarne, ed ho ommesso e raccorciato quello che poteva offendere la delicatezza e decenza d'uno spettacolo, a cui la Maestà sovrana presiede. Quanto alla musica poi, per quanto io posso giudicare, parmi d'una bellezza maravigliosa.» «Bene: quand'è così, mi fido del vostro gusto quanto alla musica e della vostra prudenza quanto al costume. Fate dar lo spartito al copista.» Corsi subito”.

     

    Il racconto di Da Ponte non è del tutto attendibile, in quanto studi recenti hanno dimostrato come l’imperatore, desideroso di dare di sé un’immagine di sovrano illuminato, non solo non abbia ostacolato la rappresentazione, ma abbia preso parte attiva alla realizzazione dell’opera dalla quale fece, però, espungere le scene più rivoluzionarie.

    Composta dopo la stesura dell’intera partitura, l’ouverture sembra ispirata, come notato da Otto Jahn, uno dei primi biografi di Mozart, al sottotitolo della commedia francese La folle journée; è, infatti, una pagina brillante, in forma-sonata senza sviluppo, che introduce perfettamente il vortice degli eventi grazie anche alla scelta di Mozart di eliminare dalla versione definitiva un Andante inserito nell’originale prima della ripresa del primo tema dopo un improvviso arresto sull’armonia della dominante. Al primo serpeggiante tema esposto in pianissimo dagli archi e dei fagotti, i quali con il loro timbro danno ad esso un garbato e raffinato tocco di ironia, fa da pendant il secondo pomposo e altrettanto ironico tema introdotto da una cadenza imperfetta (IV-I) frequente nei lavori di Johann Christian Bach, compositore particolarmente ammirato da Mozart.

     

    Durata: 5'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Concerto n. 12 in la maggiore per pianoforte e orchestra KV 414

    Allegro

    Andante

    Allegretto

     

    “I concerti sono una via di mezzo tra il troppo difficile e il troppo facile; sono molto brillanti e piacevoli all'udito, naturalmente senza cadere nella vuotaggine. Qua e là anche i conoscitori possono ricevere una soddisfazione, ma in modo che i non conoscitori devono essere soddisfatti, senza sapere perché”.

     

    Così lo stesso Mozart in una lettera del 28 dicembre 1782 descrisse i tre piccoli concerti (n. 11 KV 413, n. 12 KV 414 e n. 13 KV 415) composti a Vienna, dove il compositore si era trasferito in seguito alla definitiva rottura con l’Arcivescovo di Salisburgo Colloredo. Eseguito per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 22 Marzo 1783, il Concerto n. 12 KV 414, contrariamente a quanto farebbe pensare la numerazione del catalogo Köchel, non è il secondo, ma il primo in ordine di composizione della suddetta serie di Concerti, come è stato ipotizzato dal musicologo tedesco naturalizzato americano, Alfred Einstein, cugino del più celebre fisico Albert. Secondo lo studioso, infatti, il Concerto, che figura al primo posto nella prima edizione dei Concerti dell’op. IV pubblicati da Artaria, sarebbe stato composto nel mese di ottobre del 1782, in quanto il 19 ottobre è stato completato il Rondò KV 386 per pianoforte e orchestra che doveva fungere da terzo movimento e che poi sarebbe stato sostituito dall’attuale Allegretto. La critica più recente ha confutato la tesi di Einstein basandosi sull’analisi dell’autografo in cui la parte conclusiva del secondo movimento e quella iniziale del Finale si trovano nello stesso foglio. È stato, inoltre, notato che a differenza del Concerto, il Rondò non può essere eseguito a quattro cioè dal classico quartetto d’archi (violini primi, secondi, viole e violoncelli, raddoppiati quest’ultimi dai contrabbassi), dal momento che i violoncelli e i contrabbassi hanno due linee melodiche diverse. Particolarmente amato da Mozart che scrisse le cadenze per tutti e tre i movimenti, il Concerto, che, come segnalato dallo stesso compositore può anche essere eseguito con un organico ridotto in cui vengono soppresse le parti dei corni e degli oboi, si distingue per il suo carattere brillante evidente già nel primo movimento, Allegro, in forma-sonata, nel quale al primo tema discorsivo si contrappone il secondo esitante e timido su un leggero pizzicato degli archi. Un omaggio a Johann Christian Bach è il secondo movimento, Andante, che si apre con la citazione dell’attacco dell’ouverture La calamità dei cuori di quest’ultimo. È un tema solenne, esposto sottovoce dagli archi che crea un clima intimo confermato anche dalla seconda idea tematica esposta dai violini primi.  L’ultimo movimento, Allegretto, è un brillante Rondò che si segnala per la straordinaria ricchezza tematica e per un clima spensierato.

    Durata: 27'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201

    Allegro moderato

    Andante

    Minuetto

    Allegro con spirito

     

    Ultimata il 6 aprile 1774, la Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201 è la terza delle grandi sinfonie composte da Mozart a Salisburgo ed è l’espressione di un periodo particolarmente felice dal punto di vista creativo. Inserito dal compositore in un volume contenente nove sinfonie da eseguire a Vienna in alcuni concerti per sottoscrizione, questo lavoro, che, secondo il musicologo Alfred Einstein, contiene lo svolgimento più ricco e drammatico che Mozart avesse scritto fino a quel momento, si distingue per un organico ristretto e una scrittura particolarmente elegante esaltata dalla raffinata ricerca contrappuntistica. Ciò appare evidente già nel primo movimento, Allegro moderato, in forma-sonata, nel quale è attuato un gioco sottile di imitazioni sia nell’esposizione che nello sviluppo. Molto eleganti sono i due temi esposti dai primi violini. Non meno elegante e raffinato è il secondo movimento, Andante, nel quale i violini con sordina danno vita ad una melodia delicata e piena di grazia. Aperto insolitamente in pianissimo, il Minuetto è una pagina vigorosa, mentre il Finale, Allegro con spirito, presenta una scrittura estremamente complessa che dimostra la maturità raggiunta dal diciottenne Mozart.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 26'

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